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Blue Jeans: siamo sicuri che non siano nati a Chieri?

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Passati di gamba in gamba nel corso delle generazioni, entrati dall’ingresso principale del grande sistema consumistico globale, eletti a indumento simbolo dei tempi che fuggono via portandosi con sé le mode: i blue jeans da decenni rappresentano la nostra seconda pelle, che siano attillati e sexy, larghi e confortevoli, o “delavé” e vissuti.

Ma a monte di un vastissimo campionario di tipologie e modelli, dove risiede veramente la nascita di un tessuto che ha fatto la storia?

La vera storia dei blue jeans

È risaputo che negli anni la paternità sia stata fermamente rivendicata da Genova, città che vanta un’illustre tradizione tessile fin dal Medioevo. Il termine di lingua inglese jeans venne utilizzato fin dal 1567: nel XVI secolo, infatti, dal porto genovese iniziò la grande esportazione di questo materiale.

Il fustagno genovese, di qualità media e a prezzi accessibili, tinto con indaco, vide una larga diffusione in Europa e in particolare tra i mercanti inglesi, insieme al fustagno di Ulma in Germania.

Siamo sicuri che i blue Jeans non siano nati a Chieri?

Ma ora una nuova città si è imposta nella disputa sulle origini del pantalone, Chieri: sembrerebbe infatti che il jeans venisse qui prodotto già nel XV secolo, per essere poi venduto ai marinai del porto di Genova, i quali utilizzavano questo tessuto blu scuro e molto resistente inizialmente per coprire le merci da imbarcare sulle navi, poi per confezionare pantaloni e tute da lavoro indistruttibili.

La fonte preziosa di questa scoperta risiede in un manoscritto, ritrovato nel 1945, relativo alle tecniche e all’arte del fustagno. Chieri, già nel XV secolo era in concorrenza con la città di Nimes (da cui deriva il nome “Denim”) per la produzione di un fustagno molto robusto di colore blu, tinto col guado o gialdo, che veniva spedito in America da Genova, il famoso “blue de Genes”.

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Un ritrovamento che non può non inorgoglire la cittadina piemontese, conferendole un ruolo di prestigio all’interno del made in Italy tessile.

 

Manuela Marascio

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