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Se il Matador provoca, il Toro incorna: Fiorentina ko

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Se il Matador provoca, il Toro incorna: Fiorentina ko
Se il Matador provoca, il Toro incorna: Fiorentina ko

Siamo precipitati in un universo parallelo, forse. Meggiorini che tramuta in oro ogni pallone che tocca e si permette assist volanti di tacco alla Ibrahimovic, il Toro a punteggio pieno, le grandi o presunte tali (Inter esclusa) dietro. Siamo precipitati in un universo parallelo e lanciamo un sos alla rovescia: per favore, lasciateci qui. Lasciateci qui ancora un po’.

E dire che non era cominciata bene: in un Olimpico bollente, in linea con l’ultimo scorcio d’estate, e con un entusiasmo per la prima in casa che sembrava fatto apposta per essere distrutto, la Fiorentina di Paulo Sousa, reduce dall’esordio vincente contro il Milan, parte meglio.

Più freschezza, miglior palleggio e dopo 10’ arriva il vantaggio: sul cross di Borja Valero, un drammatico doppio errore di Glik prima (capocciata di Kelinic respinta d’istinto da Padelli) e, soprattutto, Bruno Peres poi (Alonso gli gira intorno come si fa con un birillo per andare sul pallone vagante) costano il terzo svantaggio consecutivo in avvio in tre gare ufficiali.

 

Se il Matador provoca, il Toro incorna: Fiorentina ko

 

Dopo la rete, Marcos Alonso rimbambisce: salta i cartelloni pubblicitari fra l’incredulità di compagni, avversari e di entrambe le tifoserie legate da antico gemellaggio, finisce sotto la Maratona e fa il gesto del matador al gigantesco toro che troneggia sotto la curva.

Negli spogliatoi spiegherà che non era provocazione, bensì dedica a un amico, ma resterà uno dei gesti più ebeti della storia delle esultanze, che gli frutterà, nell’ordine, un discreto cazziatone del suo tecnico, 80’ più recupero di trattamento balzarettiano da parte di uno stadio intero, una dolorosa stecca targata Maxi Lopez, in versione giustiziere della notte, nella ripresa.

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I granata accusano il colpo e il ko potrebbe arrivare quando Tagliavento fischia un inesistente rigore agli ospiti, sebbene lontano dall’azione: il giudice di porta, però, lo riporta sulla retta via, cosa vista quasi mai in casa Toro, forse anche questo è un retaggio dell’universo parallelo in cui si è finiti.

La Viola continua a essere padrona del campo con un palleggio avvolgente, ma commette il peccato senza il quale potrebbe essere da lotta al titolo: si specchia e, di conseguenza, non affonda.

Gli uomini di Ventura arrancano, con Martinez che corre a vuoto e l’inferiorità numerica causata dall’ancora una volta inconsistente Benassi (uno spunto in 65’ di gara), ma iniziano a costruire qualcosina, soprattutto con Avelar: Tatarusanu si sporca i guantoni togliendo una zuccata di Quagliarella dal “sette”.

Si va a riposo sotto di una rete, grasso che cola visto come si sarebbe potuta mettere, con Maratona a dintorni a pregare che l’intervallo porti consiglio, anche se, in quel momento, la massima richiesta esaudibile sembrerebbe un pareggio.

Se il Matador provoca, il Toro incorna: Fiorentina ko
Se il Matador provoca, il Toro incorna: Fiorentina ko

 

Nella ripresa è un altro Toro, che cresce lento e inesorabile. Baselli prende in mano il centrocampo, Avelar continua ad arare la fascia, Quagliarella rispolvera la proverbiale tigna, Maksimovic e Moretti sono due leoni che iniziano a ruggire sempre qualche metro più avanti.

