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Da diesel a sprint, ma è sempre grande Toro: battuta la Samp!

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Da diesel a sprint, ma è sempre grande Toro: battuta la Samp!

“E pensa se iniziassimo a giocarci le partite dal primo minuto”

E’ questo che ti frulla in testa durante la marcia di avvicinamento al match contro la Sampdoria: il Toro diesel da tre punti in sette partite, quello che, a seconda di come si voglia vedere il bicchiere, sa aspettare per poi colpire o ha bisogno dello schiaffo per iniziare a far bene, saprebbe partire come Usain Bolt?

E, nel caso, a quel punto non ce ne sarebbe più per nessuno o si arriverebbe spompati al traguardo del novantesimo, con tanto di beffe in agguato?

Ventura e il Toro decidono di rispondere alla domanda in una delle giornate sulla carta meno indicate, con gli ultimi caldi che dovrebbero essere un avversario quanto i primi, invogliando a cercare il gioco nelle rare zone d’ombra del campo da gioco. Invece no: non c’è solleone che tenga. I giocatori vogliono dimostrare che la prima balbettante ora di Verona è stata un caso, lo ripetono incessantemente da giorni e scendono in campo, col rientrante Moretti e con Acquah finalmente dal 1’, con la stessa convinzione degli ultimi 30’ al Bentegodi. Anzi, anche con qualcosa in più, perché altrimenti non ti puoi spiegare uno dei migliori primi tempi dell’era recente.

La doppietta di un sempre più leader Quagliarella (a segno di testa e di piede), passa quasi in secondo piano, come se fosse una normale conseguenza, davanti al predominio granata sull’undici di Zenga, partito volutamente basso, forse anche per i brutti segni lasciati dagli ultimi due passaggi all’Olimpico (il secondo col Vojvodina).

Un Bruno Peres che decide di far impazzire Regini sfoderando tutto il suo repertorio, a tratti quasi osè, Molinaro che continua a correre da sette giorni, facendo concorrenza a Forrest Gump, Acquah che vincerebbe un contrasto anche con la Cosa, Glik che ha finalmente finito il rodaggio e inizia a riavere la calamita sulla testa, Belotti che è ancora alla ricerca del miglior se stesso, ma si permette un recupero in difesa di quelli che ti fanno commuovere più di un gol.

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Da diesel a sprint, ma è sempre grande Toro: battuta la Samp!

Un Toro che fa il Toro, insomma.

L’intervallo ti fa librare per aria e neanche pensi che la Sampdoria potrebbe reagire, neanche temi un possibile calo e nemmeno l’unica palla-gol pulita concessa dopo pochi istanti della ripresa (Muriel si allarga troppo per evitare Padelli e Glik e Moretti salvano) ti fa cambiare idea. Nei momenti di forcing blucerchiato i granata sanno chiudersi e permettono solo conclusioni da fuori, sulle quali Padelli è attento.

Quando si apre il minimo spazio, invece, solo qualche imprecisione di troppo si frappone fra gli uomini di Ventura e il meritato tris.

In tutto ciò, sono tre i momenti che non andranno a finire nelle sintesi, ma che rimarranno marchiati a fuoco nella tua testa e nel tuo cuore. Innanzitutto la perfetta diagonale di Moretti sul lanciato Eder che, nel contrasto fra spalle, rischia quasi di rimbalzare dieci metri più in là. Poi Acquah, che vince un contrasto da terra, si rialza e inizia a correre verso la porta con l’avversario di turno che diventa un puntino sempre più lontano.

Infine “Gareth” Zappacosta: finalmente esordisce subentrando a Bruno Peres, fermato un secondo prima che l’ennesimo colpo di suola potesse scatenare una caccia all’uomo, e si presenta con un recupero palla seguito da tunnel sull’avversario, dribbling sul successivo e una progressione che alza il volume dello stadio all’inverosimile.

Da diesel a sprint, ma è sempre grande Toro: battuta la Samp!

Dopo questo 2-0, la classifica dice meritato secondo posto in solitaria.

La guardi e pensi a esercitare l’arte di guardare il cielo coi piedi ben piantati a terra, arte, e questo ti rassicura, che la squadra sembra avere interiorizzato bene.

Lo dimostra Padelli, visto di striscio alla Domenica Sportiva, che con sorriso e modi educati, spiega per filo e per segno, a una Rai sclerotizzata dal luogo comune, tutti i motivi per cui si dovrebbe iniziare a parlare di “realtà” Torino e non di “sorpresa”, regalandoti l’ultimo sorriso domenicale. Come se non ne avessi già fatti abbastanza.

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