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Europa League: non basta un Toro fantastico. Torino 1- Zenit 0

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Europa League: non basta un Toro fantastico. Torino 1- Zenit 0
Europa League: non basta un Toro fantastico. Torino 1- Zenit 0

Questo articolo doveva essere diverso. Avrebbe dovuto parlare di un Toro che, seppur con la coperta corta a centrocampo (Farnerud è stato sostituito a metà ripresa da Bovo, per dire) ha premuto per quasi tutti i 90’, mettendo alle corde lo Zenit, ma senza riuscire a segnare, col rimpianto di non aver concretizzato soprattutto nei momenti di maggior furia (fase centrale del primo tempo, fase iniziale della ripresa, ultimo quarto d’ora con uno spregiudicato 4-2-4).

La partita perfetta, studiata benissimo da Ventura, ma che non è bastata per ribaltare lo 0-2 dell’andata, figlio anche di quella sciagurata espulsione di Benassi che ha complicato notevolmente i piani, mentre i granata stavano controllando agevolmente gli avversari.

Avrebbe dovuto parlare di uno Zenit che, a dispetto dei suoi milioni e di un allenatore spacciato immotivatamente per profeta, è venuto a Torino giocando come l’ultima delle provinciali (e ci perdonino provinciali come il Carpi che giocano un calcio fantasioso e spettacolare), perdendo vergognosamente tempo dai primissimi minuti di gara (cosa tollerata dal pessimo arbitro sloveno Jug) e non tirando mai in porta.

Europa League: non basta un Toro fantastico. Torino 1- Zenit 0

Una di quelle partite che se fosse stata fatta da una qualsiasi italiana in trasferta, avrebbe fatto metter mano alla fondina ad Arrigo Sacchi.

Avrebbe dovuto parlare di una squadra che le ha provate tutte, ha fatto meglio di un avversario più ricco e blasonato, ma evidentemente senz’anima, ma ha dovuto interrompere il suo splendido cammino sul più bello, davanti a un pubblico meraviglioso che ha incitato il suo Toro dall’inizio alla fine. Avrebbe dovuto parlare di cos’è andato e cosa no, di un’Europa onorata, di scenari futuri.

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Un pezzo amaro, adatto a una gara sì sfortunata, ma “normale”, anche se, quando non fai veder boccia a giocatori strapagati come Hulk, proprio normale non è.

Poi è arrivato il 90’ a cambiare le carte in tavola, trasformando una partita di pallone in qualcos’altro, varcando per l’ennesima volta la linea che porta il Torino nella dimensione in cui non riesce a vincere o a perdere normalmente una gara. Dal derby dei tre gol in tre minuti ai tre pali di Amsterdam, dai tre rigori contro in Coppa Italia contro la Roma al recupero folle contro il Genoa, passando per il penalty di Dorigo o il gol annullato ad Arma, si entra ancora una volta nel mondo del “Solo Noi”, nel bene o nel male.

Perché al 90’ Glik, stasera più che mai magnifico capitano, incorna perfettamente il corner di Bovo superando finalmente Lodygin e lo stadio esplode in un boato che diventa ancora più grande quando il quarto uomo segnala sei minuti di recupero: un mini supplementare per andare ai supplementari.

Europa League: non basta un Toro fantastico. Torino 1- Zenit 0

L’Olimpico è una bolgia, la gente sembra rimbalzare sugli spalti, la panchina entra quasi in campo. Glik, l’immenso Glik, va addirittura a crossare, la difesa russa respinge male, Quagliarella tira al volo, Maxi Lopez corregge di testa, ma, a portiere battuto, il sogno s’infrange addosso a Lombaerts che respinge sulla linea. Il rimpianto, già enorme, diventa un buco nero che risucchia i cuori, diventa pura trascendenza.

Al triplice fischio lo stadio canta come se avesse vinto, canta per onorare questi ragazzi infiniti, ben guidati da Ventura, che hanno guardato in faccia il calcio dei fantastiliardi e non ne hanno avuto paura, credendoci anche mentre il tempo scadeva e le reti da recuperare erano ancora due, andando a calcolare quei fottuti centimetri che gli hanno tolto un giusto premio quando ne mancava solo più una.

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Undici leoni si volevano, undici leoni sono stati e molti leoni sono andati anche al di là dei loro limiti come Gazzi che, non pago dell’essere un mediano sontuoso, si è improvvisato anche dribblomane di classe.

Rimane un groppo in gola, ma un groppo in gola che fa tenere la testa alta a guardare lo splendido cielo europeo e a urlargli contro che il Toro tornerà in Europa e sarà ancora bellissimo come a Copenaghen, come a Bilbao e anche come stasera, sì, stasera, anche se tutti hanno le guance rigate di lacrime, ma le lacrime non sono niente se dentro hai un orgoglio grande come il mondo.

 

Francesco Bugnone

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