Così la bella Fiorentina del primo tempo trova sempre più difficoltà nel fraseggio e, col passare dei minuti, quasi senza accorgersene, rincula sempre di più. Gli ingressi di Maxi Lopez per Martinez e, soprattutto, Acquah per Benassi (con Bruno Peres finalmente supportato a destra), sono il segnale perché sotto la Maratona, adesso, ci vada a finire la gente giusta e non tristi toreri.

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Inizia Moretti al 67’, con un colpo volante sugli sviluppi di un corner, tanto per far capire che anche il nuovo Toro dice la sua sui piazzati come l’anno prima.

Centoventi secondi e Bruno Peres verticalizza dolcemente per Quagliarella che tocca morbido su Tatarusanu in uscita con la palla che rotola in rete prolungando il gusto dell’attesa del vantaggio, che fa godere ancora di più del vantaggio stesso. Paulo Sousa butta dentro Pepito Rossi e Baselli decide di dare a modo suo il bentornato allo splendido attaccante gigliato: prima un numero da circo in mezzo a tre avversari con uno stadio incredulamente entusiasta a ogni colpo, poi, al 77’,

La Viola continua a essere padrona del campo con un palleggio avvolgente, ma commette il peccato senza il quale potrebbe essere da lotta al titolo: si specchia e, di conseguenza, non affonda. Gli uomini di Ventura arrancano, con Martinez che corre a vuoto e l’inferiorità numerica causata dall’ancora una volta inconsistente Benassi (uno spunto in 65’ di gara), ma iniziano a costruire qualcosina, soprattutto con Avelar: Tatarusanu si sporca i guantoni togliendo una zuccata di Quagliarella dal “sette”. Si va a riposo sotto di una rete, grasso che cola visto come si sarebbe potuta mettere, con Maratona a dintorni a pregare che l’intervallo porti consiglio, anche se, in quel momento, la massima richiesta esaudibile sembrerebbe un pareggio.
La Viola continua a essere padrona del campo con un palleggio avvolgente, ma commette il peccato senza il quale potrebbe essere da lotta al titolo: si specchia e, di conseguenza, non affonda.
Gli uomini di Ventura arrancano, con Martinez che corre a vuoto e l’inferiorità numerica causata dall’ancora una volta inconsistente Benassi (uno spunto in 65’ di gara), ma iniziano a costruire qualcosina, soprattutto con Avelar: Tatarusanu si sporca i guantoni togliendo una zuccata di Quagliarella dal “sette”.
Si va a riposo sotto di una rete, grasso che cola visto come si sarebbe potuta mettere, con Maratona a dintorni a pregare che l’intervallo porti consiglio, anche se, in quel momento, la massima richiesta esaudibile sembrerebbe un pareggio.

saluta Borja Valero, non proprio il mediano del dopolavoro ferroviario, e scossa una pazzesca conclusione dai venticinque metri che fa riapparire la palla in rete. E’ ufficialmente delirio.

Con la gara in pugno, il Toro va più vicino a segnare il quarto che a subire il secondo (un tentativo al volo di Quagliarella nel recupero avrebbe costretto l’Olimpico a iniziare i lavoro di ristrutturazione, se fosse entrato) e il fischio finale di Tagliavento, oltre a regalare una vittoria interna contro la Fiorentina che mancava dal 2002, consolida l’undici venturiano come una delle realtà più belle degli ultimi anni.

Sì, Glik deve ancora entrare in forma, bisogna migliorare gli approcci alla gara e recuperare Benassi.

Sì, i momenti bui verranno e non ci sarà sempre il Brasile in maglia granata dei secondi 45’. Però il gruppo c’è, ha spirito e qualità (altrimenti non sarebbe arrivata la terza rimonta consecutiva) e, soprattutto, il potere di rendere il lunedì un giorno di sorrisi a trentadue denti.

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Siamo precipitati in un universo parallelo e, per fortuna, l’sos alla rovescia è stato ascoltato: arriva la sosta, possiamo godercelo ancora per un po’.

 

Francesco Bugnone

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