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Toro ammazzagrandi: anche il Napoli va ko

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Toro ammazzagrandi: anche il Napoli va ko
Toro ammazzagrandi: anche il Napoli va ko

Mentre sali le scalette che portano in curva, pensieri contrapposti si fanno largo nella sua testa. Ci sono quelli pseudorealisti che temono, a tre giorni dall’impresa di Bilbao, un Toro stanco e sfavorito contro un Napoli che, pur giocando anch’esso di giovedì, non si è spremuto più di tanto contro il Trabzonspor dopo il 4-0 esterno dell’andata.

Tradotto: un pari andrebbe di lusso. Ci sono, però, anche i pensieri da inguaribile ottimista, quelli secondo cui le vittorie ti mettono le ali e, davanti a uno stadio pieno, non ti fan sentire la stanchezza nelle gambe. Quando Irrati fischia l’inizio, sembra buona la seconda.

Il Toro tiene il campo con autorevolezza, fa girare a vuoto gli attaccanti partenopei, cerca di imporre il proprio gioco. Purtroppo il possesso palla sfocia in pochissime conclusioni: una clamorosamente alta di Martinez da pochi passi e una a lato di pochissimo di El Kaddouri. Gli azzurri, ieri in bianco (in tutti i sensi), si sono visti solo dalla distanza e senza neanche impressionare troppo. L’intervallo riporta i brutti pensieri nella testa: ci sarà il calo, è inevitabile, ci tocca soffrire.

Toro ammazzagrandi: anche il Napoli va ko
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Infatti, nel secondo tempo, l’undici di Benitez inizia a prendere campo, seppur senza mai costruire palle gol particolarmente pulite, visto che dietro Glik le prende praticamente tutte. Il Toro chiude gli spazi, ma non riesce a ripartire, anche se hai l’impressione che la difesa non irreprensibile del Napoli, se presa d’infilata, possa andare in difficoltà. Preghi per un contropiede ben riuscito, ma ci pensa Koulibaly con un retropassaggio scriteriato dalla tre quarti per anticipare un El Kaddouri chiuso in fascia: corner regalato. Gli ospiti, mentalmente proiettati all’attacco, si ritrovano inaspettatamente a difendere nel giro di un secondo e la pagano.

Farnerud, sui piazzati, è come il Mina di “Amore, bugie e calcetto”: il sinistro è forte e teso. Quando vedi Glik che si libera dalla marcatura al centro dell’area hai già capito cosa sta per accadere e la rete che si gonfia, per la sesta volta stagionale dopo un tocco del Capitano, diventa una semplice conseguenza. Mancano ancora più di 20’, però, come a Bilbao dopo la rete di Darmian: una vita.

In quella vita, passi dal “sarebbe troppo bello se” ad attimi di terrore puro, quando Higuain imita il Martinez del primo tempo e si mangia un gol non da lui. Quindi, sgrani il rosario quando il subentrato Gabbiadini, che storicamente ti terrorizza appena tocca il pallone, per una volta decide di non segnare al Toro su punizione, centrando “solo” il palo.

Da quel momento in poi, però, il “sarebbe troppo bello se”, inizia lentamente a diventare consapevolezza del “si può fare” e del “è quasi fatto”, anche se il tempo scorre come una lumaca e ricordi di aver guardato cinque volte il tabellone e in quelle cinque volte era sempre l’87’. Un’azione in velocità da strabuzzare gli occhi viene fermata fallosamente, mentre El Kaddouri si appresta a presentarsi solo in area (e il fischio di Irrati non nota il vantaggio, con la sfera che arriva a Darmian): Bovo, su punizione, esalta Andujar.

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L’ottantasettesimo perenne diventa recupero, col Napoli che non trova lo spazio giusto, Bruno Peres che recupera palloni in quantità, ma meriterebbe una serie infinita di coppini per come li perde subito dopo. Poi, finalmente, finisce. Un’altra serata d’onore per il Toro che, dopo anni a vedersi sfuggire il risultato di prestigio, si ritrova di colpo ammazzagrandi.

Quando i ragazzi corrono sotto la curva, capisci che da grande vuoi diventare Kamil Glik. Il polacco è bomber e baluardo, capitano coraggioso e leader di una squadra che non perde da dodici turni consecutivi, non molla mai e, soprattutto, ha superato l’insuperabile: la nostalgia per il duo delle meraviglie Cerci-Immobile, cosa letteralmente impensabile fino a tre mesi fa. Eppure il lavoro di Ventura ha pagato, le sue scelte, anche impopolari, negli anni hanno pagato (ti ricordi quando pensavi che Sansone e Bellomo fossero le next big thing? Ti ricordi che fine hanno fatto ora?) e adessoi granata sono una bella raltà, che non ha bisogno di rivoluzioni, ma, al limite, di un pelo di qualità in più a centrocampo per potersi giocare sempre qualcosa di allettante.

 

Francesco Bugnone

 

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