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Un arco di plastica… in riva al Po

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un arco di plastica sul Po
un arco di plastica sul Po

Cosa ci fa un arco di plastica in riva al Po, nel pieno centro del parco del Valentino, a fianco ai famosi “imbarchini”?

La risposta la si può trovare proprio sulla struttura stessa, opera dell’ associazione River Eyes Torino, che si occupa di sensibilizzare i torinesi sulle tematiche ambientali, soprattutto sui fiumi cittadini.

L’ arco non è che una delle quattro opere che giacciono sulle rive dei nostri corsi d’ acqua, altre infatti se ne possono  trovare in altri punti della città: sulla Dora troviamo “Frame #0” pensata dai ragazzi di Crossafade idea, sulla Stura “Visione” delle sorelle Psenner, sul Sangone “Messaggi in bottiglia” di Alessia Binotto e Valentina Gamba e sul Po “In/cubo” del collettivo PLinTo.

un arco di plastica sul Po

Le opere artistiche sono il frutto di un concorso indetto dall’ associazione nel 2012 e sono tutte incentrate sulla sensibilizzazione dei torinesi dell’ importanza delle acque cittadine che sono state la culla della città sin dai tempi della propria fondazione.

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Sull’ arco “In/cubo”, ad esempio, è descritto in ogni fase il nostro consumo di acqua e la nostra produzione di rifiuti di tipo plastico.

L’ arco è ripieno di 1700 bottiglie, indirettamente fornite dalla cittadinanza, ed è esattamente la quantità di acqua minerale consumate dai torinesi in  90 minuti!!!

un arco di plastica sul Po

Sull’ opera viene spiegato tutto il processo di raccolta e riutilizzo della plastica, e in che cosa può essere reimpiegata la quantità prodotta se innescata in un processo di riciclo.

Anche la posizione e la forma creata dagli artisti non è casuale, la forma invia un messaggio di inclusione, tutti siamo parte di questo processo, mentre la posizione sta ad indicare che questo “in/cubo” riguarda sia le acque che la terraferma, insomma tutto ciò che ci circonda è coinvolto nei nostri atteggiamenti, e quindi ogni nostro gesto deve essere responsabile se non vogliamo che il titolo dell’ opera, “90 minuti da in/cubo” , diventi un oscuro presagio.

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Alessandro Rigitano

 

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