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Bello, ma complicato. Le pagelle granata 2014/2015 – parte 2-

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Torino Fc 2014/2015 Bello, ma complicato. Le pagelle granata 2014/2015 parte 1
Torino Fc 2014/2015 Bello, ma complicato. Le pagelle granata 2014/2015 parte 1

( Bello, ma complicato. Le pagelle granata 2014/2015 parte 1)

IL CENTROCAMPO

Torino Fc 2014/2015 Bello, ma complicato. Le pagelle granata 2014/2015 parte 1

Mijgen BASHA 6

rientra da un lungo infortunio e disputa uno spezzone di campionato non esattamente fortunato: contro la Lazio sfodera una delle migliori prestazione in granata, ma la stanchezza per tanti mesi senza calcio gli fa commettere l’incertezza da cui nasce l’azione dello 0-1. Contro il Parma segna il 2-0, ma, complice il clima di quella gara avvelenato dal fallimento dei ducali, afferma di non essersi sentito di esultare come avrebbe voluto. Contro l’Atalanta entra per far legna e si fa espellere dopo uno screzio col tamarrissimo Pinilla. Mette in campo tutto quello che ha, è uomo spogliatoio, è stato bello rivederlo sul terreno di gioco: il sei ci sta.

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Marco BENASSI 5-

non è per il pallone perso nel derby di andata, per il rigore scioccamente causato a Firenze, né per quella stramaledetta espulsione con cui ha condizionato la gara con lo Zenit.

E’ per la somma di tutto questo, per la reiterazione di situazioni lette male, per un’irruenza mal posta. Non è stato l’unico a sbagliare quest’anno, ma a differenza di altri che, sotto l’errore, facevano intravedere di avere “qualcosa” per cui aspettarli, lui non ha mostrato quasi nulla. Certo, le tre reti in campionato, una prova di sostanza fuori casa col Sassuolo o un derby disputato con grinta e criterio sono innegabili, ma è davvero troppo poco.

Nulla se si pensa alla valutazione economica che ne da l’Inter per la risoluzione della comproprietà.

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Omar EL KADDOURI 7,5

nelle pagelle dello scorso anno azzardammo: era lui la chiave del Toro, nonostante Cerci e Immobile.

Se si accendeva lui, le difese avversarie, già occupate a tenerne a bada due forti, non sarebbero riuscite a tamponare anche il terzo. Quando rimaneva spento, invece, era un monumento all’indolenza. Orfano dei due compagni, dopo un girone d’andata abbastanza inguardabile, si è ritrovato nella seconda parte della stagione, dando quantità e qualità e diventando, lo diciamo sottovoce, leader. Bei gol, grandi giocate e, soprattutto, voglia di lottare: il modo in cui avvia il 2-1 nel derby è sintomatico. Rischia di diventare un grande giocatore.

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Alex FARNERUD 5,5

stagione inferiore a quella precedente, con in comune solo la chiusura con un brutto infortunio. Sono mancati clamorosamente gli inserimenti in attacco dello svedese (un solo gol con la Lazio, poche altre opportunità) che si è riscoperto tiratore provetto di piazzati: molti i suoi assist da palla ferma. Essere la versione vichinga e tatuata del Mina di Amore, bugie e calcetto, però, non basta, se, con la palla in movimento, si incide poco.

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Alessandro GAZZI 8,5

doveva andare in B, allo Spezia. Gioca quasi per caso contro l’Inter e diventa baluardo. Duro come la rocca di Gibilterra, diventa quasi insormontabile per gli avversari, Gazzi impara anche a fare qualche apertura in un’annata dal rendimento clamoroso, in cui, quando è mancato, si è sentito davvero.

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Anche lui, come il resto della squadra, verso la fine del campionato ha iniziato a vedere San Pietro posizionato sulla traversa, ma solo perché, anche se di polmoni ne hai quattro, prima o poi li finisce. Mastodontico.

