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Torino post-olimpica: una povera eredità

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Torino, post-olimpica: una povera eredità
Torino, post-olimpica: una povera eredità

A distanza di 9 anni dalle Olimpiadi invernali del 2006, quale eredità rimane a Torino?

Per rispondere a questa domanda vediamo di seguito i casi che fino ad oggi hanno fatto più parlare ed hanno messo in difficoltà le diverse amministrazioni interessate.

Il villaggio olimpico, servito ad ospitare gli atleti durante l’evento, ora è completamente dismesso. Le palazzine sono state oggetto di vandalismo, abbandono ed occupazione.

Il MOI, ex mercati generali, che durante le olimpiadi racchiudeva tutti gli uffici, è in egual misura ridotto ad una struttura fatiscente. Con muri abbattuti, impianti divelti e cavi di rame rubati, si è visto sfumare l’opportunità di accogliere Paratissima; è però di questi giorni la notizia che Politecnico e Università di Torino si sobbarcheranno le spese di ristrutturazione, che ammontano a 200mila euro per adibire l’intero edificio a centro di ricerca medica. Vi terremo aggiornati in proposito.

Torino, post-olimpica: una povera eredità
Torino, post-olimpica: una povera eredità

Spostiamo ora lo sguardo sulle strutture sportive.

Paolo Terzolo, vicesindaco di Oulx ha dichiarato: “Già al momento della costruzione si sapeva che quegli impianti non sarebbero stati utilizzati dopo le Olimpiadi”.

E difatti, un esempio è la pista da bob di Cesana costata 61 milioni ed abbandonata appena finito il periodo dei giochi invernali.

Causa? costi di gestione troppo elevati.

Un altra dimostrazione arriva invece dal trampolino dello ski dumping di Pragelato. Anche lì le spese che il Comune omonimo avrebbe dovuto sopportare sarebbero state eccessive. Soluzione? chiusura immediata.

Ma le perdite economiche non si limitano alle strutture fisiche (palazzine, impianti sportivi etc..). L’eredità negativa lasciata dalle Olimpiadi Invernali di Torino si pone anche a livello burocratico con la creazione e il perdurare, fino ad oggi, di diversi enti in continua perdita economica.

Torino, post-olimpica: una povera eredità

Saltano all’occhio lAgenzia Torino 2006 che ha gestito i lavori di tutti gli appalti del periodo olimpico.

Se non fosse stato per il suo prolungamento fino al 2016 (doveva cessare d’esistere il 31 dicembre 2014) con la sua chiusura si sarebbero persi qualcosa come 50 milioni di euro; si tenga conto che dal 2008 fino ad ora l’agenzia spendeva annualmente 1,6 milioni di euro, una cifra assurda per le operazioni portate avanti.

Tocca infine alla Fondazione 20 marzo 2006 salire sul banco degli imputati, avendo anche lei bilancio negativo. La Fondazione gestita da Regione Piemonte, Comune e Provincia di Torino, più Coni e diversi comuni interessati, aveva il compito di gestire tutto l’apparato olimpionico terminati i giochi.

Non scendiamo nel dettaglio ma ci limitiamo a dire che lei e le diverse società cui ha dato alcune gestioni in subappalto, Parcolimpico, Live Nation e Set Up sono state oggetto di un’indagine da parte della procura che però non ha avuto riscontro positivo. Rimanendo così con il problema “post-olimpiadi” insoluto.

Insomma, povera Torino, “cornuta” e mazziata.

Damiano Grilli

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