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Francesco Botto, l’uomo che portò a Torino la gazosa moderna

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Francesco Botto, l’uomo che portò a Torino la gazosa moderna
Francesco Botto, l’uomo che portò a Torino la gazosa moderna

Poche bevande al mondo sono più famose della gazosa. A volte la chiamiamo gasosa, altre raddoppiamo la “z” o la “s” centrale, a seconda della provenienza regionale o del nostro umore del momento; ma è sempre lei. La sua popolarità è altalenante come quella di qualunque star, ma di certo la conosciamo tutti e difficilmente ne rifiutiamo un bicchiere, che l’età anagrafica ci classifichi come bambini o “meno bambini”. Punto di forza della bevanda è una ricetta semplice, niente ingredienti segreti o particolari spezie: al di la di alcune varianti, alla base c’è sempre acqua, zucchero e limone. E le bollicine ovviamente. Sono proprio quest’ultime a portarci a parlare di Francesco Botto.

La storia di Francesco Botto e della sua gazosa genuina

E’ sempre difficile stabilire la storia di un prodotto alimentare, chi l’ha inventato, dove ed in che condizioni; lo è maggiormente quando si parla di una bevanda dagli ingredienti semplici e popolari come la gazosa.

Francesco Botto, l’uomo che portò a Torino la gazosa moderna

La Gazzetta Piemontese tuttavia, il 24 agosto del 1833 decide di dedicare un articolo a quella prodotta dall’imprenditore torinese: una gazosa “diversa”, perché differente è il metodo usato per fornirle la caratteristica effervescenza. Di come ne parlano lo leggiamo direttamente dalle righe del giornale dell’epoca:

Questa bevanda non meno gradita che salutare è in gran voga presso gl’Inglesi e i Francesi, e se non lo è tuttora quanto il merita in Piemonte, n’è causa per avventura la non esatta sua fabbricazione, impiegandovisi materie fermentate e sciroppi che guastano il palato e lo stomaco. Tale rimprovero non si può fare a quella fabbricata da Francesco Botto, al Caffè del Nord, piazza del Senato Nuovo. Egli la depura prima al grado di acqua stillata, e quindi sotto una potente macchina di compressione la satura di ben tredici volte il suo volume di gaz acido carbonico, sciogliendovi poi la più fina essenza di limone e lo zucchero meglio cristallizzato. Tale è la sua Limonata gazosa [..]

Quindi le bollicine non erano più ottenute lasciando le bottiglie di prodotto sotto il sole per fare si che lo zucchero fermentasse, ma il liquido veniva gasato industrialmente bombardandolo di anidride carbonica. Un procedimento molto vicino a quello che si utilizza tutt’oggi.

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Ma soprattutto una bevanda dal gusto più pulito e più salutare, che meglio si adattava ad un prodotto che i medici di alcune decine di anni fa raccomandavano contro i problemi di stomaco.

Daniele De Stefano

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