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Alvaro GONZALEZ 5,5

un’insufficienza, sì, ma a ben vedere nemmeno per colpa sua. Il fatto è che, se ti manca più di qualcosa a centrocampo, a gennaio non puoi permetterti di acquistare un giocatore con qualche acciacco di troppo, perché non darà l’apporto richiesto. Come volevasi dimostrare.

Antonio NOCERINO, Ruben PEREZ e Juan SANCHEZ MINO 5

seppur per motivi differenti, accomunati dal destino di aver fatto male o non aver fatto proprio, sono il manifesto dell’errata campagna di  rafforzamento estiva nella zona nevralgica del campo: su quattro centrocampisti, tre sono andati via a gennaio e il quarto è Benassi.

Risultato: tutto da rifare tra qualche settimana. Un gran peccato.

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Giuseppe VIVES 6+

contro Vives è facile accanirsi. Non è bellissimo a vedersi, fa qualche retropassaggio di troppo (eufemismo), non sempre è in posizione. Lo scorso anno qualcuno si era illuso che sapesse fare il regista: i lanci li avrebbe anche buoni, ma quando davanti hai due che corrono come treni, si sa, è più facile. In questa stagione è partito male, ma poi, passato nel suo più naturale ruolo di mezzala, ha avuto un rendimento dignitoso, entrando anche in alcune situazioni importanti: il pareggio in extremis a Firenze, il rigore conquistato a Bilbao, la freddezza nel porgere un assist d’oro a Maxi Lopez contro la Roma.

Per l’anno a venire, però, se si vuol fare il salto di qualità, deve essere un (buon) rincalzo e non uno dei perni in mezzo al campo.

L’ATTACCO

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AMAURI Carvalho de Oliveira 5

Se l’ultimo giorno di mercato fai partire Cerci per prendere Amauri, allora te la cerchi.

L’esordio a Torino è una foto in camicia bianca in cui sembra Depardieu, che, in realtà, non gli rende giustizia: gli addominali dell’ex palermitano sono di livello. Purtroppo, però, non è quello di tre-quattro anni fa e lo si sapeva: l’impegno è innegabile, ma la pericolosità è tutta un’altra storia. A volte sembra essere dieci secondi nel futuro, come quando salta ben prima che arrivi un cross.

Al di là dell’ironia sulla sua bravura nel fare l’animatore (braccia alzate a chiamare l’urlo del pubblico, primo a far festa coi compagni anche dalla panchina), ce l’ha messa veramente tutta, ha segnato tre gol (due in coppa, uno in campionato), ma non riesce ad arrivare alla sufficienza. Al rispetto perché ha dimostrato di tenerci, onestamente, sì.

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BARRETO Paul Vitor 4

stagione fallimentare, l’ennesima. Tenuto inspiegabilmente a gennaio, non ha più visto il campo. A occhio e croce, si chiude qui la sua deludente esperienza granata.

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LARRONDO Marcelo 4

dopo l’illusoria doppietta contro il Bromma, inizia a fare scempio di gol falliti contro lo Spalato, prosegue inaugurando la tragica serie di rigori sbagliati contro l’Inter, oltretutto scippando la conclusione a un compagno, e finisce con prestazioni in cui incide zero. Non si pensava che fosse un fenomeno, ma nemmeno un giocatore che, a tratti, non è parso nemmeno una punta: la verità, probabilmente, sta nel mezzo, ma si spera che siano altri a scoprirla.

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MARTINEZ Josef 5,5

atteso come un Messia prima ancora di averlo visto giocare (se l’alternativa sono i magnifici due di cui sopra, non c’è da stupirsi), dà veramente l’anima: corre, si butta in scivolata, in certi frangenti stacca allo Zamorano, fa da guastatore.

Però, pur essendo l’unico granata a segnare in tutte e tre le competizioni, raramente è efficace, specialmente nel girone di ritorno (derby escluso): movimenti sbagliati, gol mancati clamorosamente (specialmente contro il Sassuolo) e la sensazione che, col suo essere arruffone, finisse per diventare preda facile per i difensori avversari.

