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Tutto vero: Toro, il derby è tuo!

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Torino 2 Juventus 1 Tutto vero: Toro, il derby è tuo!
Torino 2 Juventus 1 Tutto vero: Toro, il derby è tuo!

Quando sei abituato a vincere, ci sono dei momenti in cui tutto sembra possibile, ogni desiderio diventa un ordine per il destino, come se si avesse a che fare con un immenso jukebox pronto a soddisfare ogni richiesta appena metti la monetina. Prendiamo la Juventus. Lo scorso anno, già campione e vicina al record di punti, va a Roma.I tifosi pensano che sarebbe bello vincere all’ultimo secondo con un gol di Osvaldo, giocatore più odiato dai giallorossi.Mettono la monetina: succede. I tifosi, tempo dopo, pensano che, dopo aver perso 2-1 in casa all’andata, sarebbe bello ribaltare la situazione a Firenze in Coppa Italia, dicono sicuri “stasera vinciamo 3-0, vedrete”.

Mettono la monetina: succede di nuovo. Sorteggi di Champions, quarti di finale: sarebbe bello pescare il Monaco. Mettono la monetina: esce il Monaco. Ancora sorteggi di Champions, stavolta semifinali. Delle tre possibili avversarie, quella che piace di più è il Real Madrid. Mettono la monetina: esce il Real Madrid.

Ecco perché il tifoso del Toro inizia a toccare il toccabile, quando il tifoso bianconero dice che sarebbe bello vincere lo scudetto in faccia ai cugini durante il derby. Certo, dovrebbero perdere tutte e due le romane e, contemporaneamente, la stracittadina dovrebbe tingersi di bianconero, come accaduto nelle ultime sette circostanze, ma quel jukebox inizia a fare paura e, dopo la rete di Icardi in extremis il sabato sera, il pensiero della monetina che entra e avvera il tremendo desiderio, inizia a essere un’eventualità reale.

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Invece no. Nonostante un fardello di vent’anni senza successi contro la Juventus, che pesa eccome se si pensa, per esempio, alla gestione degli ultimi minuti dell’andata, il Toro ha staccato la spina al jukebox. Lo ha fatto con una gara tatticamente perfetta, in cui tutti sapevano cosa fare e come muoversi. Lo ha fatto reagendo al solito schiaffone di Pirlo, che oggi è stato mezza squadra, schiaffone arrivato dopo una buona mezzora iniziale, seppur senza palle gol pulite e che, visti i precedenti, avrebbe potuto mandare giù un dinosauro. Un dinosauro, ma non un Toro, questo Toro.

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Quando ci si sta rassegnando a un intervallo di sommessi brontolii e di speranze già infrante, Quagliarella, che non esulterà, ma gioca un derby di pura determinazione mista a qualità, anticipa uno svagato Bonucci e ha la freddezza per aspettare l’inserimento di Darmian, il cui stop sbagliato diventa un sombrero su un avversario invisibile che finisce col rendere di pietra gli avversari reali: Lichsteiner continua ad abbracciare Maxi Lopez, Bonucci va verso la linea di porta, il fischiatissimo (e deludente) Ogbonna non sa bene cosa fare e il numero 36 granata è libero di far esplodere lo stadio più granata degli ultimi derby col 2000esimo gol del Toro in A.

L’inizio ripresa è ancora nel segno di Pirlo, che trasformerebbe in oro anche una punizione dalla propria area: il palo salva Padelli.

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Sono segnali, segnali che la monetina nel jukebox potrebbe non entrare. Al 57’ il segnale diventa una sirena rossa che illumina la notte di un ventennio senza successi: El Kaddouri dimostra di saper vincere un duello anche con la forza e ha il tempo giusto per premiare l’inserimento del solito Darmian che ricambia il favore a “Quaglia”, il quale, tanto per cambiare, segna a una sua ex, trovando il momento migliore per raggiungere il suo record personale di marcature in campionato.

