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Toro: che peccato con l’Athletic, ma sei ancora vivo

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Toro: che peccato con l’Athletic Bilbao, ma sei ancora vivo
Toro: che peccato con l’Athletic Bilbao, ma sei ancora vivo

Ieri è stata dura non commuoversi, all’inizio. Lo stadio pieno, il profumo d’Europa che fa scoppiare le narici quando sali le scalette e ti appresti a vivere una notte sognata da settimane e che ora è pronta a farsi afferrare.

I primi minuti col fiato corto, l’apnea che sembra essere rotta dal calcio a due in area che Maxi Lopez stampa contro la barriera, il terrore che il gol a freddo di Williams, con la retroguardia impreparata come raramente succede, rovini tutto, altra apnea. Tu che pensi che non possa finire così, che il Toro non è arrivato lì per farsi spazzar via dall’Athletic, a maggior ragione con quell’orribile maglia verde che fa tanto Messico.

Il Toro sa perfettamente a cosa stai pensando, sa che se è arrivato ai sedicesimi di una competizione europea c’è un motivo grosso come una casa e non sarà certo il gol a freddo, che fa tanto Jonk, a fermarlo.

E allora decide, per i restanti minuti, di mettersi a giocare uno dei migliori primi tempi della sua era moderna. Bruno Peres non c’è nella lista Uefa?

Darmian e Molinaro decidono di non farlo rimpiangere, il primo dimenticando le fatiche da stakanovista e tornando iper-brillante, il secondo arando la fascia con corsa e, udite udite, piede. Si cerca qualità? El Kaddouri la regala a pieni piedi e si scopre anche lottatore (Diavolo di un El Ka, se solo ti applicassi sempre così…).

Si vogliono i gol? Maxi Lopez, ben supportato da Martinez, è pronto per far chiedere a tutto il mondo del pallone come diamine potesse fare la riserva di Meggiorini al Chievo.

Toro: che peccato con l’Athletic Bilbao, ma sei ancora vivo
Toro: che peccato con l’Athletic Bilbao, ma sei ancora vivo

Il pareggio arriva in fretta: duetto a sinistra fra Molinaro ed El Kaddouri, con delizioso tacco dell’ex napoletano, e cross radente del terzino su cui il “Galina”, in scivolata, manda la palla in porta facendo iniziare un altro film.

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Gli uomini di Ventura sono belli, bellissimi e fanno gioco nella bolgia. El Kaddouri pesca Darmian con un lancio al bacio che il terzino recapita sottomisura a Martinez, che sceglie il momento sbagliato per impapocchiarsi.

Poco dopo, “El” ci riprova, stavolta la sfera sembra lunga, ma Darmian non solo la tiene, la crossa e la crossa col sinistro e la crossa così bene che Maxi Lopez non può esimersi dall’incornarla altrettanto perfettamente. L’unico rimpianto è che arrivi il fischio che chiude la prima frazione: sullo slancio, il terzo sarebbe potuto arrivare. Ieri è stata dura non commuoversi,anche durante l’intervallo, perché un Toro così Toro in una serata d’onore non è roba da tutti i giorni.

Nel secondo tempo, però, lo scenario cambia di nuovo, anche se Molinaro ed El Kaddouri provano a rimpinguare subito il bottino. L’Athletic gioca in maniera differente. Attacca, tiene palla, ma non si scopre.

Tradotto: devi difenderti, ma non puoi ripartire come si deve. Inizi a capire i segnali: un po’ di stanchezza, Quagliarella che, appena entrato al posto di Martinez, prima manda a quel paese un compagno per un lancio sbagliato, quindi prova una cosa inguardabile da centrocampo è il sentore dell’inerzia che gira, anche se provi a farti coraggio.

Toro: che peccato con l’Athletic Bilbao, ma sei ancora vivo

Al 73’ Benassi commette un fallo ingenuo e, come ogni volta che il ragazzo ne combina mezza, per colmo di iella, la si paga carissima: sulla punizione, Gurpegi colpisce di testa all’indietro, Padelli sembrerebbe poterci arrivare, ma non ce la fa e la media di un gol ogni tiro subito nelle ultime gare prosegue, per sporcarsi, fortunatamente, quando lo stesso Gurpegi, sempre su azione da fermo, manda la palla a stamparsi contro la traversa. Finisce 2-2, come una certa partita infinitamente più importante, ma a cui non riesci a non pensare. Che peccato.

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Un peccato grande come il mondo, anzi no, come l’Europa.

Dura non arrabbiarsi ieri sera, quand’è finita. Non coi ragazzi, ma col risultato, anche se ha qualcosa di bello incazzarsi per un pareggio interno contro una squadra che ha disputato la Champions, se ci si ferma un secondo a pensare ai motivi per cui si imbufaliva tempo fa. Però sono troppo i “de profundis” che si sentono in giro, soprattutto dai cosiddetti addetti ai lavori: al San Mames è impossibile vincere, schiereranno dei titolari in più, hanno maggior esperienza e via così. Tutto vero, ma si sono fatti i conti

senza l’oste che si chiama Toro ed è vivo, pronto a fare l’impresa, a non aver paura come dice Maxi Lopez nel dopo partita. E allora tra una settimana ci sarà la verità: i granata non partiranno favoriti, ma nemmeno già sconfitti, pronti a far sentire ai baschi quanto sia dura la carne del Toro. Può far male ai denti, può andare qualche ossicino di traverso, può arrivare un’indigestione anche per gli allenati stomaci baschi.

 

Francesco Bugnone

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