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A Genova il Toro alza bandiera bianca

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A Genova il Toro alza bandiera bianca
A Genova il Toro alza bandiera bianca

Quando la schiena di El Kaddouri, che poco prima aveva pareggiato il gol di Iago Falque con un piazzato da sogno, ha deviato in rete la punizione di Tino Costa è stato come lo scoccare della mezzanotte per Cenerentola.

Le carrozze create da Ventura sono ritornate zucche e, di colpo, il Toro si è sentito, nelle gambe e nella testa, tutte le cinquanta partite di una stagione incredibile, ricca di imprese e che, se non si fossero persi alcune occasioni d’oro per strada, come nella surreale sconfitta interna contro l’Empoli, sarebbe stata di platino.

Invece la stanchezza assoluta ha preso i granata, mentre il Genoa ha continuato a uccidere un uomo morto, arrivando addirittura a segnare cinque reti e a rilanciarsi per la qualificazione all’Europa League, pur senza avere ancora la licenza Uefa.

I ragazzi non meritavano una tale umiliazione nel punteggio, ma il calcio è crudele e se il Brasile è sopravvissuto al 7-1 della Germania, ce la possono fare anche i granata.

A ben vedere è anche logico. Ci si è illusi che i miracoli di Ventura e dello spirito di squadra potessero essere eterni e valere un’altra qualificazione, ma i miracoli, per definizione, non lo sono e dietro il miracolo c’è una squadra allestita in maniera insufficiente, con pecche estive e, cosa ancor più criminosa, nessun intervento sostanziale a gennaio, tolta la scommessa Maxi Lopez vinta senza rendersene conto.

E dietro una squadra costruita male sul mercato, c’è una società che, in questi ultimi giorni, sta generando una cortina di fumo di parole (tra promesse trite e ritrite, paragoni azzardati, frecciate stucchevoli) che rischia di lasciare il solito arrosto magro. Il centrocampo del Toro è uno di quelli con meno qualità della serie A: saprà essere rifondato?

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Gli eventuali partenti saranno degnamente sostituiti? Si prenderà questo triennio come base per la crescita definitiva o sarà la solita partita a poker? Ai posteri l’ardua sentenza, con la paura di ritrovare la solita risposta.

Ora, con l’Europa definitivamente sfuggita, cosa si può fare? Si può e si deve chiudere con dignità la stagione, vincendo le due gare interne e provando a sfatare un altro tabù nella San Siro rossonera, perché il ricordo che si deve avere di questo 2014/2015 non debba essere Padelli che diventa un bug di Fifa vivente e si butta in porta il pallone o gli schiaffoni presi nel recupero ieri sera.

Ma la corsa sorridente della squadra sotto la Maratona (itinerante e non) tutte le volte che è stato buttato un ceppo di legno per ravvivare il fuoco nel camino di un sogno.

E sono state tante. E non ce ne aspettavamo così tante.

Francesco Bugnone

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