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Giacomo Casanova, torinese appassionato

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Giacomo Casanova, torinese appassionato
Giacomo Casanova, torinese appassionato

Tanti sono i personaggi celebri del passato che, pur non essendo nati a Torino, hanno avuto a che fare con la nostra città.

La posizione quasi al confine con la Francia e il ruolo di capitale sabauda, infatti, hanno per lungo tempo trasformato Torino in una meta ambita per chi volesse fare il giro dell’Europa.

Nel Settecento, in particolare, furono molti gli uomini illustri che soggiornarono all’ombra del Palazzo Reale, magari facendo anche visita a corte. Tra di essi, un posto di rilievo merita Giacomo Casanova, libertino notissimo ai tempi ed entrato nel mito grazie all’Histoire de ma vie, il racconto autobiografico delle sue avventure galanti e non.

Giacomo Casanova, torinese appassionato

Casanova racconta di essere stato a Torino per ben sette volte: la prima solo per un breve cambio di posta mentre si recava in Francia, poi, tra il maggio e il giugno del 1750, il primo vero soggiorno, in occasione delle nozze tra l’erede al trono Vittorio Amedeo di Savoia e Maria Antonia di Spagna. Grazie ai festeggiamenti ebbe anche occasione di essere ospite, più volte, dell’allora neonato Teatro Carignano.

L’opinione che da’ della città è assolutamente lusinghiera: “Tutto bello, i palazzi, le strade, la corte”, anche se non omette l’eccessivo numero di mendicanti nei vicoli. Il dongiovanni per antonomasia, inoltre, da’ il suo voto anche alle dame torinesi. “Tutte belle, a cominciare dalle duchesse di Savoia” annota; più avanti le donne di Torin gli servono come confronto con quelle della corte francese: tanto belle le sabaude, quanto laide le parigine.

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Un’altra annotazione fa presumere che i soggiorni di Casanova sulle rive del Po non siano stati privi di incontri galanti.

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Racconta infatti che Torino può dare tutto ciò che si possa desiderare in tema di sesso e amore, ma che essendo una città molto piccola non si è immuni dai pettegolezzi, anzi.

L’altro motivo per cui Casanova venne per sette volte a Torino (l’ultima nel 1770, quando si fermò per ben tre mesi) era la cucina. Secondo quanto scrive, non vi era luogo in cui si mangiava e si beveva meglio che nella capitale sabauda. Un vero connubio di piaceri della vita, quindi, che si rinforzavano l’un l’altro creando quella che sembra la città ideale per un personaggio come Giacomo Casanova, diventato suo malgrado uno dei primi veri ammiratori della città.

 

Giulia Ongaro

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