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I due volti del museo Lombroso

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I due volti del museo Lombroso
I due volti del museo Lombroso

Decorre oggi l’anniversario della morte di Cesare Lombroso, che si spense a Torino il 19 Ottobre del 1909.

E proprio nella nostra città, egli stesso fondò nel 1876 il museo di antropologia criminale che porta il suo nome, esponendo una collezione di cimeli da lui raccolti dal 1859, anno in cui comincia a prestare servizio nell’esercito come ufficiale medico. Quello che oggi il visitatore può vedere è una raccolta di quasi un migliaio di resti umani, ma anche disegni, foto, i più disparati corpi di reato e oggetti realizzati dai carcerati e da pazienti dei manicomi.

Ma chi era Lombroso?

Medico, antropologo e criminologo era convinto che la presenza di alcune caratteristiche anatomiche in un individuo fossero la causa dei comportamenti criminosi.

Essi diventano dunque la manifestazione di un patrimonio genetico ereditario che genera uno svantaggio in tali individui, e lo studio di queste persone “diverse” dall’uomo comune e non incline a delinquere diventa l’unico approccio utile per combattere la piaga della criminalità.

I due volti del museo Lombroso
I due volti del museo Lombroso

Su quanto queste affermazioni siano assurde e sorpassate ai giorni nostri non stiamo nemmeno a discutere, quello su cui desideriamo porre l’accento sono le due diverse visioni che la sensibilità, la coscienza o semplicemente la pancia delle persone hanno generato riguardo al suo museo, portando al lancio di due petizioni on-line tra loro in contrasto: una che ne chiede la chiusura e un’altra che vuole impedirla.

I primi si ritengono indignati da fatto che venga dato spazio ad un personaggio che teorizzò, tra le altre cose, la superiorità dei settentrionali e la maggior propensione alla criminalità dei meridionali; pretendono inoltre che venga data degna sepoltura ai resti umani presenti nell’esposizione.

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Coloro invece che considerano il museo un patrimonio di Torino pongono l’attenzione sul fatto che, pur trattandosi di teorie palesemente superate, esse fanno comunque parte della storia della criminologia e riconoscono comunque a Lombroso il merito di aver tentato un approccio scientifico ad una piaga sociale tanto radicata. D’altronde la scienza procede per errori.
Chi ha ragione? A voi l’ardua sentenza.

Daniele De Stefano

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