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Un rigore dubbio sveglia il Toro: Roma riacciuffata

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Un rigore dubbio sveglia il Toro: Roma riacciuffata
Un rigore dubbio sveglia il Toro: Roma riacciuffata

Primo caldo, tempo di esordio stagionale delle bermuda allo stadio, una di quelle cose che ti mettono inspiegabilmente di buon umore. Dopo la non facile vittoria di Bergamo, il Toro ospita la Roma col rimpianto amaro di non averlo potuto fare qualche settimana prima, quando i giallorossi erano malati e avresti messo la mano sul fuoco su a una vittoria.

Capisci subito che non è così: gli uomini di Garcia stanno guarendo, il tridente Ibarbo-Ljajic-Iturbe non offre punti di riferimento, Nainggolan giganteggia a centrocampo, si vede il divario in sede di palleggio.

I granata non ripartono bene, i sudori diventano subito freddi. Una lunga malattia, però, lascia sempre strascichi e la Roma non fa eccezione: il nervosismo, per esempio. Iturbe inizia ad attaccar briga con chiunque, guadagnandosi i tuoi primi improperi, l’arbitro Irrati, non certo malevolo nei confronti degli ospiti, viene attorniato a ogni decisione leggermente contraria, la tendenza alla polemica inizia a serpeggiare. Nella prima frazione, però, al netto della preoccupazione, non conti molti tiri pericolosi verso la porta di Padelli, a suggellare il netto predominio territoriale avuto.

Un rigore dubbio sveglia il Toro: Roma riacciuffata

L’avvio di ripresa ricalca la prima frazione: attaccare sotto la Maratona non si tramuta in balsamo per ogni ferita e la Roma inizia a trovare anche la porta con Padelli sempre pronto a rispondere, talvolta con qualche intervento che fa la gioia dei fotografi. Poi, al 58’, Irrati indica il dischetto. Capisci subito che qualcosa non va quando vedi Moretti, notoriamente un lord inglese, che diventa verde di rabbia.

Neanche il tempo di estrarre il cellulare dalla tasca per chiedere a chi la guarda da casa se il rigore ci fosse, che Whatsapp ha già fatto il suo dovere: “scandaloso”, “inesistente”, “De Rossi ha trascinato la gamba”. Florenzi trasforma.

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Tu, al netto della rabbia, sei stranamente tranquillo.

Sei tranquillo perché sai che un fischio contro, in determinate circostanze, può, paradossalmente, girare una gara in tuo favore. Non certo all’ultimo minuto, non certo quando stai già giocando bene, ma quando manca ancora tempo e, al di là di una gara ordinata, non ti riesci a scuotere, può essere un toccasana. Infatti, complice l’ingresso di Maxi Lopez per un confusionario Martinez e un “Forza ragazzi” dagli spalti da mettere i brividi, inizia un’altra partita, che, stavolta, si gioca in due e al 64’ il Toro pareggia: lancio di Darmian fuori misura per tutti, ma non per Bruno Peres che riesce a crossare il pallone quando è ancora mezzo dentro, Vives, al limite dell’area piccola, scrive l’elogio della freddezza trovando i tempi giusti per servire al centro Maxi, la cui zampata fa venire giù lo stadio.

La Roma protesta, l’Olimpico è una bolgia, la gara diventa equilibrata anche se, alla solita fiera del paradosso, i giallorossi trovano più facilmente la via della conclusione (Florenzi coglierà anche un palo), rispetto alla prima ora di gara, quando giocavano quasi da soli.

Il Toro aspetta, prova a ripartire, ci crede e ritenta il colpo riuscito contro l’Inter, spingendosi all’attacco in pieno recupero.

Un rigore dubbio sveglia il Toro: Roma riacciuffata
Un rigore dubbio sveglia il Toro: Roma riacciuffata

Questo ti fa sorridere, perché è come se Ventura cercasse sempre il modo di conquistare i tre punti a seconda dell’avversario: contro l’Atalanta si gioca per vincere in una maniera, contro la Roma in un altro, senza perdere, ancora paradosso, ennesimo paradosso, la propria identità. L’ultimo paradosso di giornata è vedere De Rossi e compagni sperare nel fischio finale, dopo una gara condotta per la maggior parte del tempo: la testa di Gazzi, il sinistro di Farnerud, un cross pericoloso di El Kaddouri non capitalizzato da Quagliarella prima e ancora da Farnerud poi, sono mezze occasioni che fanno paura.

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Poi Irrati sancisce la parità, mentre Florenzi si lamenta, con un coraggio pari a quello con cui ha trasformato il penalty, ma di segno eticamente opposto, dell’arbitraggio e Rudi Garcia si conferma lontano parente di quel comunicatore sagace e acuto sbarcato come un marziano nel nostro calcio. Mentre Ventura risponde a tono, pensi che a come, a volte, l’Italia sia deleteria.

A fine serata, quando un errore di Duncan trasforma un tocco di De Jong in qualcosa di imparabile, permettendo al Milan di raggiungere la Sampdoria, capisci che, tutto sommato, in una giornata in cui il calendario era nemico, è andata bene: delle squadre impegnate per la lotta all’Europa League ha vinto solo il Napoli, e per di più in uno scontro diretto, e il Toro rimane lì a -6 dal sesto e dal quinto posto.

Il lunedì può iniziare senza il sorriso a trentadue denti della vittoria, ma con la consapevolezza di esserci e di giocarsela fino in fondo.

 

Francesco Bugnone

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