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Il Gianduiotto simbolo dell’eccellenza gastronomica torinese

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Il Gianduiotto simbolo dell'eccellenza gastronomica torinese
Il Gianduiotto simbolo dell'eccellenza gastronomica torinese

Nella precedente puntata abbiamo parlato di uno degli elementi di base della tradizione dolciaria torinese: il cioccolato. Oggi, invece, parleremo nello specifico del cioccolatino piemontese più tipico, ossia il gianduiotto.

Ovviamente la ricetta della pasta per fabbricare il gianduiotto nacque prima nel 1952, per opera di Michele Prochet, il quale assemblò alla pasta di cacao le nocciole tonde gentili delle Langhe tostate, siccome in quel periodo il costo del cacao era divenuto proibitivo a causa del Blocco Continentale indetto da Napoleone.

Prochet ed Ernesto Alberto Caffarel, dell’omonima azienda dolciaria, perfezionarono la ricetta e diedero forma ad un cioccolatino a forma di barchetta, a cui fu dato il nome di givù, che in dialetto piemontese significa “cicca, mozzicone”.

Solo nel 1865, questi cioccolatini vennero messi in commercio ed avvolti da una velina di dorata.

Dopodiché, in occasione del Carnevale del 1867, la maschera torinese Gianduja, per esteso Gian d’la duja (Giovanni del Boccale), creata nel 1798 dal burattinaio Gian Battista Sales con allusioni antinapoleoniche, distribuirà per la prima volta al pubblico festante questa prelibatezza, dandogli ufficialmente il proprio nome.

 

Ancora oggi, sono numerose le aziende e i laboratori artigianali a Torino e nel resto del Piemonte che producono il gianduiotto nella sua tipica forma ed avvolto dalla tipica carta dorata in alluminio, ma solo la ditta Caffarel è autorizzata a stampare sull’incarto il viso di Gianduja.

Nello specifico, la ricetta prevede l’utilizzo dei seguenti ingredienti: nocciole tostate e macinate, che grazie alla raffinatrice la nocciola diventa una crema, cacao, burro di cacao e zucchero.

Per produrre i gianduiotti esistono due metodi distinti.

Fino agli inizi del Novecento il taglio veniva effettuato manualmente, dopodiché fu creato un metodo chiamato di “estrusione” che permetteva di tagliare i cioccolatini meccanicamente, pur mantenendo la produzione artigianale e in grado di mantenere le caratteristiche organolettiche del prodotto. L’altro metodo utilizzato per la produzione è il metodo industriale del “concaggio”, il quale prevede la colatura della pasta in appositi stampini. In questo caso il cioccolatino risulta più duro e vi è una minore percentuale di cacao.

Il gianduiotto rimane una delle specialità dolciarie più tipiche di Torino e amata da torinesi, piemontesi, italiani e nel resto del mondo, per esempio fra le due cose che amava di più di Torino il noto artista americano Andy Warhol c’era proprio il gianduiotto.

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