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Il Toro come un romanzo e il Palermo va ko

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Il Toro come un romanzo e il Palermo va ko
Il Toro come un romanzo e il Palermo va ko

Il sorriso pre-stadio è leggermente meno tranquillo del solito: il lampo di Castro che è costato la prima sconfitta col Chievo lascia qualche piccolissimo timore. L’occasione di riscatto che il calendario regala al Toro contro il Palermo va sfruttata in pieno, perché altrimenti alcune critiche successive a giovedì potrebbero magicamente amplificarsi, la fiducia nei propri mezzi potrebbe incrinarsi leggermente, insomma ci sarebbe addirittura il rischio di una minicrisi e tu la minicrisi non la vuoi.

Questi pensieri malati ti fanno correre velocemente sulle scalette che portano al secondo anello, perché non vedi l’ora che il fischio d’inizio di Mariani spazzi via qualsiasi elucubrazione. Non sai ancora che stai per entrare in un romanzo, un romanzo infinito.

L’inizio è lento, proprio come certi libri che non capisci quando decollino, sei a pagina trenta e continui a chiedertelo. L’inizio è lento, perché il Toro ci mette testa e volontà, ma il Palermo, reduce da due sconfitte consecutive, vuole portare a casa la pelle e inizia basso, ma non basso come la Sampdoria domenica che sembrava quasi chiedere di farsi rullare.

No, inizia basso chiudendo ogni spazio e facendo ripartire il suo strano tridente appena possibile. Zappacosta, all’esordio da titolare al posto dell’infortunato Bruno Peres, e Molinaro si dannano sulle fasce, Vives si fa apprezzare nel mezzo, ma palloni puliti per la coppia “old style” Quaglia-Maxi ne arrivano pochi.

Il Toro come un romanzo e il Palermo va ko
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Servirebbe una scossa per rendere il romanzo più interessante e la scossa arriva verso la parte finale del primo tempo: Quagliarella cade nella metà campo rosanero, Mariani sorvola e, sul capovolgimento di fronte, Molinaro commette fallo al limite dell’area venendo addirittura ammonito. L’ex Stoccarda si rialza e indica guardalinee e giudice di porta come per dire: “Ma non avete visto?”

E’ il segnale: il pubblico rumoreggia per l’ammonizione esagerata e per il mancato fallo fischiato al proprio centravanti, poi arriva qualche capello in bianco in più sulla testa, quando la punizione di Trajkovski colpisce l’incrocio.

Il fiato è rotto, le pagine iniziano a scorrere, quando Glik si conquista un fallo da parte del nervosissimo Vazquez causandone la tardiva ammonizione, è boato. Il boato è ancora più forte quando, al termine, di una lunga azione ai venti metri, sul cross radente di Molinaro si avventano Gonzalez e Maxi Lopez: la sfera finisce in porta e il romanzo si vela di mistero su chi sia stato a spingere in rete il pallone.

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Gli exit poll dicono Maxi, le immagini sembrerebbero confermarlo, anche se, ogni volta che cambia l’angolazione della ripresa cambia anche l’impressione, e alla fine si propende per l’autorete. L’importante, però, è che, quando Mariani chiude la frazione, il punteggio dica Torino uno Palermo zero.

Inizia il secondo tempo e il romanzo che aveva iniziato a promettere, ormai non fa altro che mantenere. Quanto ti piace, per esempio, quando un “underdog” fa qualcosa di pazzesco per risolvere una situazione, prendendosi una rivincita?

Il Toro come un romanzo e il Palermo va ko
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Ecco, 3’ di secondo tempo e arriva anche quello. L’underdog in questione è, paradossalmente, quello che bacchetti di più, perché spesso non ti ha convinto: Marco Benassi. Maxi Lopez lo pesca con uno di quei lanci che fanno dimenticare le sue forme arrotondate e l’ex interista, nei pressi del lato destro dell’area, si coordina alla perfezione, impatta al volo, manda la palla all’opposto incrocio e si ritrova improvvisamente in prima pagina, mentre si iniziano a scomodare paragoni importanti come il gol di Van Basten all’Urss nella finale dell’Europeo ’88 o la seconda rete di Felice Foglia al Como in Coppa Italia nel ’97/98.

