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Torino: cinquanta nuovi bar in dodici mesi

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Torino: cinquanta nuovi bar in dodici mesi
Torino: cinquanta nuovi bar in dodici mesi

A Torino ci sono sempre più bar. Cinquantasei in più solo nello scorso anno, con 287 nuove aperture contro 231 esercizi che hanno abbassato le serrande.

I bar sono da sempre nel DNA di Torino: negli anni Sessanta l’Enciclopedia Conoscere, allora un must per gli studenti di tutta Italia, segnalava proprio il capoluogo sabaudo come la città con più bar e caffè in Europa.

Difficile dire se la statistica fosse veritiera, e se lo è ancora.

I bar, in ogni caso, in città sono moltissimi, e sono diventati ancora più importanti da quando Torino si è convertita al ruolo di città turistica. Sono molti gli eventi che attendono i baristi piemontesi nei prossimi mesi: l’ Ostensione della Sindone e l’Expo, che porterà molti turisti anche qui, solo per citare i principali.

Torino: cinquanta nuovi bar in dodici mesi
Torino: cinquanta nuovi bar in dodici mesi

Le ultime aperture sono un ottimo segnale per la crescita economica del torinese. «I numeri ci confortano e mostrano che nonostante le difficoltà sono tanti quelli che scelgono di fare gli imprenditori nel settore. Bar e locali sono tra i pilastri che non hanno fatto crollare l’occupazione» spiega Carlo Nebiolo, presidente di Epat, l’associazione dei gestori di pubblici esercizi.

Nebiolo ricorda anche che, tra i bar che in controtendenza hanno dovuto cessare l’attività, ci sono alcune insegne storiche, come quella di Platti, a cui però danno il cambio esercizi nuovi, più dinamici, che offrono anche una buona opportunità ai giovani.

In questi giorni è stato anche presentato Sommi – il marchio di qualità regionale per bar e caffè che la Regione Piemonte consegnerà ai gestori che frequenteranno un corso di formazione per acquisire il certificato di qualità. Questi corsi di formazione verranno organizzati almeno fino al 2016, ma la Regione spera di trovare la copertura finanziaria necessaria per consegnare il marchio anche in seguito. L’intero costo dei corsi è infatti coperto dalle associazioni di categoria e dalla Regione.

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G.Ongaro

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