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30 Giugno 1853: a Torino nasce la Cassa di Risparmio

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30 Giugno 1853: approvato il regolamento C.R.T.
30 Giugno 1853: approvato il regolamento C.R.T.

Gli italiani sono un popolo di risparmiatori per cultura e tradizione, e anche i Re sabaudi non sfuggono a questa speciale categoria.

Ad onor del vero, la mossa di Carlo Felice prima e Carlo Alberto poi, di fondare molte casse di risparmio sparse sul territorio era improntata verso una visione molto oculata per la crescita economica del piccolo Regno che, in questo modo, avrebbe avuto i capitali da poter reinvestire in sviluppo e crescita sul territorio stesso.

30 Giugno 1853: approvato il regolamento C.R.T.
30 Giugno 1853: approvato il regolamento C.R.T.

 

Sotto questa visione illuminata si decise di usare le strutture già presenti della “Cassa de’ censi e prestiti”, banca fondata nel 1795 per ammortizzare i debiti della città di Torino ma poi rimasta inutilizzata, per poter dare il via ad una nuova realtà di credito.

Nacque così il 4 Luglio 1827 (data, il 4 Luglio, che ritornerà per un altro successo torinese: la Fiat 500) la Cassa di Risparmio di Torino, seguita negli anni successivi dalle Casse di Alessandria (1838), Asti e Bra (1843), Vercelli (1851), Cuneo (1855), Biella (1856), Savigliano (1858), e poi nel XX secolo a Saluzzo, Fossano, Tortona, Pinerolo, Chieri, Ivrea, Casale e Novara.

Ma la neonata Cassa del capoluogo era di fatto dipendente dal Comune e solamente il 30 giugno di 162 anni fa fu firmato e approvato dal Re Vittorio Emanuele II il nuovo regolamento che benediceva la totale indipendenza dell’ istituto di credito dall’ ente pubblico che da quel momento non poté più interferire con le decisioni prese dalla banca che a quel punto divenne parte integrante del tessuto economico cittadino.

30 Giugno 1853: approvato il regolamento C.R.T.
30 Giugno 1853: approvato il regolamento C.R.T.

 

La nuova realtà spinse i progetti e le attività del territorio fino al 1998 quando insieme ad altri istituti bancari del Paese la Cassa di Risparmio di Torino confluì nel “Unicredito italiano”, che dopo successive fusioni si trasformò nell’attuale Unicredit Banca, presente non solo sul territorio nazionale ma anche in altre zone d’Europa come Austria, Svizzera ed ex paesi del blocco sovietico, contando più di 40 milioni di clienti.

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Un futuro roseo ma sicuramente non prevedibile dal primo Re d’ Italia che comunque si dimostrò lungimirante nel prevedere l’utilità di una banca privata che operasse sul territorio.

Alessandro Rigitano

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