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Toro, che botta, ma non dare colpa all’ambiente

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Toro, che botta, ma non dare colpa all’ambiente
Toro, che botta, ma non dare colpa all’ambiente

Difficile, anche se non impossibile in una storia travagliata come quella granata, trovare serate orrendamente storte come quella di ieri sera, in cui, al di là di alcune dichiarazioni della vigilia, si è svolto una sorta di corso sul modo peggiore per disputare un turno di Coppa Italia.

La prima lezione è su come tenere lo stadio vuoto: contro la Lazio, prezzi pazzeschi in una serata di gennaio e con la diretta tv, mentre, per esempio, il Milan fa entrare gratis gli abbonati e altre squadre praticano prezzi popolari. Il risultato è il deserto sugli spalti in una notte in cui si ribalta l’assunto degli assenti che hanno sempre torto.

La seconda lezione è sulla scelta della formazione: la squadra scesa in campo con la chicca di Jansson mediano, totalmente fuori ruolo. Ventura, a fine gara, dirà di essere stato costretto stato costretto dall’assenza di centrocampisti sani. Peccato che in panchina ce ne fossero tre, uno (Farnerud) è persino entrato e si sarebbe addirittura potuto fare una staffetta fra lui e Benassi o Basha.

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Ri-peccato che il numero dei centrocampisti sia così esiguo, perché Nocerino, Sanchez Mino e Ruben Perez sono fuori rosa, in quanto sul mercato, ma, anche solo numericamente, sarebbero serviti in queste giornate, poi, chi lo sa, magari finiva come per Gazzi, praticamente ceduto (in B!) e poi magicamente riabilitato dal match contro l’Inter, alla faccia della programmazione. Per chi sostiene che fosse un messaggio del tecnico a Cairo e Petrachi, nel caso ci sarebbero altri modi per recapitarlo, modi che non vanno sulla pelle dei tifosi né del malcapitato giocatore. Da rimarcare che l’unico che necessiterebbe di tirare il fiato (il povero Darmian) è sempre lì, ulteriormente spremuto.

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La terza lezione, riguardante il peggior atteggiamento possibile con cui approcciare la gara, occupa tutto il primo tempo: molle, senza ardore, in attesa della Lazio che, imbottita di riserve, ha approfittato della svagatezza granata (Maksimovic che guarda Keita sul primo gol arretrando invece di andargli addosso, Padelli non proprio irreprensibile sulle segnature, Amauri che litiga con la propria coordinazione e col gioco del calcio in generale) per piazzare un uno-due senza troppa fatica con Keita e Klose.

La quarta lezione è arrivata negli spogliatoi, dove il tecnico, fra le varie risposte date per giustificare la prova, ha ritirato in ballo il famoso “ambiente di Torino” come una delle cause dei mali granata. Se un ufo fosse atterrato nella zona mista ieri sera, avrebbe pensato a chissà quali contestazioni negli anni venturiani.

La realtà dice che sono state poche, pochissime: dopo lo 0-0 contro il Genoa, qualcosina nel finale del match contro il Sassuolo, ieri sera esclusivamente contro il Presidente, ma lasciando totalmente fuori la squadra.

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E questo dopo una campagna acquisti estiva disastrosa con la cessione, non tamponata, di Cerci e Immobile e con un gennaio in cui i rimedi sembrano essere pochi per la miriade di mali granata. E ci si dovrebbe ricordare che, appena Martinez ha trovato il gol che riapriva il match, lo stadio ha accantonato momentaneamente gli strali a Cairo per ricominciare a cantare, salvo rimanere schiantato dal rigore del 3-1 poco dopo. E ci si dovrebbe ricordare che il tecnico non ha mai avuto un coro contro in quattro anni.

Qualche insulto isolato dai distinti, ogni tanto, non vale come coro, cerchiamo di essere seri. Cerchiamo di essere seri, perché altrimenti si rischia di unire al danno delle prestazioni sul campo, la beffa di prese in giro che la tifoseria non merita: ci pensano già colleghi di lavoro e compagni di scuola a farne, il proprio tecnico è meglio di no.

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Sì, c’è stato anche un arbitraggio discutibile di Russo, ma è stato soltanto la ciliegina su una torta di guano. L’unica, timida, nota lieta a cui aggrapparsi è Maxi Lopez che, entrato a inizio ripresa, ha fatto cose da attaccante.

Va bene che, abituati alle sportellate di Amauri e alla poca voglia di Quagliarella, vincere il confronto coi compagni di reparto è elementare, ma al suo fianco anche Martinez ha giocato meglio, girando meno a vuoto. Dopo una serata così, si finisce ancora per trovare a qualcosa a cui appigliarsi per non sprofondare, quindi, a dispetto di qualsiasi evidenza, mentre si perde un altro treno per agganciare l’Europa. E allora, per la situazione in cui si è cacciato il Toro, non menzioniamo neanche più per scherzo l’ambiente.

L’ambiente non c’entra nulla.

 

Francesco Bugnone

 

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