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Il cielo è granata sopra Bilbao

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Il cielo è granata sopra Bilbao Athletico Bilbao 2 Torino 3
Il cielo è granata sopra Bilbao Athletico Bilbao 2 Torino 3

“Non sono così teso, era peggio all’andata, perché stasera, non abbiamo niente da perdere” questa è la frase che hai ripetuto come un mantra fino alle 18, quando, a smentirla, è iniziato l’andirivieni in bagno, quasi un esercizio ginnico che ti ha accompagnato fino al fischio d’inizio.

Il San Mames, la cattedrale, il pubblico dodicesimo uomo in campo, il 2-2 da ribaltare, Valverde che farà giocare alcuni titolarissimi tenuti fuori all’andata, tutti lì col ditino a ricordare queste cose, ma figurati se il Toro farà l’impresa, in quel catino, in quella bolgia. In effetti il momento dell’inno è stato impressionante, ma subito dopo si è iniziata a sentire la musica del settore ospiti che è stata la colonna sonora di tutta la partita.

Il Toro di Ventura, in campo, ha un leggero tremolio iniziale, ma poi, sotto la pioggia battente, decide di aver troppo voglia di fare l’impresa per perdere tempo ad aver paura e mette in campo testa, cuore e, perché no, classe. Le maglie sono azzurre, l’unico colore possibile per non confondersi troppo col biancorosso dell’Athletic, ma il modo in cui si gioca te le fa sembrare più granata del granata.

Il Toro ha la personalità come tredicesimo uomo in campo (il dodicesimo, come intuibile, è la Maratona da trasferta) e inizia a pungere appena può con una splendida conclusione di Quagliarella, poi pressa duro una difesa non irresistibile e Gurpegi cancella il suo gol dell’andata sbagliando il controllo sul “Quaglia” e stendendo in area Vives.

Il cielo è granata sopra Bilbao
 

Calcolando che il capitano basco uscirà per infortunio alla fine della frazione, sei sicuro che sia l’effetto delle miserie che gli hai tirato all’andato quando ha segnato il 2-2 sotto la Maratona. Non ti accorgi nemmeno che, dal dischetto, Quagliarella per poco non si fa parare il penalty: guardi solo la rete che si gonfia, in che modo non importa.

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Inizia, in quel momento, una partita infinita, con tante gare in una sola. Si fa gioco, la si vuole chiudere, la si rischia di chiudere, mentre l’Athletic sembra chiedersi cosa stia succedendo, ma come, non bastava affrontarli al San Mames per batterli? Come mai non se la fanno sotto? I nervi portano l’indisponente Aduriz a cadere e a protestare sempre, mentre Molinaro viene addirittura colpito da un pugno non visto dall’arbitro. L’aplomb di Glik e compagni, quasi da sigaretta all’angolo della bocca, fa ancora più infuriare i baschi che, però, come all’andata segnano al primo errore avversario: Williams, subentrato a Gurpegi, gioca per lo splendido Benat che pesca Iraola, lasciato solo da Molinaro. E’ l’1-1 con cui la qualificazione cambia ancora padrone, ma per poco.

Mentre tu preghi che arrivi in fretta il fischio di Liany per riprendere l’assalto al rientro dagli spogliatoi, temendo l’euforia post-pareggio dei padroni di casa, in pieno recupero arriva il momento chiave del match: El Kaddouri, ancora magnifico, si trasforma in Gazzi e vince un tackle, Vives ha i tempi giusti per premiare l’inserimento di Darmian che pennella per Maxi Lopez, pronto a incornare nel sacco. Mentre ti chiedi come si dica “coccodè” in basco, pensi anche che quella rete pesa una tonnellata: un eventuale terzo gol chiuderebbe la saracinesca, una marcatura dell’Athletic vorrebbe dire “solo” supplementari, l’intervallo puoi affrontarlo col sorriso.

L’inizio della ripresa, invece, lo affronti con una maschera di terrore. Il primo quarto d’ora sembra, in realtà, l’ultimo, talmente le squadre sono spaccate e lunghe. Inizia un tam tam di opportunità. Parte il Toro: El Kaddouri splendido maratoneta a sinistra, ubriaca un avversario e centra per Maxi che di testa e, soprattutto, di piede, strozza l’urlo in gola a un popolo. Replicano i biancorossi: cross di Rico, testa di Williams e palo. Ancora Toro: Quagliarella smarca Maxi Lopez davanti al portiere, ma il Galina sbaglia lo stop.

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Ancora Athletic: Muniain trova il corridoio giusto per mettere De Marcos davanti a Padelli, palla tra le gambe e 2-2. Quanto sei spietata, Europa.

Il cielo è granata sopra Bilbao Athletico Bilbao 2 Torino 3

Nessuna spietatezza, però, può fermare la voglia di vincere della squadra di Ventura e così, dopo un brevissimo momento di apnea, si ritorna a creare calcio nella metà campo avversaria. Al 67’ Molinaro allarga per El Kaddouri che decide di continuare l’opera di redenzione, dopo un inizio di stagione nel segno dell’indolenza, con un altro cross al bacio per Darmian e il mai troppo lodato terzino, uno dei simboli della quasi calvinistica etica del lavoro venturiana, incrocia al volo come il più consumato degli attaccanti.

L’immagine di Martinez che, pronto a entrare, spalanca la bocca per esultare è una delle tante perle della serata. Ora, per passare, l’Athletic deve farne due.

Deve farne, ma non li fa, perché il Toro decide di non concedere più neanche mezzo errore dietro. Maksimovic è bello da far male nel suo incedere a testa alta, Glik si tatua ancor di più addosso il suo essere capitano, Moretti è semplicemente Moretti, El Kaddouri ha ancora il tempo per mettere Martinez, subentrato a Maxi, a tu per tu con Iago Herrerin, ma il venezuelano, dopo aver dribblato il portiere, non riesce incredibilmente a mettere fine ai patemi dei propri tifosi.

Però quando Farnerud rileva “El Ka” e, per tenere la palla lontana dall’area, inizia a trasformarsi da svedese in brasiliano, capisci che è davvero fatta e che, a dispetto della divisa indossata per l’impresa, il cielo è granata sopra Bilbao.

Il Torino è nella storia: prima squadra italiana a vincere a Bilbao, con una gara intelligente e coraggiosa, fa qualcosa che, al momento del sorteggio, sembrava fantascienza.

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Era il periodo in cui dicevi “sarebbero alla portata, se comprassimo qualcuno in più”: il qualcuno è stato Maxi Lopez, ma non basta un acquisto a spiegare tutta questa crescita, questo “qualcosa è cambiato” che vale gli ottavi di Europa League.

C’è un mondo dietro a questa partita, che, al fischio finale, ti sembra durata un secolo, ma che, invece di farti invecchiare, ti ha ringiovanito per una sera, dandoti una di quelle gioie pure e disinteressate che in età adulta sono difficili da provare. Non sei il solo: ci sono quelli che sono andati a Bilbao a vivere un’esperienza splendida sia nell’approccio con la sportivissima città che fa sembrare le porcate dei tifosi del Feyenoord cose di un altro pianeta, ci sono quelli che sui social vorrebbero scrivere di tutto e di più, ma sono così emozionati e commossi che hanno un nodo alle dita oltre che alla gola, ci sono quelli che, in piena notte, hanno invaso pacificamente Caselle per dare il giusto tributo a una squadra che ha dato più del massimo per regalare una gioia unica a un popolo che ha ricominciato a non aver paura di sognare e che vuole puntare la sveglia il più in là possibile.

Un popolo di magnifici pazzi.

Francesco Bugnone

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