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National Geographic racconta il Gran Paradiso

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National Geographic racconta il Gran Paradiso
National Geographic racconta il Gran Paradiso

National Geographic è una delle riviste più note del mondo, famosa per la sua capacità di catturare in pochi scatti l’essenza di ciò che accade nel mondo. Ultimamente questa rivista ha dedicato un servizio dettagliato ad un posto che a volte viene dato un po’ per scontato da chi non è un forte appassionato della montagna: il Parco del Gran Paradiso.

Di questo luogo la rivista ha particolarmente apprezzato la storia e le bellezze naturali. Il Gran Paradiso è infatti il parco naturale più antico d’Italia: già scelta nel 1856 da Vittorio Emanuele II come Riserva Reale di Caccia, il 3 dicembre 1922 l’area diventa ufficialmente Parco nazionale.

National Geographic racconta il Gran Paradiso

Incuriosisce anche vedere come il Parco venga raccontato da un punto di vista diverso. Il giornalista per esempio si stupisce delle bellezze naturali del Gran Paradiso, tutte racchiuse in un’area piccola, a suo dire.

In effetti il nostro Parco misura circa 710 km2, contro i circa 9000 del Parco di Yellowstone e i ben 30000 del Parco nazionale di Canaima (Venezuela), che, con una superficie maggiore di quella del Belgio, si è meritato la corona di parco naturale più grande del mondo.

Le dimensioni, però, non sono tutto. Il Parco, come spiega diffusamente anche National Geographic, trae la sua ricchezza da ciò che protegge, cioè il suo animale simbolo, lo stambecco.

National Geographic racconta il Gran Paradiso

Prima della nascita del Parco, infatti, gli stambecchi erano un bersaglio dei cacciatori sia per la carne, sia per le loro corna: a causa della caccia, il loro numero stava scendendo vertiginosamente e rischiavano di scomparire dalla regione.

Grazie al Gran Paradiso, questo animale ha ripopolato l’area del Parco, anche se oggi incontra difficoltà di tipo diverso, dovute principalmente ai cambiamenti nella vegetazione di cui si nutre indotti dal cambiamento cliamatico.

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Ovviamente, in un’eventuale visita, potremo ammirare anche altre specie spettacolari, tra cui la volpe, l’ermellino, il camoscio, l’aquila reale e la lince.

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Orgogliosi di questa ricchezza della nostra regione, merita anche ricordare come il Parco, che tocca ben 13 comuni tra Piemonte e Valle d’Aosta, sia anche un veicolo di promozione e salvaguardia della cultura montana, che è una parte importante della nostra storia regionale e sta pian piano scomparendo, lasciando sulle nostre vette solo i ricordi.

 

Erika Guerra

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