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A Verona il Toro regge, nonostante tutto

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A Verona il Toro regge, nonostante tutto
A Verona il Toro regge, nonostante tutto

Sei il primo a dire di non avere paura di quando le cose vanno troppo bene e di non temere di essere felici.

Però poi ti arriva la notizia che Maksimovic si è fracassato il piede in nazionale. Quindi quella di Benassi uscito in barella durante la gara dell’under 21.

Successivamente Gazzi diventa dapprima in forse, poi certamente out per Verona. E il risentimento al polpaccio di Moretti. E Gabriel Silva e Acquah con la febbre. Già il “Bentegodi”, sebbene con Ventura abbia regalato un triplo tre a uno che è godurioso scioglilingua, è campo ostico, in più arrivarci incerottati come Marv di Sin City non è il massimo.

E poi c’è la stramaledetta partita di mezzogiorno e mezza, crimine contro l’umanità che al Toro ha sorriso pochissime volte. Gli avvoltoi volteggiano e l’atteggiamento degli uomini di Ventura in avvio fa il resto: timorosi, poco concentrati, imprecisi. Belotti si ritrova a esordire nel giorno peggiore, perché in avanti arrivano solo pallacce.

Obi, dentro a sorpresa, è sempre venti metri più indietro di quanto dovrebbe essere. Molinaro, schierato ancor di più a sorpresa come centrale difensivo, è in affanno. La difesa si perde qualsiasi uomo sui piazzati.

A Verona il Toro regge, nonostante tutto

Un altro rintocco sinistro si sente quando Avelar si fa male dopo un quarto d’ora abbondante: sospetto menisco, non facciamoci mancare nulla.

Però gli dei del calcio iniziano a guardare anche dalla parte granata: l’ingresso di Jansson per Avelar sposta Molinaro nel suo solito ruolo di terzino sinistro e da il via al leit motiv dell’attacco granata per il resto della gara: lancio preciso di Bovo, fuga a sinistra di “Moli”. Una canzone ripetuta mille volte, ma che la difesa scaligera non riesce a farsi entrare in testa.

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Il tempo finisce con due occasioni per Toni e compagni, ma anche con l’undici venturiano che sembra finalmente poter salire di livello e allora arrivi alla ripresa sorridente, un sorriso che diventa paresi quando Irrati fischia un rigore per un contatto fra Juanito Gomez, evidentemente picchiato da un tifoso del Toro quand’era piccolo visto come si trasforma quando vede granata, e Jansson.

Un rigore che vede solo lui. Come se non bastassero infortuni e l’eccessiva abitudine a essere diesel in avvio, ci voleva anche il fischietto nemico: Toni, dal dischetto, non si esime dal farti piombare nell’incubo della prima sconfitta.

Subito Acquah e Maxi Lopez per Obi e Belotti ed è un altro Toro. L’ex parmense corre e vince contrasti, Maxi avrà la panza e tutto quello che volete, ma la difesa avversaria impara la parola “preoccupazione” con più fretta dei minuti precedenti.

Quando Baselli, tornato a sinistra, si avventa sulla respinta di Rafael dopo un fendente del solito Quagliarella e realizza il quarto centro in quattro partite ufficiali, senti profumo di inerzia cambiata. La conferma non arriva per questione di millimetri, quelli per cui Maxi Lopez manca l’aggancio, smarcato ancora dal “Base”.

A Verona il Toro regge, nonostante tutto

La tassa Juanito Gomez, però, è in agguato: colpo di testa imparabile e Verona di nuovo avanti. Solo un episodio, è un altro Toro: Molinaro crossa, Rafael esce male, Acquah lo punisce ed è passato un minuto scarso. Ci sarebbe anche spazio per il rigore del 3-2, ma Irrati vuole farsi ulteriormente amare dalla Maratona da trasferta e da quella in poltrona, punendo una veniale spinta di Glik, invece della smanacciata di Moras.

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Finisce 2-2 ed è un pareggio che, contrariamente ad altri, non ti fa pensare a lungo se il bicchiere è mezzo pieno o mezzo vuoto.

Per come ci si è arrivati, per come è cominciata, per come si era messa, il bicchiere è inevitabilmente mezzo pieno: si è ancora rimontato, l’imbattibilità continua, l’ultima mezzora ha visto una squadra che, nonostante le difficoltà, voleva vincere. Bisogna rivedere molto in difesa sui calci da fermo (evidentemente si può regalare un centrale titolare, non due), parecchio (e Ventura l’ha detto) sull’approccio, ma l’impressione è che sia un Toro “die

hard”, che ci crede, che alla fine sa trovare le risorse umane e tecniche per rimettere in piedi le partite. E allora goditi il bicchiere mezzo pieno, assaporalo lentamente e poi abbandonati a qualche lettura interessante: i referti medici provenienti dall’infermeria granata, per esempio. O qualche rimedio efficace per scongiurare il malocchio.

 

a cura di Francesco Bugnone

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