Il Canto di Natale di Kamil Glik

Il Canto di Natale di Kamil Glik

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Il Canto di Natale di Kamil Glik
Il Canto di Natale di Kamil Glik

Kamil Glik sta uscendo dal campo a capo chino, dopo il fischio di Tommasi che sancisce il termine del primo tempo.

Il tabellino dice Torino zero Genoa uno, il pubblico non sa se rumoreggiare o disperarsi. A favorire il gol di Iago Falque, proprio un errore del capitano, anche se Farnerud, che poco prima aveva colpito un’incredibile traversa su punizione, ci ha messo del suo. Prima di infilare il tunnel, però, qualcuno lo chiama.

Il polacco si gira e si ritrova vicino un minuscolo vecchietto che non gli dà il tempo di proferir parola. “Ciao Kamil, sono il fantasma dei Natali passati” L’omino tira fuori un telecomando e schiaccia un pulsante.

Il Canto di Natale di Kamil Glik

Glik si ritrova, all’improvviso, trasportato in diversi stadi, per rivivere tutti i suoi Natali granata. Si parte col più amaro, a Modena, in B.

Vittoria in mano e primato in saccoccia con discreto margine. Poi un suo erroraccio a provocare il rigore più espulsione di Coppola e a dare il via alla rimonta dei canarini. Il punto più basso della sua esperienza a Torino, ma quello da cui ha trovato la forza per risalire. Si prosegue col 2-0 al Chievo, nel primo anno di Ventura in A.

Un giorno dopo la cosiddetta fine del mondo dei Maya, su cui tanti avevano speculato. Kamil no.

Pensava a giocare la prima partita davanti al suo pubblico dopo l’espulsione nel derby, altra esperienza che l’ha forgiato. Provoca anche l’autorete di Sardo e, quando i compagni lo festeggiano, è il primo a dire che il gol non è suo, mentre lo speaker lo celebra. Poi arriva l’ultimo Natale: sempre in casa, sempre contro il Chievo, un epico 4-1 con Immobile e Cerci a imperversare e il profumo d’Europa così forte da far star male. “Hai visto, Kamil? Hai visto come sono cambiati i tuoi Natali?” dice il vecchio, strizzando l’occhio, prima di sparire. Glik si ritrova, un po’ frastornato, vicino al tunnel.

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Il Canto di Natale di Kamil Glik

Sono passati soltanto pochi secondi.

Il capitano ricomincia a camminare, ma una mano pesante lo ferma. Pensa sia uno steward, ma l’ombra che lo sovrasta dice qualcosa di diverso.

E’ un gigante. “Sono il fantasma dei Natali presenti”, dice. Poi abbraccia Glik e inizia a volare. Vola avanti nel tempo, di qualche ora. Passa sopra la curva che fischia tutti appena Mariani decreta la fine, poi davanti alla sala stampa, dove Gasperini gongola e Ventura spiega l’ennesima sconfitta.

Finisce all’interno di un server, dove può leggere tutti i forum dei tifosi granata che si stanno allegramente scannando. Plana nei pressi di una finestra, dove un uomo sta cercando di compilare una tabella salvezza, mentre un bambino pensa con angoscia al giorno successivo, quando i compagni di classe strisciati lo prenderanno ancora in giro. “Vuoi che passino un Natale così?” dice il gigante, severo, prima di sparire.

Kamil torna in sé. Ora sa cosa fare e, quando esce dallo spogliatoio, lo mette in pratica. Prima si inserisce perfettamente su un’altra punizione di Farnerud, che dimostra come i piazzati sfruttati bene siano fondamentali per una squadra che stenta a costruire occasioni, poi, da rapace d’area, annulla subito l’incredibile miracolo di Lamanna su Moretti e ribalta la situazione. Infine, si mette a far muro sugli attacchi del Genoa e non lo fermano neanche i crampi. Il tabellone, al termine, recita Toro due Genoa uno. Quattro reti, capocannoniere della squadra, capitano vero, uomo Toro assoluto: Kamil Glik ha salvato il nostro Natale.

E il fantasma dei Natali futuri? E’ nella cosiddetta “pancia” dell’Olimpico, dove ci sono le televisioni. E’ un ragazzo che indossa una felpa col cappuccio e si finge un tecnico audio. Sta aspettando che Cairo finisca di raccontare in maniera enfatica di come il Toro sia salito nel ranking Uefa, eccetera eccetera.

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Si avvicinerà al presidente e gli mostrerà come potrebbero essere i prossimi Natali se insistesse con campagne acquisti simili a quella estiva, poi sparirà in silenzio, sperando che il patron granata inizi già da gennaio ad aggiustare quello che non va, senza pensare di essere “a posto così” per una vittoria strappata con i denti.

 

Francesco Bugnone

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