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Toro: a San Siro il delitto perfetto

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Toro: a San Siro il delitto perfetto
Toro: a San Siro il delitto perfetto

Ventisette anni dopo il rigore di Cravero, il Toro si prende la soddisfazione di uscire dalla San Siro nerazzurra con tre punti in tasca.

Ventisette anni sono un’eternità, eppure la prima cosa che ti salta in testa dopo la rete di Moretti all’ultimo secondo del recupero è che sembra sia successo ieri, senti tutto naturale come se battessi una grande tutti i giorni, perché ci si abitua rapidamente alle cose belle nell’eterno presente del tifoso.

Ventura e i suoi compiono il delitto perfetto: primo tempo attendista e orientato a narcotizzare il gioco, spingendo molti telespettatori neutrali a rifugiarsi negli altri canali catodici per evitare insani gesti, ripresa orientata a cercare di far male appena l’Inter avesse lasciato il minimo spazio.

Certo ci vuole un pizzico di fortuna perché tutto vada bene, ci vuole, per esempio, un’Inter, nelle percentuali bulgare di possesso palla, non trova mai il guizzo giusto per cambiare velocità.

Toro: a San Siro il delitto perfetto
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Ci vuole, però, anche una semi infallibilità in difesa, in quanto il mercoledì di Coppa Italia con la Samp ha insegnato che, al primo varco davvero utile, Podolsky e Shaqiri hanno tirato giù la saracinesca sul match, ma se hai Glik e Moretti, soprattutto i Glik e Moretti di ieri, dormi fra sedici guanciali e Padelli finisce col fare due parate striminzite.

Di base, è il piano utilizzato lo scorso anno contro la Roma all’Olimpico, anche se lì fini diversamente, anche se lì il Toro fece più paura, perché gli interpreti delle forsennate ripartenze erano altri, mentre ieri, nei primi 20’ della ripresa in primis, sembrava tutto parte di un manuale su come non fare i contropiedi.

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Però, dopo un quarto d’ora in apnea dal 70’ all’85’, alla fine il Toro ha avuto un’occasione che il tandem Quagliarella-Maxi Lopez non ha sfruttato.

Però, durante il recupero, il Toro era nella metà campo dell’Inter e non a fare altre barricate. Però, all’ultimo secondo del recupero, il Toro ha conquistato un angolo e tu hai detto “vinciamola, dai, vinciamola” e quello che hai detto tu l’hanno detto tutti quelli che amano la stessa maglia che ami tu, mentre Gazzi spingeva i grossi calibri a entrare in area.

Toro: a San Siro il delitto perfetto
Toro: a San Siro il delitto perfetto

Poi El Kaddouri ha calciato bene verso il primo palo, quei corner che Pinga, col sinistro, pennellava per Marazzina, una vita fa, ma sembra ancora ieri, perché, come detto, il tifoso vive un eterno presente. Poi Maxi Lopez è saltato più in alto di Icardi, quasi come un tiro “In faccia” a livello cestistico, aggiungendo una puntata all’interminabile telenovela fra i due, ma, soprattutto, facendo l’ennesima cosa da attaccante vero vista nei suoi scampoli di Toro.

E qui l’eterno presente non funziona, i movimenti di Larrondo, Barreto e compagnia non segnante sembrano automaticamente cancellati, come se non fossero mai esistiti. Poi la palla arriva Moretti, completamente solo al limite dell’area piccola e non hai neanche il tempo di avere paura che sbagli, perché la rete si gonfia subito e puoi esplodere.

Proprio Moretti, il leader silente, uno che non ha fatto altro che essere forte da quando è arrivato qui. Tocca a lui segnare una rete storica, tocca a lui consegnarsi al tormentone che impazza sui social e lo associa all’omonima marca di birra. Tocca a lui ed è giusto, perché si è da Toro anche così, dando tutto senza banfare, dando tutto con eleganza, dando tutto da professionista, quando essere professionista non vuol dire andare a caccia del contratto più remunerativo, ma dimostrare sempre di essere un gran giocatore.

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Sorridi quando leggi in giro di interisti inferociti per il non-gioco del Toro, come quando molti compagni di tifo contestavano la stessa condotta dell’Atalanta a Torino. Come se fosse una vittoria con un gol di mano o con un rigore inesistente.

Ma vallo a spiegare che il divario tra una squadra che a gennaio si è rafforzata e una che fa ancora le nozze coi fichi secchi a volte va colmata con una gara come quella di ieri. Senza Cerci, senza Immobile e senza mercato, ha detto Ventura a fine partita.

Aggiungo io, senza

esperimenti tattici suicidi e con un assetto logico, nel quale, per la prima volta nella stagione, Benassi si è ritrovato a spiccare. Un minimo di razionalità in campo e i granata sono ripartiti, imbattuti in campionato dalla sera del derby.

Un minimo di razionalità sul mercato e si potrebbe di nuovo provare a sbattere le ali per vedere se si può volare. Anche se, dati alla mano, sembra evidente che si punti a pescare un po’ a caso e a sperare che l’azzardo funzioni. Ma questo è un pensiero doloroso, che rimane in fondo al cervelletto, almeno per qualche ora non guastarti la festa di San Siro. Per una volta, ci penserai domani.

 

Francesco Bugnone

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