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Toro-Milan 1-1: la partita che non sai

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Toro-Milan 1-1: la partita che non sai
Toro-Milan 1-1: la partita che non sai

Quella contro il Milan è stata una partita in cui, fin dalla vigilia, non sapevi.

Non sapevi cosa aspettarti: sulla carta, nonostante il ko di Carpi, inizio di campionato alla mano, è meglio, molto meglio il Toro. Però il Milan, con ciò che ha speso, non può perderne tre di fila ed è un “può” che non è mero divieto, ma qualcosa che sembra scritto: Berlusconi che riscende in campo a dare la carica, Mihajlovic e giocatori che fanno intendere come all’Olimpico possa essere la partita dell’agognata svolta, persino gli striscioni del settore ospiti parlano di ultima spiaggia.

E allora non sai se avere fiducia o paura, sai solo che, nel giorno in cui viene posata al Filadelfia una prima pietra che profuma di rinascita, non vedi l’ora che Gervasoni fischi l’inizio.

Ecco, Gervasoni. Nella tua testa il Milan che non può perdere potrebbe avere l’alleato in giacchetta fosforescente e la giacchetta fosforescente arbitrerà malissimo, quasi dimentico del detto che il calcio è un gioco maschio, visto che a ogni pallone recuperato dai granata arriva un fischio. Ma anche qui non sai bene, perché se dallo stadio tutto sembrava contro il Toro, a freddo, arrivato a casa, nonostante il permanere di un paio di perle quali “dimenticarsi” il secondo giallo per le simulazioni di Kucka e Bonaventura, la cattiva direzione è stata, tutto sommato, equamente distribuita.

Prima della partita non sapevi neanche come diamine si sarebbe schierato il Toro e nemmeno Ventura lo sapeva: la sosta delle nazionali restituisce sempre un pacchettino di “non al meglio” da affiancare alla lunga lista di indisponibili.

Però chi è del Toro, anche di questo Toro 2.0 sa che, stringendo i denti, “eppur bisogna andar”, anche a corso di rischiare brutte figure: Gazzi, Vives, persino Baselli, recuperato dopo la grande paura palermitana, sono abili e arruolati.

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Per più di un’ora il Toro non tira in porta. Sembra sempre che, affondando, riesca a far male a una difesa del Milan che non proviene certo da prestazioni ineccepibili, ma sbaglia sempre qualcosa: l’ultimo passaggio, il movimento, il traversone.

Toro-Milan 1-1: la partita che non sai

I rossoneri non impongono il loro gioco, ma ci mettono l’impegno serio di chi non può più sbagliare e la gara finisce per diventare uno scontro di paure, in cui non sai, non capisci se i padroni di casa abbiano un atteggiamento non particolarmente travolgente per piano tattico, poca forma (i succitati infortuni) o timore dopo il passaggio a vuoto del “Braglia”. Poi entra Bacca (e anche lì non sai come si faccia a tenere fuori uno così per il fantasma di Luiz Adriano, ma, almeno questi, sono fatti di altri e non te ne preoccupi) e il Milan la sblocca.

La sblocca sul primo errore della retroguardia di casa, con Moretti che perde l’uomo e non ti sembra vero che sia stato lui, devi rivedere la rete alla televisione per capire. E non sai, di fronte all’ennesimo svantaggio, se c’è qualcosa che non vada realmente in difesa o finire per subire un gol al primo tiro avversario di un certo spessore sia sfortuna, non lo sai e ti viene l’ansia, sembra così lontano quando l’agitazione per le offensive subite era solo di prammatica.

Dopo l’1-0 la squadra sbanda e potrebbe crollare se solo Bacca non si facesse stoppare da una fantastica uscita bassa di Padelli, che si fa perdonare le solite, inguardabili, giocate coi piedi, ma non provi il logico terrore, perché pensavi fosse fuorigioco e hai capito che la bandierina era rimasta abbassata solo quando il colombiano si è visto respingere il secondo tentativo da Glik.

