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27 marzo 1861: il Parlamento decide di spostare la capitale a Roma

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27 marzo 1961: il Parlamento decide di spostare la capitale a Roma
27 marzo 1961: il Parlamento decide di spostare la capitale a Roma

Il percorso che ha portato ad un’Italia politicamente unita con sede di governo a Roma è lungo e tortuoso; un cammino che ha visto Torino prima capitale della monarchia sabauda e futuro stato italiano.

Ma già ai primi vagiti del neonato bel paese c’era chi voleva la città eterna come capitale del regno, nonostante quest’ultima fosse ancora possedimento pontificio e sotto la protezione dall’imperatore di Francia, Napoleone III.

Il 27 marzo del 1861 a Palazzo Carignano il parlamento vota, a larghissima maggioranza, Roma come naturale capitale d’Italia: lo stesso Cavour si espresse più volte durante il dibattito che precedette la votazione, dichiarando senza mezzi termini che <<… senza Roma capitale d’Italia, l’Italia non si può costituire … La questione della capitale non si scioglie, o signori, per ragioni né di clima né di topografia, neanche per ragioni strategiche … La scelta della capitale è determinata da grandi ragioni morali>>.

27 marzo 1961: il Parlamento decide di spostare la capitale a Roma

Parole la cui eco risuonò oltre i confini e che non lasciarono indifferente Napoleone III: ora il nuovo stato dichiarava di fatto la sua intenzione a sottrare il potere temporale su Roma al Papa.

D’altra parte Cavour non aveva mai fatto mistero di quale fosse la sua visione. Nell’ottobre del 1860, quando ancora non si era conclusa la spedizione dei mille e prima dell’incontro tra Vittorio Emanuele II e Garibaldi a Teano, dichiarò all’interno del parlamento la volontà <<che la città eterna, sulla quale venticinque secoli hanno accumulato ogni genere di gloria, diventi la splendida capitale del Regno Italiano>>.

Non tutti comunque pensavano a Roma come un simbolo di antico splendore, ma c’era chi come Massimo d’Azeglio ne vedeva il cuore di un decaduto impero corrotto e una città troppo legata alla storia del papato per diventare capitale d’Italia.

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Daniele De Stefano

 

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