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Non solo Expo, l’Oriente punta su Torino

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Non solo Expo, l'Oriente punta su Torino
Non solo Expo, l'Oriente punta su Torino

I cinesi sono dappertutto. Mai luogo comune è stato più reale quanto nell’attuale clima Expo, proprio qui a Torino.

Infatti numerosi sono stati i tour operator come la Glz International dell’Estremo Oriente, o compagnie del calibro di Turkish Airlines ad aver organizzato un soggiorno in Italia che prevede, prima di approdare all’esposizione milanese, un passaggio turistico dal capoluogo subalpino. Niente di speciale se si pensa che, per raggiungere la stazione EXPO a Milano, impiega meno un treno da Torino Porta Susa che un mezzo pubblico dal centrocittà.

Più interessante si fa la questione se invece si realizza il capitale culturale interscambiato fra le due popolazioni (ancor di più se i turisti in questione sono giornalisti colti).

Simbolo più di ogni altro, insieme al Giappone, di esotismo e orientalismo, tendenze saldamente affermare nel nostro Paese, è la Cina questa volta a scoprire l’Occidente nella sua millenaria cultura (non solo gastronomica).

Ma questa ospitalità sfida anche Torino a realizzare un’accoglienza d’eccezione, volta a presentare un’urbanità attenta ai prodotti innovativi, al marketing sensoriale e relazionale e alla promozione del territorio sulla rete.

Il Politecnico della città, l’ente Turismo Torino e Provincia e l’Istituto Confucio stanno giocando un ruolo fondamentale nel processo di fusione culturale che culmina nel padiglione condiviso all’Expo: oltre l’accessibilità linguistica, questione fin troppo sottovalutata in questo campo, è stato realizzato un contest dagli studenti del Politecnico dal titolo “lamiatorino si racconta in cinese” proprio in questa direzione.

 

Federico Biggio

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