Non sai come il Toro possa reagire e, invece, Ventura tira fuori dal cilindro un cambio modulo in corsa decisivo. Esce Zappacosta, che quando capirà di non dover fare il Bruno Peres a tutti costi, ma semplicemente lo Zappacosta, sfonderà, ed entra Belotti, con l’argento vivo addosso e un impatto ottimo sulla gara. Il 3-4-3 garibaldino inizia a far tremare i rossoneri e il colpo di petto del Gallo diventa assist per

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Baselli, l’immenso Baselli, quello che ha talento, ma non si vergogna di correre, quello che quando fa un colpo di tacco non lo fa per il gusto di farlo, ma perché è la cosa giusta da fare, quello che fulmina Diego Lopez sul suo palo e fa chiedere a milioni di milanisti nel mondo perché diamine non l’abbiano comprato loro quel fenomeno. Anche loro non sanno, ma, come detto sopra, hai già abbastanza problemi per conto tuo per occupartene. E ora ci credi, ci credi immensamente, mentre fino a qualche minuto prima eri riassegnato alla sconfitta.

Poi Ventura toglie Quagliarella e mette Benassi, riequilibrando la squadra con il 4-4-2 e non sai se sia giusto o no, perché quel Toro a trazione anteriore sembrava poter vincere il derby delle corna col Diavolo, ma anche così non si scherza con la progressione in contropiede di Acquah che libera al tiro Maxi Lopez che, purtroppo, non trova la rete dell’ex.

Fotoagenzia Bruno Peruzzini  8 Giornata Campionato Italiano di Calcio serie A 2015-2016.Torino-Milan. Torino 17-10-2015.Nella Foto:baselli festeggiato dopo il gol
Fotoagenzia Bruno Peruzzini 8 Giornata Campionato Italiano di Calcio serie A 2015-2016.Torino-Milan. Torino 17-10-2015

 

A proposito di ex: Cerci. Una cosa la sapevi: non l’avresti mai fischiato.

Troppo ricordi, troppo amore, amore vero. La voglia di aprire le braccia a un suo ritorno, perché solo sotto Ventura e con un toro sul petto tornerebbe il giocatore che è stato.

Però poi c’è una mezza sbracciata con Baselli e ti ricordi che è un avversario e allora qualche “vaffa”, mentre Molinaro non gli fa praticamente vedere la boccia, ti scappa. Perché un pizzico di nervoso, ripensando al fatto che se ne sia andato con una cosa da farsi perdonare, ti sale. Però quando Mihajlovic l’ha tolto e lo stadio ha iniziato a fischiare, tu non l’hai fatto.

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Lui ha parlato di pugnalata alle spalle.

Tu non sai come definire l’accaduto, non hai voglia, a volte le parole fanno sembrare le cose più grosse di quello che sono, soprattutto in un’epoca come questa, che coi social ingrandisce e gonfia.

E allora puoi usare solo un aggettivo per quello che è successo: brutto.

La partita finisce e non sai.

Solite cose: bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto, non sai se arrabbiarti per la prima ora al di sotto degli standard o per applaudire la voglia di vincere degli ultimi 20’, non sai se commuoverti per un Toro che non si toglie i cerotti, ma tiene botta o se preoccuparti per qualche scricchiolio dove non pensavi che ci fosse.

Non lo sai ancora dopo due giorni e allora ti aggrappi alle certezze, ai giovani che crescono bene e sembrano volere bene alla maglia, alla parte sinistra della classifica che rimane ciò su cui i granata dovrebbero pagare l’imu quest’anno.

Non lo sai, ma guardi avanti con fiducia. Anche se sta per arrivare un ciclo terribile e se non hai fiducia sei perduto in partenza. Perché una cosa, una sola la sai: questo Toro se la gioca con tutti, nel bene e nel male.

 

Francesco Bugnone

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