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Bello, ma complicato. Le pagelle granata 2014/2015 parte 1

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Torino Fc 2014/2015 Bello, ma complicato. Le pagelle granata 2014/2015 parte 1
Torino Fc 2014/2015 Bello, ma complicato. Le pagelle granata 2014/2015 parte 1

LA SQUADRA 8

solo mezzo voto in meno dell’anno scorso. Perché perdere in un colpo solo la coppia d’oro dello scorso anno, ritrovarsi con lacune abnormi dalla cintola in su, riuscire, dopo un inizio semidrammatico, a risalire la china e a compiere imprese come quella di Bilbao o a raccogliere risultati assenti da anni (espugnare San Siro nerazzurra, battere il Napoli in casa, vincere il derby) è stato pazzesco.

Per certi versi, dalla vittoria a Cesena al derby, mi sono divertito quasi di più rispetto ai tempi di Cerci e Immobile: una soddisfazione dietro l’altra, l’idea che i miracoli esistessero davvero, che ce la si potesse sempre fare, la sensazione di vivere un sogno.

Poi i sogni finiscono, i miracoli non possono ripetersi all’infinito e resta l’amaro di una qualificazione europea, seppur più difficile della stagione passata data la concorrenza qualitativamente più temibile, sfuggita per due punti sia per episodi poco fortunati che per un mancato rafforzamento in sede di mercato. Però tecnico e ragazzi hanno dato tutto, andando anche al di là dell’effettivo valore della rosa: a loro va l’applauso più grande.

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IL MISTER 8,5

Un girone di bocconi amari e di duro lavoro, a cui è seguita una resurrezione nel ritorno, a raccogliere i frutti seminati in tempi bui. Ventura ha costruito una squadra con un’identità di gioco, con voglia di migliorarsi e con fame e il materiale a disposizione non era certo il top: un mezzo miracolo, se non di più. Ha ragione quando dice che i tifosi sono andati a Bilbao o hanno riempito lo stadio per il derby perché erano convinti di veder vincere il Toro e non solo per vedere giocare il Toro.

Mezzo voto in meno per alcune esternazioni di cui si sarebbe fatto volentieri a meno quando le cose non andavano bene (il “mi chiederete scusa”, il gesto del tagliagole dopo il derby) e per aver snobbato, ancora una volta, la Coppa Italia.

LA PORTA

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Jean-Francois GILLET 6

Il gatto di Liegi riparte da Brugge, para tutto e Padelli si agita: tempo un paio di partite e torna titolare in campionato, coro dei tifosi, tutto sembra tornato a prima della squalifica per i fatti legati al calcioscommesse.

Appunto: sembra.

La vicenda, su cui, visto come cambiano spesso gli scenari con colpevoli che diventano innocenti e viceversa, non è il caso di tornare, ha segnato Gillet che, pur senza mai combinare grossi pasticci, sembra un po’ più insicuro del passato. Una certa parte dell’ambiente rivorrebbe Padelli e inizia a fargli le pulci su qualsiasi intervento mancato (vedi gol di Pirlo al 94’). Saluta a gennaio, nel pasticciaccio brutto che ci porta a dover bruciare un posto nella lista Uefa.

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Daniele PADELLI 5

stagione sulle montagne russe per Padellone: inizia con la convocazione in Nazionale, prosegue con l’esclusione dalla porta in favore di Gillet dopo una serie di errori, porta riconquistata verso la fine del girone d’andata. Al di là della simpatia umana che si può provare per lui (già solo il modo in cui esulta guardando i tifosi quando segniamo è epico), le prestazioni sono state al di sotto della sufficienza: sì, c’è la parata sul rigore a Firenze o il miracolo su Sturaro nel derby, ma, onestamente, non stiamo parlando di un dilettante messo in porta, bensì di un portiere di serie A e che faccia, ogni tanto, qualche grande parata non è cosa di cui stupirsi.

Purtroppo rimangono molte di più le insicurezze e l’errore contro l’Empoli, più simile a un bug di Pes che alla vita reale, in una partita così fondamentale finisce con l’essere stato qualcosa di troppo grosso.

 

LA DIFESA

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Cesare BOVO 6,5

qualche sbavatura in più rispetto allo scorso anno, ma avere un Bovo come prima riserva della difesa è qualcosa di importante. Impiegato, quando è scattata all’emergenza, anche in mezzo al

campo, è stato dignitoso (vedi a Copenaghen o nel ritorno con lo Zenit, meno bene a Empoli). Continua a tirare bene le punizioni, ma, al tempo stesso, a non buttarle mai dentro.

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Matteo DARMIAN 9:

cosa dobbiamo dire ancora su questo ragazzo che non sia stato detto? Che è diventato il terzino destro più forte d’Italia e un punto di forza della Nazionale? Che è riuscito anche a trovare la via del gol, siglandone due dei più importanti dell’anno (Bilbao e derby)? Che Stakanov gli fa un baffo?

