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Vagone “Primo Levi” in piazza Castello, la Torino che ricorda la Shoah

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Vagone “Primo Levi” in piazza Castello, la Torino che ricorda la Shoah
Vagone “Primo Levi” in piazza Castello, la Torino che ricorda la Shoah

Il vagone Primo Levi, emblema dell’omonima mostra a Palazzo Madama, rimarrà ancora un po’ in piazza Castello nonostante le dichiarazioni degli ultimi giorni che facevano presagire la sua rimozione.

Fino al 6 aprile a Torino rimarrà aperta una mostra dedicata a Primo Levi, il famoso autore di “Se questo è un uomo”, noto per la sua capacità di descrivere con grande dovizia di particolari e sentimento i momenti dell’Olocausto. Il vagone alloggiato in piazza Castello, si proponeva proprio come un emblema della deportazione, in quanto fedelissima riproduzione di quello che moltissimi anni fa deportò lo scrittore.

Per ragioni di spazio e di estetica tuttavia, il soprintendente dei Beni Architettonici del Piemonte, Luca Rinaldi, aveva dichiarato di voler rimuovere il vagone, non lasciandolo come emblema del museo fino alla sua chiusura in aprile.

Le polemiche nei giorni scorsi non si sono fatte attendere, specie per la vicinanza con la giornata di oggi dedicata alla Memoria della Shoah; la raccolta firme, la presa di posizione da parte dei torinesi e dei curatori del museo, nonché la voglia di mantenere un simbolo utile a non dimenticare, hanno fatto sì che la decisione sia stata ritrattata e che il vagone passi ancora un po’ di tempo nella nostra piazza più centrale (almeno fino ad aprile).

Vagone “Primo Levi” in piazza Castello, la Torino che ricorda la Shoah

Ma che cosa, in modo particolare, ha scatenato le polemiche e le reazioni delle persone?

La commemorazione del Giorno della Memoria, che talvolta può sembrare ripetitiva e passare in sordina, viene ancora sentita come un dovere verso l’umanità, come l’impegno a ricordare che cosa significhi vivere una vita dominata dalla paura e dalla violenza.

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Esattamente 70 anni fa nella giornata di oggi venivano aperti i cancelli di Auschwitz dando il via all’opera di smantellamento dell’odioso regime del terrore nazista che si era macchiato del genocidio del popolo ebreo. I torinesi, difendendo questo semplice simbolo, hanno dimostrato di essere degli spettatori attivi della storia recente, di comprendere il valore del messaggio che l’Olocausto ha lasciato.

Il vagone Primo Levi per ora rimarrà in piazza Castello, insieme all’omonimo museo, come monito per tutti noi, per ricordare un uomo assolutamente normale che ha vissuto un’esperienza incredibilmente dolorosa e ha saputo lasciare un segno forte che si spera continuerà a riecheggiare nel corso degli anni.

Vagone “Primo Levi” in piazza Castello, la Torino che ricorda la Shoah

La scelta di rimuovere il vagone non si voleva porre, quasi certamente, come un’opposizione a questi messaggi di memoria e positività, voleva bensì “liberare” piazza Castello da una struttura non convenzionale e forse non particolarmente estetica. Nonostante tutto, sembra che per Torino sia più importante avere di fronte un oggetto monito, piuttosto che fossilizzarsi su canoni estetici.

 

Francesca Palumbo

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