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“Topolino e la Donna Fatale”: all’asta, a peso d’oro, le figurine più rare

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“Topolino e la Donna Fatale”
“Topolino e la Donna Fatale”

Correva l’ anno 1936: l’ Italia aveva un Impero, c’ era il Re, il cinegiornale e… le figurine!

La raccolta degli album delle “adesive” arriva da lontano ed era strutturata in maniera diversa da quelle odierne, 79 anni fa era quasi una “raccolta a punti”: si riempivano gli album, e più se ne riempivano e consegnavano, più di valore era il premio ricevuto.

Accadeva così che grandi aziende si mettessero insieme per poter rilasciare i premi: a prendere parte a queste campagne anche Fiat e Lancia!

“Topolino e la Donna Fatale”
“Topolino e la Donna Fatale”

Un sodalizio tra aziende tra cui anche la Disney, che forniva i personaggi dei suoi fumetti, le case automobilistiche citate sopra, ma anche industrie dolciarie o editrici.

Ovviamente completare gli album non era così semplice, tanto meno finirne 200 per vincere la berlina di casa Lancia, la Aprilia o la prima 500 progettata da Dante Giacosa, da tutti conosciuta proprio come la “Topolino”, a causa  della somiglianza con il piccolo animale e dal successo che il personaggio Disney stava ottenendo nel primo dopoguerra.

“Topolino e la Donna Fatale”

Tra le figurine più rare compare Topolino con Greta Garbo (l ‘attrice svedese era molto famosa negli anni ’30), era la numero 41 della raccolta e si intitolava “Topolino e la Donna fatale”: questo pezzo raro pezzo è andato all’ asta Sabato scorso, 21 Marzo, ed aveva un prezzo base di ben 6000 Euro!

A gestire il prezzo la “Little Nemo”, casa d’ aste di via Ozanam 7 a Torino, che oltre a questo pezzo raro del collezionismo metteva all’ asta anche album incompleti (1200 Euro), e le altre figurine meno rare come ad esempio la 10 che rappresentava Paperino, la 21 con la Chioccia e così via.

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Insomma un successo di allora che si rivela essere un ever green, di cui ancora oggi si trovano collezionisti ed appassionati disposti a sborsare cifre importanti per questo pezzo di storia, che ritorna, e ci porta alla mente un ‘Italia e una Torino che non ci sono più.

 

Alessandro Rigitano

 

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