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Cisternone, più di 300 anni fa la grande esplosione

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Torino Cisternone, più di 300 anni fa la grande esplosione
Torino Cisternone, più di 300 anni fa la grande esplosione

Il 20 agosto 1698, a causa di una violentissima esplosione, il Pozzo Grande del capoluogo sabaudo (detto Cisternone) fu vittima d’ ingenti danni che coinvolsero anche numerose persone.

L’incidente avvenne alle 3 del mattino del 20 agosto di quell’anno, esattamente un secolo dopo l’inaugurazione della struttura. Un fulmine andò accidentalmente e a colpire la polveriera della cittadella torinese, provocando un violento scoppio.

Più di 78.000 kg di polvere nera si abbatterono sulla piazza e sugli edifici attigui, provocando un centinaio di morti e più di 200 feriti. La parte superiore del Cisternone, venne scoperchiata a causa dello spostamento d’aria e non venne mai riparata (a differenza degli altri edifici) a causa della sua elevata visibilità al di fuori della cittadella difensiva.

Torino Cisternone, più di 300 anni fa la grande esplosione

 

Ma che cos’era esattamente il Pozzo Grande? E con quale scopo era stato concepito?

Il Cisternone e stato un ambizioso progetto ideato da Francesco Paciotto da Urbino e realizzato tra il 1565 e il 1567 nell’ottica di una più ampia riqualificazione della cittadella armata della città di Torino.

L’opera aveva come scopo primario quello di fungere da bacino idrico per rendere l’area autonoma in caso di assedio:la sua struttura era relativamente semplice, con un’ampiezza di circa 20 mt, una profondità di 16 mt fino alla falda acquifera, nonché due rampe per la saluta e la discesa dal pozzo degli addetti alla raccolta dell’acqua.

Torino Cisternone, più di 300 anni fa la grande esplosione

 

La parte emergente è superiore era in marmo. Dopo la grande esplosione del 1698, il Grande Pozzo andò in rovina alla fine del XVIII secolo, specie a causa del lungo assedio di Torino nel 1706.

Dopo anni di abbandono si era pensato di riportarne in auge lo splendore storico nel 2006, in memoria dell’assedio avvenuto 300 anni prima, ma la mancanza di fondi fece momentaneamente accantonare il progetto.

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Attualmente ad occuparsene risulta esserci la medesima associazione del Museo Pietro Micca. Si può proprio dire che, a distanza di 317 anni, il povero Cisternone non abbia ancora trovato un suo adeguato riutilizzo è uno spazio decoroso nella nostra città.

Francesca Palumbo

 

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