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Il Toro paga la panchina corta

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Il Toro paga la panchina corta
Il Toro paga la panchina corta

Alla vigilia della partita della vita contro lo Zenit, non c’era, forse, avversario peggiore della Lazio di questo periodo: lanciata verso la Champions League, proveniente da quattro vittorie consecutive e con l’odore del sangue di una Roma in difficoltà da andare a prendere che centuplica le forze di una squadra già completa.

Come se non bastasse, Ventura deve fare i conti con la coperta cortissima, soprattutto in mezzo, e, quasi obbligato al turnover, rispolvera Basha dal 1’, rimette Jansson al centro della difesa, rilancia Amauri in avanti e schiera Gaston Silva da terzino sinistro, come a Copenaghen.

Il bello è che, per 70’, il piano sembra riuscire alla perfezione: la Lazio è imbrigliata, El Kaddouri gioca in maniera commovente, Gaston Silva si conferma interessante laterale in fase di spinta (crossa meglio di Molinaro), Basha è “gazzesco”

. Di contro, Bruno Peres continua il suo periodo no, Benassi sembra avere l’insufficienza tatuata sulla pelle e la coppia Amauri-Martinez è un pianto, il che compromette molto le velleità di ripartenza dei granata. Eppure la Lazio non sfonda, un po’ perché aspetta sorniona e un po’ perché non ha grossi spazi per far male.

Il Toro paga la panchina cortaIl Toro paga la panchina corta

Poi, a una ventina di minuti dal termine, c’è l’episodio che diventa il discrimine fra un periodo positivo e uno negativo.

Se, con Inter e Napoli, era girata bene, con Udinese, Zenit e anche Lazio c’è la mazzata: un pallone perso a centrocampo dallo stremato Basha, un contrattacco di Felipe Anderson che non riesce a essere fermato, un pallone che s’infila nell’angolino basso.

Poi, dopo il pareggio sfiorato dal subentrato Darmian, un’altra ripartenza laziale su errore granata e un altro tiro di Felipe Anderson che fa 2-0 nonostante una deviazione. Il colpo di testa alto di un soffio di Amauri, qualche istante dopo, fa capire che non si riuscirà nemmeno a riaprire la gara, con la zona Europa lontana nove punti anche grazie alla succitata Roma che continua il suo 2015 osceno facendosi regolare a domicilio dalla Samp.

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Ventura aveva preparato bene, nonostante le difficoltà di organico, la partita.

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E’ mancato qualcosa al momento dei cambi: forse sarebbe stato meglio far uscire Amauri invece di Martinez per inserire un Maxi Lopez che non è riuscito a dialogare al meglio con l’italo-brasiliano, ma, soprattutto, sarebbe dovuto uscire prima Basha in logico debito d’ossigeno.

Detto ciò, il discorso è più ampio e il miracolo sportivo fin qui portato avanti dal Torino, dai suoi ragazzi e dal suo tecnico ha oscurato le responsabilità di una società che, con una rosa ridotta letteralmente all’osso dalla cintola in su, non ha permesso di giocare al meglio su due fronti, che non significa andare in fondo e centrare entrambi i risultati, ma non doversi ridurre ad avere una coperta corta, o meglio un francobollo, nel momento clou della stagione.

Ora, però, la testa va a giovedì, dove, negli uomini, sarà un altro Toro per la “mission (quasi) impossible” di ribaltare il 2-0 di San Pietroburgo. Se c’è qualcosa di positivo da portarsi a casa dalla serata di ieri (oltre al fatto che, grazie a Dio, non si affronterà più la Lazio per tutta la stagione) è proprio il fatto che l’idea di puntare forte alla coppa dimostri come l’ambiente ci creda.

Il “Forza ragazzi” rimbombante al fischio finale, in vista dell’impegno infrasettimanale, è stato qualcosa di importante: c’è la voglia di fare tutto quanto è lecito per proseguire il sogno. Tra poco più di quarantott’ore, sapremo se anche la realtà la pensa così.

 

Francesco Bugnone

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