Home Teatro Le confidenze troppo intime di Matteo

Le confidenze troppo intime di Matteo

2
SHARE
Le confidenze troppo intime di Matteo
Le confidenze troppo intime di Matteo

Matteo, 19,14: “Lasciate che i bambini vengano a me… e non impediteglielo”.

Così recita il Vangelo. Questo è lo spunto da cui parte lo spettacolo scritto dal giovane Giovanni Franci- anche regista – che prende il titolo da questo versetto contenuto nel “libro dei libri”.

Un monologo, interpretato con le giuste sfumature emotive, dall’attore di origini pugliesi Fabio Vasco, una riflessione, toccante e pungente allo stesso tempo, su temi quali infanzia, famiglia, formazione, preadolescenza vissuta in un collegio e, naturalmente, la scoperta del sesso.

Figure chiave nello sviluppo della sua personalità sono la zia e il direttore del collegio, padre Vincenzo, che con lui instaurerà un legame “particolare”, in bilico tra fascino, formazione ed emancipazione giovanile.

E poi, Luca, quel “compagno di giochi amorosi”, con cui però Matteo si sente libero,sensazione opposta a quel velo di segretezza che la complicità con padre Vincenzo impone.

Le confidenze troppo intime di Matteo
Le confidenze troppo intime di Matteo

Tutti i personaggi restano vivi nella memoria di Matteo; per questo nello spettacolo si fa largo uso del microfono; questa scelta all’interno della Manica Corta della Cavallerizza Reale di Torino – luogo purtroppo non più adibito in modo continuativo a rappresentazioni di spettacoli dal vivo – ha rappresentato un limite: i ricordi di Matteo vengono presentati al pubblico come delle “confidenze troppo intime”, quasi al limite di una confessione, dove il protagonista è il penitente e ilv pubblico che lo ascolta il confessore.

Ma è davvero Matteo quello ad attendere un’assoluzione, mettendosi letteralmente a nudo, con le proprie “colpe” e fragilità di ragazzino?

Fabio Vasco fornisce una prova d’attore molto “cinematografica” , dalla voce, alla camminata, ai gesti, al modo di rapportarsi al pubblico che lo ascolta; lo spettacolo non è solo un “flusso di coscienza”, ma rappresenta a diversi livelli una calibrata capacità di essere in grado di convivere con i propri ricordi, prima ancora di condividerli con un pubblico.

Correlato:  Il settembre di MI.TO. guarda all’Expo

Ecco perché è auspicabile che questo spettacolo riesca in futuro a trovare (anche a Torino, ma non solo) una migliore collocazione, sia a livello di location, ma anche come possibilità di fruizione da parte del pubblico.

 

Roberto Mazzone

Commenti

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here