Ed è un peccato, perché ci tiene davvero anche lui alla maglia, come dimostrano l’urlo al 3-2 di Darmian a Bilbao, mentre si appresta a entrare in campo, o le lacrime dopo essere stato sostituito nella Milano rossonera. Bisogna capire se i margini li ha, se può crescere altrove per poi tornare più forte o se ci si dovrà separare.

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MAXI LOPEZ 8

gli ho sempre voluto bene: a Catania mi piaceva, ma, soprattutto, mi piacque un suo gol pazzesco allo Juventus Stadium, in Coppa Italia, ai tempi del Milan. Però non ci credevo nemmeno io: annate difficili, guai fisici, gossip vari.

Invece Ventura l’ha rigenerato e lui si è fatto rigenerare, come se aspettasse solo il Toro per tornare fenomenale. Movimenti da attaccante vero, istinto da killer davanti al portiere, un certo grado di altruismo: tutte caratteristiche che l’hanno portato a diventare l’eroe della

doppia sfida contro l’Athletic e il beniamino dei tifosi. La chicca di Maxi che salta più in alto di Icardi per offrire l’assist decisivo a Moretti a San Siro è da gourmet, il fatto che, dopo il pazzesco 2-0 al Chievo, non si sia riuscito a trattenere dal venire sotto la Maratona dopo non aver festeggiato il primo gol alla sua ex squadra ha scaldato più di un cuore, il suo fisico non perfetto dimostra che puoi essere bomber vero anche senza fisico bionico.

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QUAGLIARELLA Fabio 7,5

Pagella controversa: da una parte ci sono 13 gol (record personale uguagliato), il suo peso nella manovra offensiva, il non essersi mai risparmiato (un derby giocato rabbiosamente e impreziosito con assist e gol decisivo, per esempio, o il non tirarsi in dietro nella battaglia del San Mames) a dimostrazione di non aver cambiato sponda del Po per svernare.

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Dall’altra, però, ci sono anche gli applausi allo Stadium durante la stracittadina di andata, la non esultanza in quello di ritorno, le parole apparse sulla Gazzetta alla vigilia dell’imminente finale di Champions League.

E’ che il calcio è un mondo complicato, che si basa anche sui sentimenti del tifoso e allora essere professionisti non significa solamente fare bene il proprio dovere sul rettangolo verde, ma, in certi casi, almeno tenere per sé determinate esternazioni. In parole povere: Fabio, nessuno ti chiede di odiare la Juve, ma certe cose dette pubblicamente non sono il massimo per un tifoso del Toro.

LA SOCIETA’ 5

Lasciamo perdere il mercato estivo, anche se si potrebbe scriverne per pagine e pagine, ma quando a gennaio hai la possibilità e il dovere, oltretutto dopo averlo promesso, di dare qualità dove manca (e per qualità non si intendeva Xavi o Iniesta, ma un paio di elementi alla Acquah) e la differenza fra l’aver raggiunto un obiettivo e il dire “che peccato” è proprio nell’assenza di quella qualità che serviva, al di là dei proclami si finisce con l’essere la parte meno meritevole (a esser buoni) della positiva stagione granata.

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NOI 8,5 sì, otto e mezzo a noi, a un tifo che, da gennaio ad aprile, ha riscoperto ancora una volta quanto sia bello tifare per il Toro. I miglioramenti della Maratona rispetto allo scorso anno e l’apporto in Primavera dei Curva Filadelfia Supporters hanno reso l’Olimpico un posto più bello dove stare e, soprattutto, ha permesso un derby in cui lo stadio è stato, finalmente, quasi tutto granata, senza curve cedute a nessuno e con una coreografia degna di questo nome. Commovente anche l’esodo a Bilbao, tinta di granata più che mai in una notte speciale.

Ognuno ha portato il suo mattoncino e, alla fin fine, siamo stato bravi. Se non usassimo Facebook nelle prime sei ore dopo qualsiasi partita, probabilmente lo saremmo ancora di più.

*Ps Ichazo, Masiello, Lescano e Rosso sono senza voto perché era, oggettivamente, difficile giudicarli con così pochi minuti a disposizione

 

A cura di Francesco Bugnone

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