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Sassuolo 1- Torino 1: troppi “Consigli” fanno male al Toro

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Sassuolo 1- Torino 1: troppi
Sassuolo 1- Torino 1: troppi "Consigli" fanno male al Toro

Poco dopo il Natale del 2012, hai viaggiato sullo stesso aereo di Consigli, seppur in classi diverse. Pochi mesi prima ne aveva appena presi cinque, pur senza colpe, dal Toro a Bergamo e quindi l’hai guardato con un sorriso benevolo. Se avessi saputo cos’avrebbe combinato ieri a ora di pranzo, probabilmente, l’avresti infilato a forza su un aereo diretto verso un’isola deserta, convincendolo a non tornare mai più.

Già, perché sono state proprio le numerose parate di Consigli, alcune miracolose, come quella all’ultimo respiro su Quagliarella, a derubricare la partita contro il Sassuolo come occasione persa per il Torino, che, complici i risultati di Samp, Genoa e del derby milanese, può mangiarsi le mani per non essere diventata, con la vittoria che avrebbe meritato, la più autorevole candidata alla rincorsa al sesto posto, proprio alla vigilia di un Napoli-Sampdoria che avrebbe potuto far accorciare ulteriormente le distanze.

Sassuolo 1- Torino 1: troppi "Consigli" fanno male al Toro

Invece, nella partita dei tabù non sfatati (le vittorie di entrambe le squadre in quella sciagura denominata orrendamente “lunch match” rimangono pochissime, il Sassuolo continua a non aver mai battuto i granata in casa, il Toro continua ad aver vinto una sola volta con Calvarese) non basta militarizzare per 70’ minuti buoni la metà campo nero-verde e costringere Padelli a 90’ da spettatore non pagante per sbloccare un 1-1 deciso da un rigore inventato per il Sassuolo (realizzato da Berardi) e un altro dato per compensazione agli uomini di Ventura (trasformato da Quagliarella), che, rivedendo il replay, risulta altrettanto inventato in due inquadrature su tre (e molto dubbio nella terza).

Il Torino conferma per l’ennesima volta di avere un’identità di gioco chiara, di saper essere tatticamente perfetto in difesa (Glik non l’ha fatta mai vedere a Zaza, Moretti ha costretto Berardi a barcamenarsi nei pressi della linea laterale), di sfruttare la superiorità numerica in mezzo al campo ispirato da un Benassi finalmente convinto e convincente. Il solito mezzo miracolo diventato realtà del campionato, quindi.

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Però non bastano solo le parate di Consigli a spiegare l’amaro in bocca per l’occasione fallita. C’è un paradosso enorme: si è vista una bella prova di squadra, ma, al tempo stesso, dalla cintola in su, una prestazione non particolarmente positiva dei singoli, cosa apparentemente impossibile.

Sassuolo 1- Torino 1: troppi "Consigli" fanno male al Toro

 

Il Toro si muove come il suono di un’orchestra, ma, pur nella bellezza della musica, qualcuno stecca: Martinez sciupone oltre a ogni limite, Quagliarella talvolta troppo lezioso, Vives che alterna discrete giocate a blackout tremendi (un paio di retropassaggi a lanciare il contropiede avversario, per esempio), Farnerud troppo legnoso col pallone fra i piedi. L’assenza di un violino di qualità come El Kaddouri si è sentita. L’iniezione della succitata qualità nel prossimo mercato è vitale per non mandare al macero mesi di spartiti preparati con cura.

Detto questo è stato un Toro molto buono, tutto sommato non favorito da Calvarese (gli interventi in area su Quagliarella a metà ripresa e, soprattutto, su Farnerud al 90’, sembrano più da rigore dei due precedentemente fischiati) e che può giocare a testa alta la partita di domenica.

Sì, perché domenica c’è il derby, dannazione, il derby.

Un derby che potrebbe spalancare scenari allucinanti se si verificassero una serie di risultati sfavorevoli (cosa non molto probabile, è vero, ma stai iniziando a prendere in considerazione l’idea di prendere dei sonniferi nei prossimi giorni), ma un derby che, Ventura dixit, potrebbe essere la ciliegina sulla torta preparata da quattro anni. Una ciliegina che, con vent’anni di digiuno sul groppone, diventa quasi un miraggio, una cosa di cui conosci l’esistenza, ma a cui credi solo per atto di fede, visto che non sai nemmeno più come sia fatta o che gusto abbia. Forse è per questo che sarebbe ora di mangiarla ancora una volta.

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Francesco Bugnone

(Foto Eurosport)

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