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La Celid chiude: l’epilogo amaro di una storia di vita universitaria

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La Celid chiude: l'epilogo amaro di una storia di vita universitaria

«I libri sono stati i miei uccelli e i miei nidi, i miei animali domestici, la mia stalla e la mia campagna; la libreria era il mondo chiuso in uno specchio; di uno specchio aveva la profondità infinita, la varietà, l’imprevedibilità».

Con queste parole il grande Jean-Paul Sartre rendeva omaggio al suo pane quotidiano: un nutrimento dello spirito che da sempre avvicina l’umanità, rendendola partecipe di un unico grande progetto di conoscenza e scambi emozionali, sentimentali, culturali.

Non è necessario arrivare a eguagliare il genio di un simile pensatore: chiunque può aver trovato rifugio e ristoro all’interno di pagine rilegate, in un mondo alieno alla realtà ma comunque fortemente aderente a tutto ciò che possiamo percepire come vero, autentico.

E quando i libri segnano un percorso di crescita, è inevitabile chi si creino legami affettivi non solo con le letture stesse, ma anche con gli ambienti in cui sono state scoperte per la prima volta. Credo che per moltissimi studenti universitari di Torino uno di questi luoghi simbolo sia senza dubbio la libreria Celid, che, a partire da oggi, lunedì 14 settembre, cala per sempre le serrande su un piccolo universo ormai passato dalla storia al mito.

Nata oltre quarant’anni fa a Palazzo Nuovo, e con sedi presenti anche alla facoltà di Economia e al Politecnico, la Celid è stata per tantissimo tempo un punto di riferimento non solo per gli approvvigionamenti di testi d’esame, ma anche per la grande offerta di narrativa, poesia, rarità, il tutto impreziosito dalla gentilezza e professionalità dei suoi librai, sempre disposti a regalare un sorriso e un consiglio anche quando le code chilometriche tra i cambi orari delle lezioni potevano rendere il lavoro più stressante e faticoso.

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Giovedì scorso è stato diffuso un comunicato stampa, da parte del consiglio d’amministrazione della Celid e di tutti i suoi lavoratori, in cui venivano esposte le ragioni della messa in liquidazione.

Una decisione dettata soprattutto dalle ingenti difficoltà in cui la libreria si è ritrovata in seguito alla forzata sospensione del servizio causa amianto a Palazzo Nuovo: la sede principale, infatti, «realizzava metà del fatturato dell’intera cooperativa e la sua prolungata chiusura ha avuto un forte impatto sui conti».

Un commiato dagli oltre 43 mila soci iscritti che per anni hanno potuto godere di un servizio efficiente e sempre adeguato alle esigenze studentesche in termini di sconti e offerte. «Si perderanno dei posti di lavoro e si disperderà un patrimonio di idee, rapporti, competenze costruito in oltre quarant’anni di attività. Esprimiamo il nostro profondo dispiacere per la conclusione di un’esperienza che ha coinvolto generazioni di studenti e l’intero mondo universitario».

Amarezza e dispiacere si mescolano alla rabbia: la Celid è diventata l’ennesima vittima di gravi mancanze ed errori imperdonabili, venuti a galla lo scorso aprile e non ancora rimarginati. Quando persino i mezzi di diffusione della cultura sembrano cadere in pezzi, allora la disillusione rischia di far perdere lucidità e sangue freddo.

Ma se le reazioni più impulsive ora rischierebbero di essere poco costruttive o persino deleterie, forse una cosa sola rimane da fare, interamente racchiusa in una parola sincera, dal profondo del cuore: cara Celid, grazie. Di tutto.

 

Manuela Marascio

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