Che ogni tanto gli scappa anche un numero alla Cristiano Ronaldo (vedi Toro-Chievo)? Che gli vogliamo talmente bene che pensare al suo probabile addio è una di quelle eventualità che non fa dormire? Semplicemente epico.

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Kamil GLIK 9,5:

se parlare di Darmian era dura, di Glik lo è ancora di più. Lo scorso anno si pensava avesse ancora margini di miglioramento, ma non così. Leader totale della difesa, difensore goleador (sette reti in campionato, una in Europa) con tempismo nello smarcarsi e nel colpire di testa che molti attaccanti (anche, soprattutto, nostri, si sognano) e, soprattutto, quella fascia portata degnamente come i grandi del passato: capitano e capopopolo. Non portatecelo mai via.

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Pontus JANSSON 6,5:

inizia bene la stagione, autorevole e con poche sbavature. Se cercate su YouTube “Jansson Udinese”, apparirà un filmato di un suo disimpegno di gran classe che provocò pazzeschi ululati di godimento in Maratona. Poi si perde leggermente, complice lo schieramento a centrocampo in coppa contro la Lazio dove è disastroso: tre giorni dopo, ancora in confusione, origina il rigore del 2-2 al Cesena con un mani ingenuo. Da lì in poi vedrà meno il campo, complice un Glik che non vuol saperne di uscire per rifiatare. Il materiale di base, comunque, è decisamente buono.

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Nikola MAKSIMOVIC 6,5

lui è sempre tanta roba: potenziale enorme, piedi discreti, fisicità pazzesca, capacità di dribbling. Detto questo, non riesce a bissare totalmente la bella annata precedente: qualche amnesia di troppo è stata pagata cara e non gli ha permesso il salto di qualità. Ora bisogna stabilire se lo farà a Torino o altrove.

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Cristian MOLINARO 6,5 stagione più che dignitosa, quella dell’ex parmense che, con tutti i suoi limiti, si fa trovare sempre pronto, ara la fascia e ogni tanto mette lo zampino in alcune azioni fondamentali per la stagione (il gol dell’1-1 all’Athletic, per esempio). Non sarà bello a vedersi, avrà il record mondiale di botte fortuite prese in ogni partita (almeno tre volte finisce a terra e non fa quasi mai scena: mazzate sullo zigomo, sul naso, sul petto. Tutte a lui), ma è efficace: ottima alternativa ai terzini titolari.

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Emiliano MORETTI 8,5:

dopo il derby di andata, uno juventino poco avvezzo alle prestazione morettiane mi ha chiesto se giocasse sempre così.

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Sì. Testa alta, senso dell’anticipo e della posizione, duro, ma corretto. Rispetto allo scorso anno qualche piccola, piccolissima sbavatura in più, compensata da una maggior tigna (l’incavolatura dopo la partita con lo Zenit all’andata e il ringhio in faccia a De Rossi dopo il rigore inesistente in Toro-Roma 1-1 sono manifesti di come ci si debba guardare dalla rabbia dei calmi) e dal gol a San Siro con cui è entrato nella Storia.

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Bruno PERES 7

presente dall’estate, ma tesserato in extremis, viene escluso dalla lista per l’Europa League. Entra col Verona e si conquista subito un rigore (sbagliato da El Kaddouri).

A Cagliari regala spettacolo, contro la Fiorentina sforna l’assist per Quagliarella che, confuso da cotanta grazia, non si accorge di aver segnato contro una sua ex ed esulta. A quel punto è matematico: ce ne innamoriamo. Il suo tocco di suola è l’erotismo applicato al calcio. L’apoteosi è la cavalcata del derby, quello che ci ha fatto capire che segnare alla Juventus non era reato e, nonostante la beffarda sconfitta, ha fatto scattare la molla per il prosieguo della stagione. Da lì s’inceppa qualcosa: alterna momenti da fenomeno (il gol alla Samp o la palla

recuperata nell’1-1 con la Roma, per esempio) a blackout difensivi dettati da voglia di strafare, amarezza per non essere stato nuovamente incluso nella lista e forse un po’ di involontaria presunzione. Chiude, comunque, di nuovo in crescendo, lasciandoci col punto interrogativo sul suo futuro.

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Gaston SILVA 6- da centrale ha sbandate paurose, da laterale sinistro, che non sarebbe il suo ruolo, piace di più. Sarà che ha il piede più educato di molti colleghi, ma i suoi cross sembrano decisamente intriganti. E’ giovane, ma deve decidere cosa fare da grande.

(Bello, ma complicato. Le pagelle granata 2014/2015 parte 2)

 

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