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Il Toro coglie l’attimo per diventare grande

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Il Toro coglie l’attimo per diventare grande Torino Sampdoria
Il Toro coglie l’attimo per diventare grande Torino Sampdoria

Carpe Diem, scriveva Orazio. E il Toro l’ha colto.

L’ha colto a Cesena, dove la zampata di Maxi Lopez ha indirizzato sul binario giusto una gara “auto-complicatasi”. L’ha colto a San Siro, dove Moretti, all’ultimo respiro, ha capitalizzato gli sviluppi di un corner per regalare una gioia attesa per troppo tempo. Ma, soprattutto, l’ha colto ieri. L’ha colto ieri perché la Sampdoria poteva essere il peggiore e miglior avversario del momento.

Peggiore perché, con una dimensione simile a quella granata, viaggiava nelle zone alte della classifica e, ceduto il gioiello Gabbiadini, si è subito buttata sul mercato per sostituirlo al meglio con Eto’o e Muriel, mentre sotto la Mole è ancora fresco il ricordo di come fosse stato sostituito il duo delle meraviglie Cerci-Immobile.

Migliore, perché fare risultato contro una squadra di questo tipo e di questo livello, avrebbe dato grande lustro ai granata sia in termini di classifica, proseguendo la striscia utile post-derby, che a livello di convinzione. Il Toro non solo ha colto quest’opportunità vincendo contro la Samp di Mihajlovic, ma, citando un termine utilizzato proprio del tecnico dei liguri, l’ha “asfaltata”.

Parola che non amo, ma, per commentare questo 5-1, non ne esistono di più adatte.

Il Toro coglie l’attimo per diventare grande Torino Sampdoria

La squadra di Ventura è stata concentrata, sicura, pronta, come da un po’ di tempo a questa parte, a sfruttare al massimo i piazzati e qualsiasi varco lasciato dagli avversari, però anche bella e propositiva, vogliosa di far calcio anche a risultato già in tasca, senza la voglia di accontentarsi (e lo si è visto dopo il 4-1 di Obiang).

L’allenatore granata ha ragione ad affermare che, da un mese e mezzo a questa parte, qualcosa sia cambiato: non si ha la certezza di cosa sia, ma lo si può intuire.

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Con un centrocampo più logico e un attacco che sembra aver tratto clamoroso giovamento dall’innesto di un Maxi Lopez in grado di riscrivere le gerarchie offensive pur non avendo ancora giocato dal 1’ (Larrondo e Barreto via o in procinto di andarsene, Amauri quarta punta che, con le sue caratteristiche odierne, è il ruolo ideale, al di là del caparbio gol segnato ieri), la squadra è all’altezza della situazione nel complesso e non solo nella difesa, anche ieri magnifica.

Venendo ai singoli, lapalissianamente sugli scudi c’è Quagliarella, autore di una tripletta non esultante per i soliti sentimenti da ex (anche se, sul 3-0, le braccia si sono alzate al suo nome urlato dallo speaker, perché va bene il buon cuore, ma l’uomo rimane di carne), seguito da uno straripante Bruno Peres, i cui colpi di suola dovrebbero essere fatti vedere nelle scuole e il cui gol a tempo scaduto è stato da novantadue minuti di applausi. Solita menzione per i mostruosi Glik e Moretti, che mettono la museruola a un attacco non proprio composto da scartine.

Il Toro coglie l’attimo per diventare grande Torino Sampdoria

Toro, cogli l’attimo, quindi. Coglilo, perché anche in una giornata come quella di ieri, addetti ai lavori e non credono sia tempo di togliersi sassolini dalle scarpe, come se la cosa più importante fosse la singola bega e non quello che hai fatto tu in un pomeriggio di inizio febbraio per renderci felici.

Coglilo, perché le mezze parole di Cairo su Darmian a fine gara, ne ricordano altre analoghe senza lieto fine e allora facci aggrappare a questa splendida gara che ti potrà servire in eventuali tempi bui.

Coglilo, perché sei più vicino alla zona Europa che a quella salvezza e chi lo sa che nelle prossime partite, pur senza aspettare rinforzi da un mercato di gennaio inferiore alle attese, nonostante l’azzardo momentaneamente vinto di Maxi, non si possa sognare ancora un po’ qualcosa che sembrava nuovamente fantascienza. E allora, Toro, cogli l’attimo e continua a coglierlo, che quando succede non te ne penti.

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Francesca Bugnone

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