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Festival dell’Oriente, l’altra parte del mondo al Lingotto

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Torino Festival dell’Oriente, l’altra parte del mondo al Lingotto
Torino Festival dell’Oriente, l’altra parte del mondo al Lingotto

Si è svolto negli ultimi due fine settimana di marzo il Festival dell’Oriente presso l’Oval del Lingotto Fiere: sei giorni di stand, dimostrazioni e immersione a 360° nei meandri delle usanze orientali, direttamente a Torino.

Nella nostra città questa è stata la prima versione dell’evento, già ospitato in passato a Roma, Milano e Carrara.

Il Festival dell’Oriente, che si presentava come una kermesse estremamente variopinta in grado di comprendere ogni aspetto del vastissimo mondo della cultura orientale, ha iniziato a “invitare” i torinesi dal primo week end di marzo, quando la città si è improvvisamente vista tappezzata di manifesti e volantini e tutti i siti internet gravitanti intorno a Torino si sono riempiti di banner con la locandina della manifestazione.

Il risultato è stato che i torinesi (e non solo), incuriositi da tanta solerzia nell’informazione last minute, si sono recati al Lingotto per assaporare un po’ di Oriente direttamente dal Piemonte.

Torino Festival dell’Oriente, l’altra parte del mondo al Lingotto

Ma com’è andata effettivamente? Il pubblico è rimasto soddisfatto del risultato?

Come spesso capita i pareri sono stati diversi: alcuni, affascinati dalla grande massa di stand, dalla esibizioni in costume e dalla vendita di gadget alquanto tipici quali simpatiche pagode cinesi, sono stati molto soddisfatti e si sono sentiti in qualche modo catapultati dall’altra parte del mondo, in culture e usanze lontane.

Di contro però altri, tendenzialmente i veri amanti della cultura orientale, sono rimasti un po’ delusi dal caos generato dai numerosi stand, nonché dalla compresenza di bancarelle dedicate alla ristorazione (la maggioranza) con altre dedicate a pratiche sportive o culturali.

Torino Festival dell’Oriente, l’altra parte del mondo al Lingotto

Un aspetto interessante che occorre sottolineare del Festival è che esso (indipendentemente dal risultato ottenuto) ha cercato di dare spazio anche a quelle realtà torinesi che si prodigano quotidianamente per diffondere le pratiche orientali, quali scuole di arti marziali, di danza e palestre di yoga, Tai Chi e affini.

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Per queste strutture il Festival ha messo a disposizione degli spazi per effettuare seminari, workshop e dimostrazioni; come spesso capita però, nonostante le migliori intenzioni, tali spazi sono risultati dispersivi, caotici e di difficile fruibilità per il pubblico.

Basti pensare che poteva capitare di trovare un gruppo di ragazzi intenti a dimostrare l’efficacia della arti marziali accanto allo stand del sushi o del gelato fritto, o ancora trovare allievi di Yoga, Nia e altre discipline rilassanti proprio accanto alla bancarella che produceva, vendeva e faceva suonare attivamente i Gong!

Torino Festival dell’Oriente, l’altra parte del mondo al Lingotto

 

Al di là comunque delle problematiche generalmente generate dalla compresenza di più attività tra di loro molto diverse, il Festival dell’Oriente ha ottenuto il risultato di attirare un vasto pubblico. Anche se per molti alla fine si è rivelato solamente un bazar disordinato che ben poco aveva a che fare con la pacatezza e la tradizionale “calma” generata dalla cultura orientale, nell’insieme si è rivelato un evento riuscito, pienamente nello standard del Lingotto Fiere e ha dato a un po’ di negozi, scuole di danza, palestre e (soprattutto) ristoranti, la possibilità di farsi pubblicità gratuitamente e di farsi vedere dal pubblico.

Probabilmente il prossimo anno ci sarà un’altra edizione del Festival e forse diventerà un appuntamento classico per il Lingotto in stile Torino Comics.

Possiamo solo augurarci che, rispetto a questa prima edizione, ci si allontani un po’ di più dall’idea di “mercatino-bazar” enorme, verso una maggiore attenzione per la cultura orientale pura.

 

Francesca Palumbo

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