Il finale alterna tratti di apnea totale (soprattutto tra 80’ e 85’) ad altri in cui sembra possibile chiudere la gara in contropiede.

La dea bendata, quasi a compensare la maniera atroce con cui si era perso allo Juventus Stadium, fa sbattere gli uomini di Allegri contro i pali per altre due volte, mentre Padelli diventa eroe su Sturaro. Poi il recupero giusto, ma infinito e il fischio più atteso, atteso da vent’anni, da quando c’era la lira, da quanto molti avevano ancora tutti i capelli, o pesavano venti chili in meno o non erano neanche nati e hanno continuato, per anni, a mettere la moneta in un jukebox che la sputava sempre fuori.

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Dopo una partita del genere, difficile parlare di singoli, ma ingiusto non farlo: Darmian ha scritto l’ennesimo capitolo di una carriera che si sta facendo splendida, con tanta corsa, un gol e un assist. Maksimovic ha sfoderato tutto il suo bello, come sempre, senza far mai vedere il brutto che ogni tanto propina. Glik è stato fenomenale in alcuni interventi spettacolari ed è riuscito a non farsi prendere dalla voglia di strafare, “accontentandosi” di essere un baluardo quasi insormontabile.

Benassi aveva qualcosa da farsi perdonare e ha messo tutto quello che aveva nella pancia per riuscirci: onestamente, ce l’ha fatta. Bruno Peres quando vede bianconero, ha voglia di ballare la samba. Quagliarella è stato, semplicemente, immenso, cantando e portando la croce: Dio solo sa come abbia fatto a non esultare dopo un gol così, ma le dichiarazione di fine partita valgono una corsa sotto la curva. Martinez ha portato il pepe che serviva nel finale, andando a saltare di testa su Ogbonna come neanche Zamorano. Ventura, in panchina, ha semplicemente indovinato tutto l’indovinabile e ha mantenuto la promessa più difficile.

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Il bello della vittoria sta anche nella sua utilità. Il derby resta sempre “LA” partita, ma non una partita fine a se stessa, bensì una partita che serve per raggiungere l’obiettivo europeo, visto che, in una giornata potenzialmente negativa, il Toro si ritrova a -2 dalla Fiorentina (incredibilmente sconfitta in casa dal Cagliari) sesta e a -3 dalla Samp quinta, pronto a giocarsi un difficile, quanto emozionante sprint finale per tornare a sentire la musichetta dell’Europa League. Questo dovrebbe tenere lontani i rischi di un appagamento, come accadde, per esempio, nell’82-83 dopo lo storico 3-2, ma anche nel 94-95, dopo quello che, sino a ieri, era l’ultimo successo granata, targato doppio Rizzitelli.

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Il bello della prestazione sta anche nel fatto che il derby di Torino sia tornato un derby reale e questo già dall’andata. Dopo anni di prestazioni al limite dell’indecoroso o piene di timore, il Toro è tornato a guardare negli occhi la Juventus, una Juventus davanti alla quale squadre più blasonate se la fanno letteralmente sotto. Poi puoi perdere all’ultimo minuto del recupero o vincere baciando i legni, ma sei tornato e non hai voglia di aspettare altri vent’anni per riprovare una gioia così.

Ieri pomeriggio, però, è successo anche altro. Ne stanno parlando molto e non tutti lo stanno facendo in maniera giornalisticamente corretta, ma non è una novità.

Sono discorsi che si dovrebbero affrontare responsabilmente, pesando le parole, rifuggendo logiche di parte, pericolose equiparazioni, fuorvianti bilancini. Non mi va di parlarne, non mi va di fare ancora più pubblicità a chi si è comportato in una determinata maniera. Prendo la mia moneta e la metto anch’io nel jukebox, chiedendo che, la prossima volta, si debba parlare soltanto di pallone. Prendo la mia moneta e la metto anch’io nel jukebox, convinto che la maggioranza delle persone presenti ieri voglia la stessa cosa che voglio io.

Francesco Bugnone (Foto Eurosportyahoo.com)

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