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Lo sciopero delle lancette del 1920: quando l’ora legale scatenò la rivolta

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Lo sciopero delle lancette del 1920
Lo sciopero delle lancette del 1920

Oggi il passaggio all’ora legale, l’ultima domenica del mese di Marzo, è un fatto assodato. E’ una ricorrenza quasi naturale e tutti, con più o meno entusiasmo, spostiamo le lancette dei nostri orologi un’ora in avanti, rallegrandoci per le giornate che si allungano.

Meno di secolo fa però questo passaggio ormai consolidato ha generato non pochi dissapori, dando origine a quello che ricordiamo come lo sciopero delle lancette.

Pretesto della rivolta, scoppiata a Torino nella primavera del 1920, fu appunto la decisione del governo di introdurre l’ora legale  nella metà di Marzo e, benché il fatto non fosse del tutto nuovo ma si trattasse di una misura già applicata durante la prima guerra mondiale con lo scopo di risparmiare energia, il passaggio fu visto dagli operai come un provvedimento a solo favore degli industriali: un’arma di vessazione da parte della borghesia, che li costringeva così a recarsi a lavoro col buio anche durante i mesi più caldi.

Lo sciopero delle lancette del 1920
Lo sciopero delle lancette del 1920

Le proteste non vengono accolte, così Il 22 Marzo il consiglio di fabbrica dei lavoratori della FIAT decide autonomamente di spostare indietro le lancette dell’orologio nella sede di lavoro, generando la dura reazione dell’azienda che, cercando di stroncare il focolaio sul nascere, licenzia tre operai della commissione interna. L’effetto non fu quello sperato.

Nel giro di pochi giorni il conflitto si sposta sul riconoscimento dei Consigli d’Azienda e lo sciopero raggiunge un larghissimo consenso tra i lavoratori , coinvolgendo primale altre fabbriche di Torino, poi del Piemonte, arrivando fino all’adesione dei braccianti; sostegno giunge anche da Genova e da altre città liguri.

La risposta fu ancora più dura: serrata della fabbriche e occupazione militare. Settimane di tumulti che portarono il 13 aprile alla proclamazione dello sciopero generale, che già il giorno seguente coinvolgeva tutta la regione contando 500 mila lavoratori tra operai e contadini. Non mancarono episodi drammatici: un impresario entrò in fabbrica armato uccidendo due dissidenti; cannoni e mitragliatrici vennero schierate in piazza Castello; furono movimentati 50 mila soldati.

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La paura che a tirare le fila dei rivoltosi fosse il movimento anarchico spinge la Confederazione dei lavoratori a negare l’appoggio ai manifestanti ed il partito socialista a prendere le distanze, decretando di fatto la fine delle contese e spingendo la Fiom a firmare il 24 Aprile un accordo che delegittima le commissioni interne.

 

Lo sciopero delle lancette del 1920
Lo sciopero delle lancette del 1920

Si conclude così lo sciopero delle lancette, con 9 morti tra manifestanti ed agenti e un passo indietro per i diritti dei lavoratori. La sconfitta dell’ora solare tuttavia, e soprattutto il successivo appoggio che il nascente partito fascista trovava in questo clima, non possono non portare ad una riflessione su quanto poco basti a scatenare la frustrazione di un popolo vessato (con tutti gli strascichi e le tensioni che la prima guerra mondiale si portava dietro), anche per un problema come l’ora legale che oggi probabilmente fatichiamo a capire come si possa percepire come tale.

 

Daniele De Stefano

 

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