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Solita storia: il Toro perde il derby al 94’

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Juventus 2 Torino 1 Solita storia: il Toro perde il derby al 94’
Juventus 2 Torino 1 Solita storia: il Toro perde il derby al 94’

L’hai capito quando la palla rimbalzava al limite dell’area.

Prima ancora che finisse da Pogba ad Alex Sandro, prima ancora che il traversone basso dell’ex Porto passasse davanti a Padelli che, sazio della parata d’istinto su Marchisio di qualche istante prima, lo guardava sfilare, prima ancora che Cuadrado, marcato male da Bruno Peres, la buttasse dentro con la forza della disperazione.

Hai capito che sarebbe finita di nuovo male, perché nonostante una prova più che discreta contro una squadra che, al di là del risultato, è la cugina brutta di quella del triplete sfiorato, gli scricchiolii erano i soliti: ripartenze sbagliate da metà ripresa in poi, qualche perdita di tempo di troppo e, quando la lavagnetta del recupero ha detto quattro, poco dopo aver sgranato il rosario per una traversa bianconera, il teatrino che conosci bene, con il Toro che non sapeva più tenere palla, né spazzare.

E’ un problema. Manifestatosi tre giorni prima nella surreale gara contro il Genoa. Manifestatosi, sempre allo Stadium, lo scorso anno col famigerato gol di Pirlo. Manifestatosi diverse volte in era venturiana e allora tornano i fantasmi, che hanno la faccia del rigore di Eder a Marassi, di Florenzi, di Higuain, di Candreva, tutti pronti a rompere i sogni all’ultimo secondo.

Fantasmi che, alla fine del campionato, fanno ancora più paura, perché ti costano un mare di punti. Fantasmi che ti urlano che non è solo sfiga, non può essere sempre e solo quello, ma, come detto, è un problema, anzi è IL problema: il Toro non sa tenere il risultato nel recupero.

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Juventus 2 Torino 1 Solita storia: il Toro perde il derby al 94’
Juventus 2 Torino 1 Solita storia: il Toro perde il derby al 94’

Se da tanti punti di vista, anche in una stagione disgraziata sotto l’aspetto degli infortuni, la crescita c’è (altrimenti non si guarderebbe nelle palle degli occhi qualsiasi squadra della serie A, quando viene incrociata sul terreno di gioco), per quanto concerne il comportamento a tempo scaduto, la crescita è zero e bisogna lavorarci, perché i tre punti persi in questo ultimo scorcio di un orribile ottobre senza vittorie pesano e peseranno come macigni.

E’ un problema, perché rischia di diventare patologia e dalle patologie è dura guarire e poi si potrebbe addirittura entrare nel metafisico, visto che cambiano gli attori, ma le beffe che arrivano addosso rimangono le stesse.

La tentazione di entrare nella stramaledetta retorica, di cui non se ne può più, della sofferenza granata da nati per patire (ben diversa dalla retorica di essere nati per lottare) finisce col diventare l’inevitabile rifugio-prigione. Lo scorso anno, dopo la rete di Pirlo, passata la tremenda delusione, si era sicuri di essere “tornati” e non si vedeva l’ora di giocare il ritorno, mentre stavolta la sensazione è differente, è una bastonata che ti butta sotto il treno per l’ennesima volta e da cui sarà difficile rialzarsi, tanto che a qualcuno verrebbe quasi voglia di non passare il turno con il Cesena, per evitare di rischiare di provare sensazioni in fotocopia anche in Coppa Italia.

Non bastano il pazzesco sinistro di Bovo a pareggiare la rete di Pogba, la prova gladiatoria di Glik (vicinissimo al 2-1) o quella più oscura di Maxi Lopez, unico sempre in grado di tenere palla per far salire la squadra.

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Non basta quando ti passa davanti un film già visto e nessuno che riesca mai a ficcare un calcio a quel dannato proiettore. Non basta quando, di nuovo, ancora, sempre, infinitamente, hai i “se” e i “ma” stampati su un cuore che sanguina. Ventura, squadra: i Verdena direbbero di trovarci un modo facile per uscirne, perché altrimenti, il rischio, è di dover dare ragione a Leonard Cohen in “Everybody knows”: “Tutti sanno che i buoni hanno perduto, tutti sanno che era già tutto stabilito. Il povero resta povero, il ricco diventa più ricco. Così vanno le cose. Tutti sanno”

 

Francesco Bugnone

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