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Università e lavoro: la dura lotta del laureato disoccupato

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Torino Università e lavoro: la dura lotta del laureato disoccupato
Torino Università e lavoro: la dura lotta del laureato disoccupato

È una battaglia eterna, impossibile da esaurire, resterà in piedi finché non crolleranno gli edifici stessi che da anni e anni ospitano i due grandi saperi che muovono l’intelletto umano: la sfera scientifica e quella umanistica di un mondo costruito su un irriducibile bipolarismo.

Che non spaventi questo tono catastrofico, chi vive quotidianamente la diatriba tra successo e fiasco, gloria o miseria, sa bene quanto sia difficile la sopravvivenza quando vige la legge del più forte. Numeri alla mano, qui a Torino esistono ormai due grandi categorie di neolaureati: quelli che dopo ce la fanno e quelli che dopo non combinano nulla.

Il 20 aprile al Politecnico si è svolta un’intensa giornata di Orientamento per le future matricole.

Il rettore Marco Gilli non si è risparmiato un certo compiacimento, giustificatissimo, nell’affermare che dei 33 mila studenti sotto la sua campana ben il 90% degli ingegneri e il 70% degli architetti risultano occupati a un anno dalla laurea magistrale.

Torino Università e lavoro: la dura lotta del laureato disoccupato

 

Un grandissimo risultato per l’ateneo, oltre a una grande dose di benevolenza da parte della dea bendata che accompagna la bravura e il talento di giovani ragazzi intraprendenti. E cosa si può dire di tutti gli altri studenti?

All’interno dell’Università di Torino, solo il 58% dei laureati magistrali risulta occupato a un anno dal conseguimento del titolo (la media nazionale è del 56%). Il lavoro è stabile per il 33%, con un guadagno di circa 1.057 euro mensili netti.

Almalaurea, un consorzio interuniversitario che mette in relazione aziende e laureati, offre dati importanti in proposito, registrando un tasso di occupazione dei neolaureati triennali pari al 51% (media nazionale del 41%): il 35% è dedito esclusivamente al lavoro, il 16% lo coniuga con lo studio per conseguire la laurea magistrale (infatti, circa il 49% prosegue il percorso universitario).

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Numeri davvero poco incoraggianti, ma ormai nessuno studente, per quanto idealista e lottatore in nome di un mondo migliore, cammina più con gli occhi foderati di fronte alla triste realtà.

La consapevolezza è alta, la voglia di non mollare altrettanto. E poi, come si dice, per fortuna c’è la salute (amianto permettendo).

 

Manuela Marascio

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