Il romanzo va via che è un piacere, al partita, sul 2-0, sembra in mano, il Palermo accusa il colpo e non sa come organizzare una reazione, mentre i granata continuano a macinare gioco desiderosi di chiuderla e le pagine continuano a volare piacevolmente. Il problema è che quando ti trovi immerso in una lettura così appagante, rischi di dimenticarti di ciò che ti sta intorno. Rischi, per esempio, di dimenticare che sei già

ammonito, forse un cartellino ingiusto, ma che comunque c’è e quindi, se sul 2-0 in tuo favore ti passa vicino un avversario che, sulla propria tre quarti, vorrebbe partire in contropiede, lo fermi fallosamente.

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E quando lo fermi ti ricordi ed è troppo tardi, perché sei già verso il tunnel degli spogliatoi, espulso per doppia ammonizione. Molinaro lascia in dieci il Toro: colpo di scena, gara riaperta.

E’ in questo momento che il romanzo diventa qualcosa di più, col protagonista che soffre e deve stringere i denti, ma si ritrova come alleato un personaggio che, quando ci sono le difficoltà, è l’equivalente della tromba del settimo cavalleggeri: il Cuore Toro. Gaston Silva subentra a Maxi Lopez e si piazza sulla destra con personalità.

Poco dopo altra tegola con Baselli che, dopo un fallo di Struna, chiede il cambio per un problema al ginocchio, riscrivendo il concetto di “piove sul bagnato”. Sorrentino che, a braccia larghe, protesta per la lentezza con cui il Base, portato fuori a braccia, esce dal campo, rimane una scena di rara tristezza. Subentra Obi: elmetto sulle treccine e subito pronto a gettarsi nella mischia. Qualche istante dopo Benassi lascia il posto ad Acquah, la cui progressione serve come il pane. Nemmeno il tempo di pensare che in quei 10’ con l’uomo in meno non si è rischiato molto che Gonzalez, solo in area, dimezza le distanze di testa.

Il Toro come un romanzo e il Palermo va ko
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Venti minuti (venticinque più recupero) in queste condizioni sono eterni.

Il Toro, però, sa quanto questi tre punti siano troppo importanti e stringe i denti, ricaccia lontano dall’area tutto quello che può, prova anche a partire di rimessa e sfiora il colpo del ko con Quagliarella che, servito alla perfezione da Acquah, non corona l’ennesima gara dalla maglietta fradicia con un gol meritato. In mezzo al marasma, il gigante è Vives che disputa una delle sue migliori prove in granata, tanto da far cantare la Maratona per lui: randello quando c’è da randellare, calma olimpica quando bisogna rallentare l’azione e far rifiatare, presente su ogni pallone.

Quando viene comunicato il recupero, la lucidità non è più di questo mondo e Obi fa saltare Vazquez con una brutta entrata. Mariani estrae il rosso e gli uomini di Ventura rimangono in nove.

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Tutti capiscono la gravità del momento e il “Forza ragazzi” che parte da tutto lo stadio è qualcosa di commovente. Paradossalmente è proprio lì che pensi che il romanzo finirà bene.

Perché non si spreca un coro simile e fatto così bene nei modi e nei tempi per una partita che, con l’eventuale 2-2, sarebbe beffa. Quando la traiettoria del colpo di testa di Struna termina ancora sull’incrocio dei pali, sei paradossalmente più tranquillo delle altre volte.

Non può finire male e non finisce male, perché il triplice fischio di Mariani mette la parola fina a un infinito romanzo che, però, andava raccontato tutto, perché le cosiddette azioni salienti potrebbero ingannare e ingigantire i meriti di un avversario che undici contro undici poco aveva fatto.

E arrischiarsi a parlare di Toro fortunato oggi a chi ha visto cos’ha fatto e come ha lottato per 90’ l’undici granata, è una cosa che si fa a proprio rischio e pericolo. Si chiude il romanzo, se ne prende in mano un altro.

Un romanzo che parla di una squadra che si ritrova con gli uomini contati, fra infortuni e squalifiche, e dovrà affrontare un Carpi, in una di quelle partite in cui si ha “tutto da perdere”, con una formazione tutta da inventare. Però Ventura sa scrivere bene, vediamo cosa inventerà per far rimanere in alto questo Toro che adesso è a meno due dalla vetta.

 

Francesco Bugnone

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