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Dentro l’8 (Lingotto) c’era tutto

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Dante Giacosa: una vita da ingegnere Torino
Dante Giacosa: una vita da ingegnere Torino

Dentro l’ otto c’è tutto, ed è proprio parafrasando il noto slogan dell’ attuale centro commerciale che si vuole analizzare, ricordare, quello che fu il primo stabilimento interamente costruito in cemento armato d’Italia.

Proprio quest’ anno ricorrono i 100 anni dell’ ingresso del Regno nella Grande guerra che tra gli effetti collaterali ha il “merito” di dare il la allo sviluppo industriale italiano, si creano le premesse per il futuro, e la Fiat decide di investire costruendo nel 1916 questo nuovo stabilimento.

150.000 metri quadrati di superficie in uno snodo strategico (a lato dello fabbrica scorre la ferrovia), la struttura è formata da vari edifici concentrici, sormontati da un tetto tutto speciale: una pista di collaudo con una inclinazione tale da permettere di percorrere la curva alla velocità di 90 km/h, quando la velocità toccata dalle “fuoriserie” era di 70 km/h!

Dentro l’8 (Lingotto) c’era tutto Torino Fiat

Il Lingotto viene definitivamente terminato negli anni 20, e inaugurato dal Re Vittorio Emanuele III e successivamente da Benito Mussolini.

La struttura è la prima dichiaratamente di ispirazione americana, il senatore Giovanni Agnelli rimase affascinato dal “fordismo” e diede ordine di creare il nuovo stabilimento importando questi evoluzioni della produzione.

In questo senso il quotidiano torinese “La stampa” sottolineava come l’ operaio non avesse bisogno di muoversi poiché aveva assegnato il suo posto di lavoro e che questo era un fattore positivo sia per egli stesso, sia per l’ imprenditore che poteva in questo modo selezionare chi non fosse in grado di mantenere i ritmi di lavoro.

12000 operai animavano questo corpo di cemento, che diede un’ immediata trasformazione delle zone limitrofe, in cui i contadini divennero operai, e innesco il primi movimenti di immigrazione dalle regioni più povere del paese.

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Qui videro la luce importantissimi modelli della casa torinese come la Topolino, la Balilla, la Torpedo che ne gli anni ’30 iniziarono una timida motorizzazione di massa.

Durante la seconda guerra mondiale lo stabilimento continua la produzione, ma è oggetto degli attacchi degli alleati, ma è anche centro di protesta: la fabbrica partecipò ai grandi scioperi che animarono il 1943.

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Nel dopoguerra la produzione viene quasi completamente trasferita a Mirafiori (l’ ultima auto prodotta fu la Lancia Delta) , più grande e attrezzato per le produzioni moderne, e qui rimangono solamente pezzi di ricambio ed elettrodomestici, fino al 1982, anno in cui la fabbrica chiude definitivamente i battenti, abbandonandosi ad un lungo sonno.

Qui rimase solo la sede del costruttore, fino al 2014, anno in cui anche i vecchi uffici Fiat vengono abbandonati.

I cambiamenti sono fisiologici nell’ evoluzione di una città ma a chi è un po’ nostalgico non può sfuggire come oggi non resti più niente di quello che fu il fulcro della produzione, la dove c’ era una pressa osserviamo un bar, dove rumoreggiava un tornio è presente un ufficio postale, dove sorgevano le linee di produzione lunghi corridoi irrorati di negozi: d’ altronde dentro l’ otto c’ è tutto.

 

A.Rigitano

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