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Artissima 2015: sulla nuova vita del “quadro”

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Torino Artissima 2015: sulla nuova vita del “quadro”
Torino Artissima 2015: sulla nuova vita del “quadro”

Artissima è innovazione.

Questo, alla prima fiera per importanza dedicata all’arte contemporanea nonché, a quanto pare, quinta nel Mondo, non lo si può negare di certo.

Artissima ha dalla sua un gran pregio: è sempre stata, nel bene o nel male, “sul pezzo”.

Ci tiene orgogliosamente a sottolinearlo Sarah Cosulich Canarutto, saldamente al comando della nave dall’edizione 2012: essere una fiera dedicata alla sperimentazione ed alla ricerca vuol dire, in soldoni, avere la capacità di innovare e rinnovare, mantenendo un’identità specifica.

L’identità di Artissima è venuta creandosi passo dopo passo, mattone su mattone: ciascun direttore ha dato il suo apporto e le novità introdotte negli anni sono diventate elementi imprescindibili nello sviluppo della trama dello spettacolo che tutti gli anni va in scena, in questo periodo, a Torino.

Torino Artissima 2015: sulla nuova vita del “quadro”

Le varie sezioni (dalla Main Section alle New Entries, da Present Future a Back to the Future, alla recente Per4m, introdotta la scorsa edizione e dedicata alla pratica della performance) si comportano come singoli ingranaggi di un motore ben oliato e collaudato, che necessita tuttavia, annualmente, di una verifica delle prestazioni e di aggiornamenti che lo rendano ancor più performante.

Anche quest’anno una novità, in fiera, è presente e risponde al nome di Opium Den, progetto concepito e curato da Maurizio Vetrugno, che ha ripensato al ruolo della VIP Lounge trasformandola da spazio meramente funzionale in installazione artistica: la balconata che prospetta sull’Oval è stata quindi trasformata in palcoscenico, in opera d’arte composita che si abbandona ai piaceri visivi del gusto orientalista.

Torino Artissima 2015: sulla nuova vita del “quadro”
Torino Artissima 2015: sulla nuova vita del “quadro”

Torniamo però adesso all’elemento cardine attorno a cui ruota l’intera esperienza di Artissima, e che ne ha decretato l’enorme successo e apprezzamento degli ultimi anni: la capacità di innovare e rinnovare.

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E soprattutto la volontà di cogliere l’innovazione e la trasformazione.

Può piacere o meno, si può restare delusi (quante volte mi è successo) ma ciò che ci si para dinnanzi passeggiando tra i corridoi, ciò che ci riempie gli occhi curiosando tra gli stand è uno spaccato, magari parziale, magari, ma non sempre, un po’ forzato, delle ultime tendenze dell’arte contemporanea a livello globale, dalla Cina agli Stati Uniti. Insomma, si tenta di capire in che direzione soffia il vento oggi ed in quale soffierà domani.

Quest’anno il gran tour tra i corridoi dell’Oval mi ha lasciato piacevolmente sorpreso: mi sembra di vedere, tra gli emergenti giovani e meno giovani stranieri (forse in minor misura tra i nostri) la voglia di tornare ad appendere qualcosa alle pareti senza dovere a tutti i costi sforzarsi di “innovare” posizionando qualche masso qua e là o sistemando più o meno casualmente bottiglie, cuscini o caramelle sul pavimento, lasciando così le bianche pareti degli stand tristemente vuote.

Torino Artissima 2015: sulla nuova vita del “quadro”

Non chiamiamolo ritorno alla pittura: non lo è, o quantomeno non alla pittura fatta ad olio o tempera su tela.

Forse è più un ritorno a quella che si potrebbe definire in senso lato “opera da parete”. Le tecniche sono diverse e gli artisti tornano a divertirsi ed a sperimentare con i materiali, ed il risultato è anarchico ma quanto mai affascinante: pittura minimalista fatta di due pennellate di nero sul bianco più candido (Elvire Bonduelle alla Galerie Laurent Mueller), fotografie ritoccate, collages (Nino Cais alla Central Galeria di San Paolo), paesaggi onirici frammentati, pittura allegra e fresca (Devendra Banhart, musicista figlio dei fiori prestato alle arti visive, ma anche Jon Pestoni alla Eleni Koroneou Gallery e Paulo Nimer Pjota alla Mendes Wood DM). Una menzione al lavoro di Jacin Giordano alla Galerie Sultana di Parigi, che riprende Pollock e la tradizione dell’espressionismo astratto americano rinnovandolo attraverso un sapiente uso dell’acrilico.

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Va bene, la mia sarà una visione di parte, sassi per terra e vanghe appoggiate alle pareti esisteranno sempre, così come noiosi e lunghi video sul nulla, ma forse, e ribadisco forse, un cambiamento di rotta è in corso.

A questo punto, non ci resta che aspettare la prossima edizione!

 

Emanuele Bussolino

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