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Toro: a Carpi una sconfitta lunga una settimana

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Toro: a Carpi una sconfitta lunga una settimana
Toro: a Carpi una sconfitta lunga una settimana

Il Toro ha iniziato a perdere la partita contro il Carpi domenica scorsa, quando una sciocchezza di Molinaro l’ha lasciato in dieci contro il Palermo, innescando una serie di eventi poco fortunati: il ritrovarsi senza nessun terzino sinistro di ruolo, dovendo nuovamente adattare Gaston Silva, per esempio.

O anche l’infortunio di Baselli, che chissà se sarebbe capitato con un 2-0 da amministrare in surplace 11 contro 11. Sicuramente, nella disperata difesa finale, il rosso a Obi (tra l’altro perché Martinho, sabato, è stato solo ammonito per un fallo non dissimile a quello dell’ex interista?) che ha ridotto all’osso anche il centrocampo, costringendo Gazzi, ancora non al meglio, a ributtarsi in campo con la consueta generosità, ma senza brillantezza.

E così l’amaro presagio che gli epici tre punti contro i rosanero avevano provato a scacciare, si è materializzato: i granata, decimati, regalano la prima vittoria in massima serie della sua storia al Carpi.

Bastano le assenze a spiegare la sconfitta? Assolutamente no. E’ mancato qualcosa, quel qualcosa che si chiama temperamento, quel qualcosa che quando ci sono le difficoltà deve venire fuori e, per esempio, contro il Palermo c’è stato eccome.

Toro: a Carpi una sconfitta lunga una settimana

Il bello è che, quando c’è, il Dio del Calcio sorride e il colpo di testa di Struna picchia contro l’incrocio dei pali e finisce sui piedi di Bovo che allontana. Quando, invece, latita, lo stesso Dio del Calcio fa rimbalzare il tiro di Gabriel Silva sul montante e poi sulla schiena di Padelli, buttatosi in colpevole ritardo, prima di finire in rete. La fortuna aiuta gli audaci: cavolo se è vero.

Se c’è qualcosa che si può imputare a Ventura è l’aver escluso uno dei giocatori più adatti a sconfiggere qualsiasi mancanza di temperamento, ovvero Acquah. La sua corsa, la sua vivacità, la sua forza, ci sarebbero voluti come il pane, ma si è deciso diversamente, partendo con un centrocampo che, oltre al succitato Gazzi, ha schierato un ordinato Vives, che tutto sommato l’ha sfangata, e un poco ispirato Benassi, tornato a uno status poco sotto al senza infamia e senza lode, dopo il golazo di cui si è parlato per una settimana.

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La sconfitta che sancisce il mal di trasferta del Toro (una vittoria in rimonta col Frosinone, due ko e un pareggio) nonostante una favolosa Maratona itinerante che l’ha fatto giocare praticamente in casa, ricorda quella dello scorso anno a Helsinki in Europa League: poco mordente, nessun guizzo degno di mettere alle corde una squadra inferiore (e nonostante le assenze granata, il Carpi di Sannino è quello), senso di frustrazione.

Da lì si è poi ripartiti, sia in Europa (vincendo il girone, sognando a Bilbao, rischiando l’impresa contro lo Zenit) che, qualche gara dopo, in Italia.

Toro: a Carpi una sconfitta lunga una settimana
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La differenza, però, è una: allora si partiva da una situazione molto più negativa, stavolta più di qualcosa in cascina si è messo. Ventura non deve assolutamente sottovalutare gli scricchiolii della gara (per esempio una retroguardia che sta iniziando a prendere qualche rete di troppo, con Glik non ancora Glik e l’assenza di Maksimovic che inizia a farsi sentire), ma al tempo stesso sarebbe un madornale errore occupare il tempo della sosta, che avrebbe potuto e dovuto essere più felice e magari col sapore della vetta per qualche ora, a rileggere questo avvio di stagione nell’ottica della sconfitta del “Braglia”.

Fa male, ma ci si deve rialzare, perché sta per iniziare un ciclo terribile: la speranza è che si possa affrontare con tutti i giocatori a disposizione, perché, nonostante una serata da incubo, il tempo dei sogni non deve essere finito.

 

Francesco Bugnone

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