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Maschera di Ferro, un mistero anche di Pinerolo

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La Maschera di Ferro, una storia anche di Pinerolo Torino
La Maschera di Ferro, una storia anche di Pinerolo Torino

Uno dei più grandi misteri della storia moderna, che nonostante il passare del tempo continua ad essere irrisolto, ha visto come uno dei teatri principali della vicenda un luogo poco lontano da Torino, per l’esattezza Pinerolo. Stiamo parlando del mistero della Maschera di Ferro, fatto emerso per la prima volta all’inizio del diciottesimo secolo grazie all’illustre pensatore francese Voltaire.

Quest’ultimo nel 1717 soggiornò, infatti, per breve tempo nel carcere parigino della Bastiglia, dove alcune guardie raccontarono al filosofo che nello stesso luogo, solo pochi anni prima, vi era detenuto quanto mai strano.

Un personaggio soprannominato appunto Maschera di Ferro: nome che derivava dal fatto che il prigioniero indossasse una maschera di velluto nero, assicurata da cinghie metalliche, che ne rendeva impossibile il riconoscimento.

La Maschera di Ferro nel racconto di Voltaire

Secondo la testimonianza di Voltaire, il prigioniero poteva togliersi la maschera solo per mangiare e per dormire, ma aveva l’obbligo d’indossarla quando si trovava in presenza di qualunque altra persona con cui gli era assolutamente proibito parlare, ad eccezione del confessore (ma solo in confessione), con l’ufficiale comandante della guardia (quando doveva chiedere qualche cosa che riguardasse la sua detenzione) e con il medico qualora si fosse ammalato.

All’uomo “mascherato” però veniva riservato un trattamento di favore all’interno della prigione: cibo scelto e abbondante, vestiti costosi, possibilità di tenere in cella libri e persino un liuto.

La Maschera di Ferro, una storia anche di Pinerolo Torino

Concessioni impossibili solo a pensare per qualunque altro prigioniero. Voltaire, appassionatosi del mistero, una volta liberato dalla Bastiglia cominciò a svolgere una serie di ricerche per capire quale fosse la vera l’identità dell’uomo riuscendo così a scoprire, tramite il giornale del carcere parigino, che la Maschera di Ferro era deceduta quasi all’improvviso nell’autunno del 1703 ed era stato seppellito nel Cimitero di Saint-Paul-des-Champs della capitale francese con il nome (evidentemente fasullo) di Marchiergues o Marchioly.

L’unica persona che aveva assistito alle esequie, secondo quanto riportato dal giornale, era l’allora Governatore della Bastiglia Benigno di Saint-Mars.

L’incuriosito Voltaire riuscì anche a ricostruire in parte la storia carceraria della Maschera di Ferro; prima della morte ala Bastiglia infatti il prigioniero era stato detenuto fino al 1687 presso Fort Royal nell’isola di Santa Margherita, poco lontana da Cannes.

Ancor prima di questo periodo però, il misterioso prigioniero avrebbe “soggiornato” a Pinerolo (dove all’epoca il governatore della fortezza era proprio il Saint-Mars), per un periodo di ben 12 anni.

Ma di quale reato si era macchiato il prigioniero dalla Maschera di Ferro?

E che cosa collegò la sua storia personale alla vicina Pinerolo?

 

La Maschera di Ferro, una storia anche di Pinerolo Torino

Chi era il prigioniero di Pinerolo?

Per cominciare Voltaire ipotizzò che il prigioniero fosse a conoscenza di qualcosa di estremamente grave, che, in caso di fuga di notizie, avrebbe gettato lo scompiglio nelle alte gerarchie dell’epoca. Nonostante in quel periodo l’utilizzo dei veleni per mascherare “improvvisi” decessi di personaggi scomodi fosse molto diffuso, al misterioso prigioniero venne riservato un trattamento tanto particolare da far pensare ad un legame affettivo con il suo stesso imprigionatore.

Da queste riflessioni di Voltaire, si sarebbe arrivati a pensare che potesse trattarsi di un gemello/fratello illegittimo di re Luigi XIV e da questa teoria sarebbe stato generato il noto romanzo di Alexandre Dumas. Al di là dell’aspetto romantico e curioso tuttavia, la storiografia moderna avrebbe superato le tesi di Voltaire collocando l’uomo con la Maschera di Ferro nel carcere di Pinerolo, tra i 6 prigionieri che Saint-Mars era solito portare con sé nei propri spostamenti.

I 6 “privilegiati”, se così li possiamo definire, pur essendo prigionieri godevano di trattamenti speciali e le loro identità accertate erano: Dubreil (una spia), Eustache Dauger (uomo nobile coinvolto in scandali sessuali a Parigi), un monaco giacobino, un domestico di nome La Riviere, il sovrintendente delle finanze Nicolas Fouquet e infine il conte italiano Ercole Antonio Mattioli.

Secondo le teorie più accreditate uno di loro dovrebbe essere la Maschera di Ferro, anche se le date di morte sarebbero precedenti, indicando uno scambio di persona, per confondere le acque. Nonostante la vicenda abbia ancora molti punti oscuri, la maggioranza degli storici moderni identifica il famigerato personaggio in Mattioli o in Dauger.

Di fatto la presenza del prigioniero nella fortezza di Pinerolo rappresenta il chiaro segnale che questi potesse essere un prigioniero di stato, macchiatosi di qualche incresciosa colpa nei confronti del Re Sole, ma comunque da tenere e trattare con un occhio di riguardo e, soprattutto, con estrema riservatezza.

Al di là delle romanzate teorie del gemello reale e di altre ipotesi dettate da sospettosi intrecci politici, la Maschera di Ferro potrebbe davvero essere stata Ercole Antonio Mattioli, poiché storicamente fu arrestato dai francesi e condotto a Pinerolo proprio nel maggio 1679 (periodo di arrivo della Maschera di Ferro).

Chiunque fosse lo speciale prigioniero del regno del Re Sole, la sua figura ha ispirato la fantasia di tanti artisti di ogni genere e ancora oggi affascina l’opinione pubblica. Pinerolo, dal canto suo, così vicina a Torino, ha avuto il misterioso e inquietante privilegio di ospitarlo per 12 anni.

 

Francesca Palumbo

 

 

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