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Toro: pensieri a freddo dopo Verona

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Toro: pensieri a freddo dopo Verona
Toro: pensieri a freddo dopo Verona

La splendida vittoria a Verona, che vuol dire quattro di fila in serie A, come non capitava dal 1978, per te significa “mezzi di fortuna”.

Con mezzi di fortuna l’hai vista, con mezzi di fortuna ne scrivi, arrivando tardi, quando hanno già detto praticamente tutto, ma, col vantaggio di parlarne a freddo, capisci subito che forse non proprio tutto sia stato detto a proposito di quest’impresa, che conferma ancora una volta come realmente qualcosa sia cambiato da un mese e mezzo a questa parte, visto che la squadra si è ritrovata alle soglie della zona Europa League, come successo esattamente un anno fa. Per esempio, fra i vari bei gesti tecnici del match, ha avuto poco risalto quello di Emiliano Moretti nell’azione che ha portato al rigore del 2-0.

Te l’ha fatto notare tuo padre e tuo padre non è nemmeno del Toro, ma i padri hanno spesso ragione e in questo caso ancora di più: Emiliano, uno dei simboli di questa squadra, arrivato a fari spenti e diventato baluardo, è uscito testa alta e palla al piede come i liberi di una volta.

Non quelli che tiravano la riga o giocavano a spazzare, ma quelli che impostavano: azione quasi beckenbaueriana o, rimanendo in ambito granata, craveriana, con chicca finale del passaggio nel modo giusto e al momento giusto per Martinez, rullato in area da un imperdonabile Marques.

Toro: pensieri a freddo dopo Verona
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Poco riscontro anche per il discorso assenze e questo è buon segno, perché anche qui arriva il sapore della stagione scorsa, dove ci si dimenticava delle mancanze di Cerci in casa della Lazio o di Immobile contro il Cagliari, del fatto che si giocasse con due terzini “adattati” (Maksi non nel suo ruolo, Darmian non sulla sua fascia) e chi più ne ha più ne metta, visto che il Toro di Ventura andasse a fare la “sua” partita a prescindere.

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L’immenso Gazzi squalificato, l’esausto Darmian in panchina, il “fattore” Maxi Lopez bloccato dall’influenza: te ne sei ricordato a fine partita, quando cercavi le tue coronarie da qualche parte, perché nei 90’ non te ne sei accorto, coi granata erano tonicissimi, pronti a far calcio sullo 0-0 e a ripartire sul 2-0 (e sul 2-1). Qualche parola la merita anche El Kaddouri, giocatore dal talento sin qui generalmente mal sfruttato, ma anch’egli, nelle ultime partite, finalmente utile.

Lo scorso anno, durante il ritorno, pensavi che fosse l’uomo in più: se, oltre a Cerci e Immobile, si accendeva anche lui, allora per le difese avversarie non avrebbero capito più nulla, perché uno forte lo puoi fermare, due fai più fatica, ma se arriva il terzo è finita e proprio il Verona, nel solito 3-1 a domicilio, era stato scottato.

Sabato “El Ka” ha dato qualità alle ripartenze e trovato la splendida rete che ha chiuso i giochi, però se mai l’avessi incontrato a fine partita, dopo avergli fatto i complimenti per la sua prodezza, gli avresti consigliato di evitare l’esultanza polemica, sia perché sembravano le tipiche mosse di una marionetta del teatrino di Mangiafuoco, sia perché il saldo tra quanto potrebbe dare uno col suo talento e quanto ha effettivamente dato, il saldo è ancora negativo.

Toro: pensieri a freddo dopo Verona
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Di Benassi si è parlato, soprattutto per evidenziare la sua risalita dopo un inizio difficile, anche se quando si mangia dei gol come quelli che avrebbero chiuso il match ben prima, ti viene un’insopprimibile voglia di piangere. Però in pochi, parlando di lui, hanno notato una cosa: col prestito di Sanchez Mino all’Estudiantes, è rimasto l’unico centrocampista in squadra acquistato in estate, una sorta di “Io sono leggenda” o “Highlander” in salsa granata.

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Tradotto: il prossimo anno, il centrocampo sarà nuovamente da rivoluzionare.

Perché, spesso, le dinamiche da social (e sottolineo “dinamiche da social”, in quanto fra persone in carne e ossa, dopo una partita, si pensa solo ad abbracciarsi come pazzi quando si è vinto e a smoccolare quando si perde) portano, a seconda del risultato, a girare la situazione a seconda di essere pro questo o quello. E quindi, alla quarta vittoria di fila, si dimentica o si rivaluta a posteriori il mercato estivo di Cairo, dimenticando che la quarta vittoria di fila è un mezzo miracolo di Ventura che, al netto di qualche atteggiamento discutibile durante l’anno, sta raccogliendo il massimo dalle risorse a disposizione.

Risorse che, nonostante le lacune, stanno dando il 101%. Se si vuole far passare il mercato granata come un grande mercato, o qualcosa di simile, la risposta è molto semplice: NO.

E adesso cosa, dopo questo mese straordinario, cosa si fa? Questa è la domanda che stimola, ma, al tempo stesso, angoscia il tifoso del Toro quando inizia a farsi la bocca buona, ma ha paura della fregatura. Ci pensi dal triplice fischio di Fabbri, quando l’orizzonte è una delle partite psicologicamente più difficili della stagione (contro il Cagliari, dove le autogufate s’incrociano alle inconfessabili speranze) e il sogno Bilbao sempre più vicino, come dimostrano i botteghini presi d’assalto ieri mattina per la trasferta (e sulle norme Uefa che quasi incoraggiano il bagarinaggio, ci sarebbe molto da dire).

E allora pensi all’anno scorso e sai cosa vuoi: lottare partita per partita, guardando verso l’alto con la coda dell’occhio e provare fino alla fine a rimanere lì, perché poi, spesso, arrivare all’obiettivo è questione di episodi. Sbagli un rigore a tempo scaduto e lo perdi, chi sta sopra di te non ha diritto alla licenza Uefa e lo riprendi. Ma per perderlo o riprenderlo devi essere lì. Un passo alla volta, senza quella stramaledetta paura di essere felici.

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Francesco Bugnone

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