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Torino dagli occhi a mandorla: 8513 i cinesi residenti in città

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cinesi a torino
cinesi a torino

Scordatevi gli stereotipi classici e, forse un pò razzisti che avvolgono il cinese “medio”, ovvero: centri massaggi, ristoranti, e odore di fritto, la Cina è una potenza economica mondiale, e lo sta dimostrando.

E’ di questi giorni la notizia secondo cui la Pirelli sia passata in mani cinesi, ovvero la proprietà dell’ azienda si sia spostata in oriente.

Non è certo la prima azienda che è interessata in questo tipo di affari, ma i rapporti con il grande paese orientale non finiscono qui, sono molto più stretti e solidi di quanto non si possa credere e noi, a Torino, ne siamo un esempio.

cinesi a torino
cinesi a torino

Il nostro Comune, oltre ad “addestrare” guide cinesi per l’ Expo 2015, ha una traduzione del proprio sito istituzionale proprio in Mandarino, merito o causa della vasta comunità cinese che è presente nel capoluogo: sono ben 8513 i cinesi che vivono all’ ombra della Mole, anche se nella nostra città non esiste un vero e proprio quartiere cinese, una China town, per intenderci.

I cinesi sono sempre molto schivi, lavorano molte ore, hanno spirito imprenditoriale, ma tendono a fare comunità a se, ed è per questo che il Comune ha tradotto in lingua cinese le proprie comunicazioni, per cercare di favorire l’ integrazione con le nostre leggi e istituzioni.

Integrazione che pare avvenga con molta più facilità nelle università torinesi, dove sono presenti circa 9000 studenti stranieri nei nostri Atenei, e il 26 % di loro ha attraversato il fatidico  “mezzo mondo” per studiare qui, ben 1 su 4.

cinesi a torino
cinesi a torino

Questo è sintomo che da Pechino credono nelle nostre potenzialità, nel nostro sistema universitario (che evidentemente propaga il proprio blasone per il globo), ma non solo: i laureati al Politecnico o all’ Università degli Studi, rimangono sul nostro territorio e spesso fanno impresa; come dicevamo prima i ragazzi cinesi hanno spirito imprenditoriale e questo viene a galla osservando gli export della regione Piemonte che, rispetto al 2013, verso la Cina sono aumentati di ben 85,3 %, e questo probabilmente grazie agli emigrati che, una volta insediatosi sul nostro territorio, non perdono i legami con la madre patria, e commerciano con essa.

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Il torinese del futuro avrà quindi gli occhi a mandorla? Probabilmente no, però a noi piace pensare che tra una Bagna càuda e l’altra, ci sia posto anche per un pollo alle mandorle!

 

Alessandro Rigitano

 

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