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I Multisala si “mangiano” i piccoli cinema?

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Che il nostro modo di vivere sia cambiato in maniera sbalorditiva negli ultimi 20 anni è una certezza che sfiora il luogo comune.

E’ come quando si dice che il nuoto è uno sport completo. E’ cambiato il nostro modo di comunicare, il nostro modo di fare la spesa, di viaggiare, e – fra le mille altre attività di una lista che non completeremo qui – è cambiato il nostro modo di vivere il cinema.esedra

 

Anche Torino, come ormai ogni metropoli che si rispetti, ha i suoi enormi Multisala, spesso inglobati all’interno di altrettanto enormi centri commerciali dove puoi fare la spesa, mangiare e vederti un bel film.

E la domenica vola via senza che tu te ne accorga. Possiamo dirlo: un tempo non era così. Basti pensare all’immensa sala del Reposi che, fino a qualche anno fa, poteva ospitare 2.700 spettatori ed oggi è frazionata in 4 sale, con una capienza decisamente più contenuta.

cuore

 

Assistere all’ultimo successo di Hollywood in mezzo a così tante persone era uno spettacolo nello spettacolo.

Nel 1985 l’incontro finale di Rocky IV scatenò l’entusiamo, le urla ed il pianto di una sala gremita in ogni ordine di posti come se l’incontro fosse avvenuto in carne ed ossa.

Un altro mondo, insomma, popolato tuttavia anche da tanti cinema “minori”, dove era possibile vedere a prezzi ridotti i cosiddetti film di “seconda visione”.

Molte di queste sale erano collocate all’interno degli oratori: Bruno Boschetto, ex gestore del Cinema Luce della parrocchia Santi Bernardo e Brigida di Lucento, ricorda che quarant’anni fa praticamente ogni chiesa ne aveva uno.

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Quel cinema ha chiuso nel 1983, altri invece hanno avuto una vita più lunga. Il Cuore di via Nizza, ad esempio, ha chiuso i battenti soltanto due anni fa.

cinema agnelli

 

Dei tre cinema di Barriera di Milano attivi negli anni Settanta, il Chatillon accanto alla chiesa della Speranza, il Cinema Rebaudengo dell’omonimo oratorio salesiano e il teatro Monterosa dell’oratorio (anch’esso salesiano) Michele Rua, soltanto l’ultimo è ancora attivo. Fino a qualche anno fa, tra proiezioni e spettacoli teatrali, registrava fino a 40mila ingressi all’anno.

Oggi la crisi, l’aumento delle tasse, la crescente offerta delle pay tv e lo streaming selvaggio hanno progressivemente affossato questa piccola e suggestiva realtà cittadina. Insieme a quello del Monterosa, anche il futuro delle altre 5 sale di seconda visione –Agnelli, Baretti, Erba, Esedra e Solferino- sembra essere molto incerto.

Si cercano nuove strade per continuare ad offrire un’alternativa per chi non si rassegna al pop corn gigante delle multisala: l’alternanza di spettacoli teatrali con le proiezioni cinematografiche, le rassegne a tema ed i cineforum, soltanto per citarne alcune. Perchè in fondo non sempre un cambiamento è sinonimo di miglioramento, no?

Edoardo Ghiglieno

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