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Gregorio e il sogno delle 18 buche

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Ha 36 anni, è torinese. E ha una abilità: il golf. FIn qui tutto bene, ma leggete tutta la storia.

Quella che vi raccontiamo è una vicenda di abbattimento di limiti, di superamento di barriere. E’ la dimostrazione pratica del termine “diversamente abile”, anzi abilissimo.

Lasciamola raccontare, questa storia, direttamente dal protagonista, Gregorio Guglielminetti: «Ho avuto una tetra paresi spastica derivante dalla mancata ossigenazione del cuore durante i primi attimi di vita; i medici di allora avevano detto a mia madre che se fossi riuscito a mangiare da solo sarebbe stato un miracolo».

Gregorio e il sogno delle 18 buche

 

Morale: a tre anni Gregorio ancora non camminava, ma «Grazie alla tenacia di mia madre, la quale ha sempre creduto nella mia volontà, sono riuscito a farcela. Lei ancora ricorda di quando mi appoggiava su di un mobile del salotto e voleva farmi fare il primo passo; alla milionesima volta che cadevo nelle sue braccia sono riuscito a cominciare a camminare».

Continua: «Anche mio padre mi ha sempre incentivato a fare di più, ad esempio quando ho imparato a parlare, lui mi diceva che “anche Cicerone dell’antica Roma era balbuziente, per risolvere questo problema aveva iniziato a parlare con dei sassi in bocca, è stato faticoso ma poi è diventato più grande oratore della storia di Roma”».

Ma si diceva, la tenacia e la forza di volontà: Gregorio è cresciuto, consapevole delle sue capacità e potenzialità, con l’ausilio del computer che ha eliminato la lentezza nello scrivere si è laureato a pieni voti. E poi lo sport.

Gregorio e il sogno delle 18 buche

 

«Ho praticato tutti i tipi di sport, dall’equitazione al calcio, dalla vela al golf. Nel 2011 ho saputo dell’esistenza della Federazione Italiana Golf Disabili (FIGD) la quale mi ha invitato al mio primo Open d’Italia a Rapallo; con tenacia sono riuscito a vincere il Campionato Italiano di golf e arrivare secondo in ambito internazionale. Dal 2011 ad oggi ho vestito la maglia della Nazionale Italiana di Golf Paralimpico e la vesto tutt’ora; durante questi ultimi 2 mesi ho re iniziato a partecipare al tour Europeo dedicato ai diversamente abili, partecipando all’Open del Portogallo – classifica ottavo della mia categoria – e all’Open di Francia – quinto».

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E adesso? «Questi eventi mi hanno permesso di sperare di creare in Italia un mondo nuovo in cui sia gli abili che i disabili riescano a convivere insieme partendo dal presupposto che siamo tutti esseri umani. La mia idea sarebbe quella di creare una scuola di golf dedicata alla formazione di nuovi atleti paralimpici al fine di arrivare preparati e motivati alle prime paralimpiadi di golf; ho già la struttura e i maestri, il problema è che mi manca il paragolfer – è una specie di kart che permette agli atleti in carrozzina di giocare in piedi».

In bocca al lupo… o meglio, in bocca “alle 18 buche”!

Andrea Besenzoni

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