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Il Terrorismo B.R. a Torino: storia di una scia di sangue

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Le BR a Torino: storia di una scia di sangue
Le BR a Torino: storia di una scia di sangue

“I terroristi non a caso scelsero Torino come città particolare. Qui c’era la concentrazione della più grande forza industriale ed economica e la più grande forza organizzata del movimento dei lavoratori mettere in crisi una città come Torino significava mettere in crisi un sistema, lo Stato”, firmato Diego Novelli.

Il sindaco che ha guidato la città dal 1975 al 1985, sembra aver centrato in pieno i motivi per cui un movimento armato ed organizzato di quel tipo, abbia scelto la nostra città per compiere i propri atti di violenza e intimidazione, qui la classe operaia era molto forte, qui si concretava il potere economico e produttivo dell’ Italia tutta.

Le BR a Torino: storia di una scia di sangue

Per queste ragioni le Brigate Rosse, diedero inizio a delle azioni di guerriglia, colpendo chiunque, anche gli innocenti.

Ne è un esempio l’ assassinio di Emanuele Iurilli, morto per caso, per un destino fatale che lo ha freddato sotto casa, all’ alba di 18 anni il tramonto di una vita.

Ma non solo omicidi “sfortunati”, la maggioranza sono programmati, calcolati, pensati per poter colpire chi rappresenta lo Stato, il potere economico o chi ha la colpa di “servirlo”.

12 Marzo 1977 via Gorizia 67, è un sabato di manifestazione, il brigadiere Giuseppe Ciotta viene assassinato sotto casa davanti agli occhi della moglie, la sua colpa? Essere un servitore dello Stato, quello Stato che un giorno prima aveva ucciso Francesco Lo Russo nei tafferugli avvenuti a Bologna che  faceva parte di Lotta Continua, per la famiglia Ciotta non sarà un sabato qualunque.

3 Maggio 1977, a perdere la vita è l’ avvocato Croce, che viene ucciso a causa della sua presidenza all’ ordine degli avvocati: rivendicava una difesa per i terroristi al maxi processo, un processo che i brigatisti ritenevano una farsa.

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30 Settembre 1977, una rappresaglia da parte dei brigatisti per un agguato di destra avvenuto a Roma, si da alle fiamme il bar “angelo azzurro”, in via Po, nel rogo perderà la vita Roberto Crescenzio, uno studente di 22 anni.

La scia di sangue continua il 16 Novembre, Carlo Casalegno vice direttore de “La Stampa” cade vittima di un agguato nel suo androne di corso Re Umberto 54, reo di produrre un giornalismo servile contrario alla rivoluzione proletaria.

Le BR a Torino: storia di una scia di sangue

Il biennio 1978-79 è il più pesante che lascia sul campo un gran numero  di vittime: Lorenzo Cutugno (agente di custodia alle carceri “Nuove”), Salvatore Lanza e Salvatore Porceddu( poliziotti di leva sempre presso le “Nuove”), Piero Coggiola( dirigente Lancia), Carlo Ghiglieno(dirigente Fiat): tutti morti per i motivi sopra citati: rappresentano il quel potere che il popolo senza volto vuole detronizzare.

Infine Carmine Civitate e Charlie e Carla: il primo il gestore del “bar dell’ angelo” che avvisò la polizia che i secondi erano personaggi sospetti.

Il barista morì per ritorsione, perché considerato una spia, i secondi, brigatisti, per via dello sparo dei due poliziotti, che furono costretti a rispondere al fuoco.

Una scia di sangue e dolore, che rieccheggerà per sempre.

 

Alessandro Rigitano

 

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